PROVERBIO (O DETTO)
E L'SMS IN RIMA DEL 7 AGOSTO
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Il viaggio tra i ritrovi di Guccini comincia nel sottosuolo di via de’ Poeti, nelle cantine di Palazzo Sampieri Cospi, dove da secoli esisteva una buchetta per la vendita del vino. Primo amore bolognese del cantautore, che le dedicò L’Osteria dei Poeti, negli anni Sessanta iniziò ad attirare, oltre agli anziani del quartiere, anche studenti, artisti e giovani letterati. Qui Guccini frequentò, tra gli altri, Lucio Dalla e la musicista americana Deborah Kooperman. Era un locale semplice, dove si servivano vino bianco, vino rosso e qualche uovo sodo, frequentato anche da anziani seduti davanti al loro mezzo litro. Un bicchiere costava venticinque lire. Alle otto e mezza di sera si chiudeva. E non c’erano cocktail.

Nel 1970 Guccini e il domenicano padre Michele Casali fondarono l’Osteria delle Dame, al civico 2 dell’omonimo vicolo, laterale di via Castiglione. Il pubblico sedeva a poca distanza dagli artisti. Non esistevano le barriere dei grandi concerti: musica, parole e reazioni della sala confluivano nello stesso spazio. Tra il 1970 e il 1985 alle Dame si esibirono, oltre allo stesso Guccini, protagonisti della musica come Lucio Dalla, Paolo Conte, Roberto Vecchioni, Pierangelo Bertoli, Claudio Lolli, Bruno Lauzi e Stefano Rosso. Fabrizio De André vi passò senza tenere un concerto, ma giocò una partita a carte con il Maestrone. Anche un giovane Vasco Rossi frequentò l’osteria e in seguito ne ricordò la creatività.

Il cartellone non ospitava soltanto cantautori. Sul piccolo palco arrivarono attori e cabarettisti come Alessandro Bergonzoni, Giorgio Comaschi, David Riondino, Gigi e Andrea e i Giancattivi. Le Dame fecero epoca e divennero un punto d’incontro tra canzone, cabaret, fotografia e dibattito culturale, aperto sia agli artisti affermati sia agli esordienti. Il locale chiuse nel 1987 per ragioni legali e amministrative, per poi riaprire nel novembre 2017 come Casa della canzone d’autore. Quella stagione è raccontata da L’Ostaria delle Dame, raccolta ricavata dalle registrazioni di tre concerti acustici tenuti da Guccini il 23 gennaio 1982, il 14 gennaio 1984 e il 19 gennaio 1985.
Se le Dame furono il palcoscenico, la Trattoria Da Vito rappresentò il rifugio delle ore piccole. Si trova in via Musolesi 9, nel quartiere Cirenaica, a poca distanza dall’abitazione di Guccini in via Paolo Fabbri. La famiglia Pagani l’aveva aperta nel 1948 per dare da mangiare agli operai durante il giorno. La sera, e soprattutto di notte, arrivavano musicisti, studenti, scrittori, professori e personaggi dello spettacolo. Guccini raccontò di aver scoperto la trattoria nel 1970 insieme al padre, poco dopo aver preso in affitto l’appartamento di via Paolo Fabbri. Quella prima cena costò mille lire, caffè corretto compreso. Continuò a frequentarla per decenni. Spesso arrivava intorno a mezzanotte, anche dopo aver già mangiato. Da Vito si poteva rimanere fino alle quattro. Si ordinavano stinchi, lasagne, pasta e fagioli; si beveva e si giocava a carte, soprattutto al tarocchino bolognese.

Gli habitué ricevevano soprannomi ed erano chiamati “Patalucchi”. Guccini fu nominato presidente onorario dell’Accademia del tarocchino, creata da Gianni Predieri. Da Vito attirava tutti: tra gli altri, passarono Lucio Dalla, Fabrizio De André, Roberto Vecchioni, Paolo Conte, Giorgio Gaber, Umberto Eco e Roberto Benigni. Ma la trattoria non era una passerella di celebrità. I nomi conosciuti sedevano accanto agli altri clienti e partecipavano alle stesse partite. La musica, curiosamente, non c’era sempre. Jimmy Villotti suonava qualche volta il pianoforte. In un’occasione Guccini, Dalla e Vecchioni cantarono insieme Porta Romana. Per il resto dominavano le carte, il vino e le chiacchiere.
Negli ultimi anni Pavana era tornata al centro della vita di Guccini. Nell’abitazione legata alla sua infanzia accoglieva giornalisti, scrittori e amici. Diverse interviste, condotte in cucina, finivano per trasformarsi in lunghe conversazioni tra libri, ricordi, gatti e parole del dialetto locale. Da lì parlava delle canzoni, della scrittura e dei mutamenti dell’Appennino. Pavana non era soltanto il territorio della memoria personale: era anche il punto dal quale osservava lo spopolamento dei paesi e la scomparsa della realtà descritta nei suoi racconti. Nel 2025 Giunti ha ripubblicato in un’edizione profondamente rielaborata e ampliata La legge del bar, libro uscito originariamente nel 1996: storie, scherzi e osservazioni sulle regole non scritte della vita quotidiana.
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Nel nostro Paese quasi un milione di famiglie utilizza farmaci GLP-1: crescono gli acquisti di prodotti freschi, frutta e verdura, mentre diminuiscono vino e quantità consumate nel corso dei pasti. Dopo i segnali britannici, anche i ristoranti italiani devono prepararsi a clienti più selettivi, attenti alla qualità e meno all'abbondanza.