venerdì 8 maggio 2026

Quei "tramezzini" amati da Gabriele D'Annunzio

 Quei "tramezzini" amati 

da Gabriele D'Annunzio

 
Per festeggiare i 100 anni del famoso sandwich, lo chef Matteo Baronetto ha dedicato al Vate una versione moderna creata per lo storico Caffè Mulassano di Torino. Il brindisi con lo Champagne Alberto della "maison" Alberto Massucco, l'unico produttore italiano proprietario di vigneti che figura nel registro ufficiale del "Comité Interprofessionnel du vin de Champagne".


di Giuseppe Casagrande


Gabriele D'Annunzio, scrittore, poeta, drammaturgo, patriota italiano, non è famoso solo per le sue opere letterarie e le sue gesta eroiche, ma anche per il suo palato di raffinato gourmet. Il Vate aveva un rapporto edenistico e passionale con il cibo che considerava come un rito e come preludio alla seduzione. Odiava i banchetti ufficiali, preferiva la cucina familiare della sua cuoca di fiducia, Albina Lucarelli Becevello, soprannominata "Suor Intingola", "Suor Ghiottizia" e "Santa Cuciniera", l'unica donna con la quale D'Annunzio visse in assoluta sintonia e castità. 

Tra le molte ghiottonerie il Vate amava le uova in tutte le sue forme, in particolare la frittata "un'estasi divina". Amava lo zabaione aromatizzato all'arancia, amava i cannelloni, i risotti, il polpettone, la selvaggina (la pernice in gelatina), i frutti di mare, il cioccolato. Amava a tutte le ore del giorno e della notte - e non sembri irriverente - le patatine fritte, purchè "sottilissime", come solo Albina riusciva a cucinare. E nei suoi viaggi amava il "tramezzino", quel paninetto farcito per spezzare la fame ad ogni ora del giorno.

Fu il Vate a sostituire il termine inglese "sandwich" con la parola tramezzino

A questo proposito la storia narra che Gabriele D’Annunzio, frequentatore assiduo dello storico Caffè Mulassano di Torino durante le sue trasferte nella città sabauda, si innamorò di quel paninetto triangolare farcito che la signora Angela, proprietaria del locale, aveva portato con sé dagli Stati Uniti: il sandwich. E fu proprio il Vate che, con un sussulto di italianità, propose di sostituire il termine inglese con un nome più popolare: il "tramezzino".

L’intuizione di D’Annunzio fu geniale: “tramezzino”, diminutivo di "tramezzo", evocava perfettamente l’idea di uno spuntino leggero da consumare a metà tra un pasto principale e l’altro o tra il pranzo e la cena. Il nome si diffuse rapidamente, diventando così l’emblema di questo panino imbottito versatile e quanto mai gustoso.

La diffusione del "tramezzino" torinese e la paternità del Caffè Mulassano

Il tramezzino a Torino ebbe un successo immediato. La sua praticità, la sua versatilità e il suo gusto sfizioso lo resero presto un alimento popolare in tutta Italia.

Successo confermato dalla prestigiosa rivista "La Cucina Italiana", il mensile di gastronomia per le famiglie e per i buongustai, che pubblicò un lungo articolo dedicato proprio ai tramezzini, con suggerimenti di preparazione e di presentazione, consacrando per sempre la ricetta a livello nazionale.

Oggi, a distanza di 100 anni, proprio per ricordare e omaggiare Gabriele D’Annunzio, assiduo frequentatore del Caffè Mulassano di Torino, lo chef Matteo Baronetto ha creato "Il Baronetto", il tramezzino del centenario. 

Dedicato al Vate, il nuovo tramezzino entra così nel menù dello storico Caffè torinese che celebra il centenario con questo nuovo progetto: tre nuovi tramezzini dedicati alle figure più importanti di questa storia, vale a dire Gabriele D’Annunzio che ribattezzò il "sandwich" con il termine italianissimo di "tramezzino", la signora Angela Demichelis Nebiolo, che lo inventò e Onorino Nebiolo, marito di Angela nonchè proprietario dal 1926 del Caffè Mulassano.


Lo chef: "Ho farcito il tramezzino con delle crespelle a forma di tagliatella"


“Il tramezzino che ho dedicato a Gabriele D’Annunzio  - racconta Matteo Baronetto (nella foto) - omaggia i gusti che il Vate amava degustare durante la sua quotidianità.

Tra i suoi piatti preferiti c’erano le frittate e il polpettone, che era solito farsi preparare dalla mitica Suor Albina. Così ho deciso di farcire il tramezzino con delle crespelle che prendono la forma di tagliatella, un tocco di maionese, caratterizzata da una nota piccante di wasabi - così come la vita peccaminosa di Gabriele D’Annunzio - e qualche fetta di polpettone.” 

Lo chef torinese ha accolto con entusiasmo l’invito di Patrizio Abrate e Vanna Chessa, proprietari del Caffè Mulassano, e di Klap srl che gestisce il locale, di firmare il famoso "paninetto" che ora tutti potranno degustare sedendosi ai tavolini dello storico caffè, piccolo scrigno di bellezza sotto i portici di Piazza Castello a Torino, dove ancora arriva l’eco di quella Torino nobile, operosa e amante di gusti eccelsi e raffinati.


Per il lancio del nuovo tramezzino brindisi con lo Champagne "Alberto"


Per accompagnare la presentazione e la degustazione del tramezzino "Il Baronetto" lo chef ha scelto lo Champagne "Alberto" Millesimato 2019 di Alberto Massucco Champagne: un Blanc de Blancs (100%  Chardonnay) dei due Grand Cru della Côte des Blancs: Avize (90%) e Oger (10%). Vendemmia 2019, le uve fermentate in fusti hanno riposato sui lieviti per tre anni. Un bocciolo ricamato di chiffon di seta, morbido, avvolgente e coinvolgente. Colori che riportano al sole e alla dolcezza di un mattino che sorge. Profumi fruttati accompagnati da note burrose, perlage fine e delicato. Sapori preziosi che si sprigionano in un elegante tourbillon di leggiadre bollicine.


Oggi come allora i titolari dello storico caffè torinese invitano gli ospiti a degustare i famosi tramezzini, quelli classici, amati da sempre e, soprattutto, i nuovi tramezzini esclusivi del centenario a cominciare da "Il Baronetto" accompagnandoli con il Vermouth, anche liscio, come veniva servito un tempo e che oggi è tornato di moda.

Il Caffè Mulassano e Angela Demichelis Nebiolo sono accomunati da una storia nata nel 1926 che oggi prosegue con le nuove iniziative per il centenario nel segno della tradizione e del gusto.

L’appuntamento con il prossimo tramezzino dedicato questa volta ad Angela Demichelis Nebiolo sarà il 12 maggio, quando avrà luogo il nuovo racconto che un altro chef presenterà per rivelare gli ingredienti del tramezzino dedicato alla sua inventrice.


Il tramezzino torinese della signora Angela che accompagnava l'aperitivo


Nel 1926 Angela Demichelis Nebiolo conosciuta come “La Signora del Mulassano” inventa un paninetto che Gabriele D’Annunzio battezzò col nome di “tramezzino”. Angela, tornata a Torino dopo un lungo periodo negli Stati Uniti, a Detroit dove gestisce alcuni locali con il marito Onorino Nebiolo, ben conosce il gusto dei torinesi, abituati ad una cucina raffinata e di buongusto. Così Angela, dietro al bancone dove i clienti erano abituati a vederla, intuisce che lo stesso pane – un pane con una speciale maglia glutinica, lo stesso che si utilizza ancora oggi – può essere ancor più apprezzato se utilizzato per accompagnare svariate farciture, tra cui quei gusti tradizionali molto amati dai torinesi, come i celeberrimi tramezzini con la "bagna cauda" o il tartufo, tra i più apprezzati anche cento anni dopo.

Il tramezzino, prodotto identitario del Caffè Mulassano, il locale che fa parte dell’Associazione Locali Storici d’Italia e dell’Associazione Caffè Storici di Torino e Piemonte, nasce come accompagnamento per l’aperitivo che a quel tempo era rappresentato dal Vermouth, bevanda alcolica su cui si basa la storia stessa del Mulassano, che prima di trasferirsi nel 1907 in Piazza Castello nell’attuale sede, era una avviata bottiglieria in via Nizza, fin dalla seconda metà dell’Ottocento.


 

Lo chef stellato Matteo Baronetto: da Marchesi a Cracco al Cambio di Torino


Matteo Baronetto, classe 1977, originario di Giaveno, alle porte di Torino, dopo undici anni trascorsi alla guida del Ristorante "Del Cambio", è attualmente impegnato nello studio di un nuovo progetto imprenditoriale personale.

Tra le sue prime esperienze professionali, lo stage nel 1994 presso l’Albereta di Erbusco di Gualtiero Marchesi, dove ha avuto modo di conoscere Carlo Cracco con il quale collaborerà per vent’anni, seguendolo prima al ristorante Le Clivie di Piobesi d’Alba e, successivamente, a Milano al Cracco-Peck, poi Ristorante Cracco, del quale negli ultimi anni ha firmato il menù.

Ad aprile 2014 Baronetto ritorna a Torino diventando lo chef del Ristorante Del Cambio e riportando la stella Michelin a soli sei mesi dall’apertura. È un ritorno, poichè proprio dalle storiche cucine del ristorante di Piazza Carignano Matteo aveva mosso i primi passi della sua carriera facendo uno stage.

A caratterizzare in modo particolare la sua cucina, è lo studio delle “Similitudini” tra gli ingredienti: un percorso che parte dal prodotto e dal modo in cui veniva lavorato e servito in passato per arrivare, oggi, a una forma nuova. Nello specifico, "il concetto di Similitudini in cucina - spiega Baronetto - nasce da una riflessione, dal piacere di osservare e percepire persone, cose, profumi e sapori; dalla scoperta di ingredienti che, in cucina come in natura, si assomigliano nell'aspetto e nella consistenza, e si armonizzano e si esaltano se combinati."

Founder e direttore creativo di Buonissima - l’evento gastronomico, nato nel 2021, che intreccia cibo, arte e bellezza, capace di attrarre nel capoluogo piemontese foodies e grandissimi chef dal resto d’Italia e del mondo - Matteo Baronetto è, inoltre, autore della rubrica "Fuori menù", in uscita settimanalmente sul quotidiano La Repubblica.


La maison Alberto Massucco, azienda italiana certificata nella Champagne


Alberto Massucco Champagne è un’azienda, prima ancora che un’etichetta, sintesi perfetta di una storia personale fatta di passioni e amicizia. La prima, quella per la Francia e per lo Champagne, porta il fondatore, Alberto, a diventare importatore di "Maison" indipendenti, frutto del lavoro lungimirante e appassionato di vignaioli Récoltant Manipulant: sono Jean-Philippe Trousset, Gallois-Bouché e Bonnevie Bocart.

A queste, si aggiunge il progetto delle Fa’Bulleuses, sette jeunes filles, che nel 2015 si uniscono per far conoscere i loro Champagne, puntando l'attenzione su quello che vuol dire oggi essere donna e produttrice, con lo scopo di raccogliere in una sola etichetta il territorio della Champagne. Ne nasce una produzione limitata di bottiglie e di Magnum Isos che la "maison" Massucco importa in esclusiva.

Ma è un incontro, quello con il vigneron Erick De Sousa, riconosciuto come uno dei più stimati produttori di Champagne che trasforma la passione di Alberto Massucco in un’etichetta dal gusto italiano e dalla tradizione francese. L'amicizia è alchimia: prima Erick De Sousa poi i figli Charlotte, Julie e Valentin, trasformano le idee e i gusti di Alberto, l’uomo, nei suoi Champagne.

L’avventura prende avvio nel 2018, quando il marchio Alberto Massucco Champagne viene ufficialmente registrato dal "Comité Interprfessionnel du vin de Champagne" e vede la luce la sua prima etichetta: il millesimato Alberto 2018. Alberto Massucco Champagne è, ad oggi, la prima e unica azienda italiana proprietaria di vigneti nel territorio e registrata come "produttore" di Champagne. Chapeau!

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