mercoledì 6 gennaio 2021

Ciciliano (Cts) prudente sul futuro: I contagi calano se calano i contatti. Presto per parlare di zona bianca

 

Ciciliano (Cts) prudente 

sul futuro: I contagi calano 

se calano i contatti. 

Presto per parlare 

di zona bianca


Fabio Ciciliano (foto: Corriere.it)
Il segretario del Comitato tecnico scientifico analizza la questione post-festiva ribandendo l'importanza di limitare al massimo gli incontri tra persone. «Il lockdown non è necessario, ma presto per il liberi tutti».

Le nuove decisioni del Governo sulle restrizioni anti-Covid da rispettare dopo l’Epifania hanno riacceso i soliti dubbi e polemiche. Gli italiani continuano a non capire il perché di decisioni così affrettate, schizofreniche, improvvisate, ma la realtà è che per gli esperti non c’è altra via che limitare al massimo i contatti tra persone per appianare la curva epidemiologica.

Distanziamento sociale miglior arma - Ciciliano (Cts) prudente sul futuro: I contagi calano se calano i contatti
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Curva si abbassa se calano gli incontri tra persone
A confermarlo in un’intervista al Corriere della Sera è Fabio Ciciliano, dirigente medico della polizia, segretario del Comitato tecnico scientifico, l’uomo che prepara i dossier e redige i verbali. «È inutile illudersi, l’unico modo per piegare la curva epidemiologica è limitare i contatti tra le persone. La strada è ancora lunga ma non è necessario il lockdown. Abbiamo comunque una riduzione dei decessi e perciò è fondamentale continuare tutti a rispettare le regole».

Effetti del Natale tra 2-3 settimane
Eppure i numeri sono ancora preoccupanti nonostante le severe restrizioni natalizie il che delude e non incentiva ad attenersi alla legge. Come mai? «So bene che c’è purtroppo un’inversione di tendenza dei ricoveri nei reparti e nelle terapie intensive che sono tornati ad aumentare. Gli effetti della stretta di Natale potranno comunque essere visibili tra 2-3 settimane».

Quindi la risposta dell’esperto al dubbio di molti, ovvero: invece che continuare a frammentare il calendario dipingendolo di quattro colori diversi, non sarebbe più opportuno ed efficace un lockdown totale? «Le misure previste dai decreti che classificano le regioni a seconda dei diversi livelli di rischio (le cosiddette aree gialle, arancioni o rosse) hanno funzionato e funzionano tuttora - spiega Ciciliano - l’effetto della loro applicazione è riscontrabile dai numeri dei decessi che si stanno riducendo progressivamente. È proprio grazie a queste misure che stiamo registrando questa importante riduzione delle vittime».

«L'Rt è compito del Governo, non del Cts»
Tra le decisioni del Governo c’è anche quella di rivedere i parametri relativi al Rt per decidere il colore da assegnare alle rispettive regioni. Ma sarà abbastanza? La risposta include un rimbalzo di responsabilità che non fa ben sperare: «Il Cts non ha abbassato le soglie. Questi sono aspetti che competono alla componente politica e sarà il governo a decidere. Il Cts ha rilevato che i numeri stanno tornando a salire e che tre regioni presentano già un Rt superiore a 1 ed altre tre lo sfiorano».




Zona bianca prematura
Se il lockdown totale non è necessario, ma si può procedere per step e sfumature è altrettanto vero che istituire una zona bianca che davvero significherebbe “liberi tutti” sarebbe rischioso: «È prematuro parlare di soglie. Condivido però l’idea di prospettiva che deve avere il Paese verso il ritorno a una certa normalità. Con questi numeri, però, mi sembra francamente troppo precoce pensare a caratterizzare le zone bianche adesso».

Le scuole sono sicure
Quindi, il nodo scuole che ha spaccato il Governo e che da settembre resta il più intricato tra chi sostiene che siano il principale diffusore di Covid e chi spinge per riportare gli studenti in aula. Tra bisticci politici e pareri “profani”, cosa pensa il Cts? «Il Cts si è sempre espresso in maniera molto netta sul ritorno a scuola in presenza. Abbiamo acquisito dal Centro europeo per il controllo delle malattie un documento che dimostra in maniera inequivoca come all’interno delle classi non ci sia un aumentato rischio di contagio. Le scuole, quindi, sono sicure».

Lecito chiedersi perché non ripartire allora. Facile riportare in auge il discorso extra-scuola ovvero tutti quegli spostamenti e incontri che l’andare in classe comporta, su tutti i trasporti pubblici. «Le problematiche sorgono prima e dopo: dai trasporti da e per le scuole, alle attività post scolastiche, alla libera socialità degli studenti dopo le lezioni in classe. Sono stati organizzati tavoli presso le prefetture per la soluzione delle questioni locali, le grandi città presentano problematiche diverse rispetto alle realtà più piccole. È giusto che gli ambiti locali possano decidere in maniera più puntuale sulla riapertura o l’ulteriore attesa per la risoluzione delle criticità. La vera preoccupazione, come continuo a sottolineare da tempo, non è riaprire le scuole, ma continuare a tenerle aperte».

Vaccini come maratona, non sprint
In ultimo il capitolo vaccini. Perché tanti ritardi e inghippi? «Alcune Regioni sono state rapide fin dall’inizio, mentre altre non sono ancora partite. La campagna vaccinale durerà alcuni mesi solo se si riuscirà a mantenere un ritmo sostenuto nelle somministrazioni dei vaccini. È una maratona, non uno sprint. Bisogna fare i conti con le diverse realtà regionali che ancora oggi mostrano velocità differenziate nella gestione emergenziale del contrasto al Covid-19, di cui il programma vaccinale è un aspetto non secondario. Forse la pianificazione nazionale doveva tenere conto di questa disomogeneità». italiaatavola

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