L’app francese Yuka, utilizzata da milioni di consumatori per valutare la qualità nutrizionale dei prodotti, finisce nel mirino della politica italiana. A sollevare il caso è Mirco Carloni, presidente della Commissione Agricoltura della Camera, che ha depositato un’interrogazione parlamentare al Governo per chiedere chiarimenti sugli effetti dell’applicazione sul settore agroalimentare. Secondo Carloni, il sistema di valutazione utilizzato dall’app rischia di penalizzare le eccellenze italiane. «La app francese Yuka minaccia il nostro made in Italy e lo fa attraverso dati antiscientifici e fuorvianti con l’obiettivo di esercitare sui consumatori un’indebita influenza sulle loro scelte d’acquisto».

Il deputato sostiene che l’algoritmo dell’app, utilizzato per attribuire un punteggio ai prodotti alimentari, si basi su criteri nutrizionali non affidabili. L’analisi infatti parte da una valutazione standardizzata su 100 grammi di prodotto, classificando gli alimenti tra più o meno salutari. «Questa applicazione, che conta circa 45 milioni di utenti registrati in Europa, di cui oltre 8 milioni in Italia, attraverso un algoritmo consente ai consumatori di ottenere una valutazione sintetica della presunta "salubrità" di un prodotto alimentare basando la sua analisi su parametri nutrizionali falsi e inattendibili».
Il nodo NutriScore e le eccellenze Dop e Igp
Nel mirino del presidente della Commissione Agricoltura c’è anche l’utilizzo del sistema NutriScore, l’etichetta nutrizionale a semaforo diffusa in alcuni Paesi europei e già oggetto di critiche da parte di parte dell’industria agroalimentare italiana. «Yuka, utilizzando fra i suoi parametri valutativi anche il sistema NutriScore, oggetto di attenzione da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato perché ritenuto inidoneo e fuorviante per i consumatori, che classifica come mediocri o nocivi alimenti Dop e Igp del nostro made in Italy riconosciuti nel mondo come eccellenze». Tra i prodotti che finirebbero penalizzati nella valutazione dell’app figurano specialità simbolo della produzione italiana come Prosciutto di Parma, Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Aceto Balsamico di Modena, Bresaola della Valtellina e Mortadella di Bologna.
Secondo Carloni, il rischio è che valutazioni ritenute approssimative possano influenzare il comportamento dei consumatori e produrre effetti economici sulle filiere. «È chiaro che il ricorso a valutazioni così approssimative e soprattutto non suffragate da evidenze scientifiche rischiano di produrre un duro colpo al nostro made in Italy e all’agroalimentare italiano con pesanti ricadute sulle filiere produttive e sulla salute dei cittadini».
Per questo motivo è stata presentata un’interrogazione ai ministri Francesco Lollobrigida, Giancarlo Giorgetti e Orazio Schillaci, con l’obiettivo di chiarire quali iniziative il Governo intenda adottare. «Per queste ragioni nella giornata odierna ho depositato una interrogazione per conoscere quali iniziative il Governo vuole adottare per tutelare le filiere agroalimentari, la salute dei cittadini e per conoscere in che modo il Governo voglia intervenire a livello nazionale ed europeo».

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