Da città di passaggio a meta turistica: Ancona gioca la carta “Capitale della cultura”
La proclamazione per il 2028 premia un percorso costruito nel tempo, capace di coinvolgere istituzioni, territorio e comunità in un progetto che mette la cultura al centro di una trasformazione concreta e misurabile. L’assessore al Turismo, Daniele Berardinelli, evidenzia come l’obiettivo sia rendere il capoluogo marchigiano una meta stabile, puntando su identità locale, rete regionale e nuova attrattività turistica
Èdi qualche giorno fa la proclamazione di Ancona come Capitale italiana della cultura nell’anno 2028. Riportiamo testualmente uno stralcio della motivazione: «Il Comune ha presentato un modello di valorizzazione culturale solido e coerente, capace di coniugare identità e apertura internazionale, in una visione che prevede rigenerazione e inclusione». Questo riconoscimento, al di là della constatazione palesemente oggettiva di quanto la città sia di per sé scrigno di prezioso patrimonio culturale, rende merito all’attuale vivacità culturale del capoluogo marchigiano e, con esso a fungere da vettore trainante, del suo ambito provinciale e, in accezione estesa, dell’intera regione Marche.
Coinvolgente, esemplare per vision e per lucidità espositiva, il dossier di candidatura “Ancona. Questo Adesso”, laddove il nobile intento dichiarato è porre la cultura al centro di un piano sostenibile di rigenerazione urbana, sociale ed economica, per coniugare identità e futuro e rafforzare i legami adriatici ed europei. Abbiamo avuto modo di conversare con Daniele Berardinelli, assessore al Turismo del Comune di Ancona. Qui di seguito l’intervista.
Intervista a Daniele Berardinelli
“ Grazie! In realtà ci credevamo molto, perché siamo riusciti a coinvolgere tutta la città attorno a questo progetto”
“ Il mare è centrale nel dossier; d’altronde Ancona è circondata dal mare e il rapporto con l’Adriatico pervade tutta la città, dalle attività economiche a quelle culturali. Ancona fu fondata dai siracusani proprio perché sul mare”
“ Assolutamente sì! Non è un caso che San Francesco sia partito proprio dal porto di Ancona, da quella che ora è la banchina San Francesco, per il suo viaggio verso la Terra Santa. D’altronde anche Napoleone considerava Ancona centrale nella sua strategia di espansione verso oriente”
Turismo e territorio: la sfida della crescita
“ Ancona sta uscendo dal cono d’ombra che per troppi anni ha caratterizzato il nostro territorio, e intendo non solo la città ma anche la regione Marche. La ricaduta positiva in termini turistici avrà sicuramente un impatto positivo nel 2028, ma immaginiamo che anche nel corrente anno 2026 e nell’anno 2027 si possano avere riscontri positivi per la curiosità che certamente stimolerà turisti italiani e stranieri a conoscere meglio la nostra città e venirla a visitare. Lo scopo principale della nostra Amministrazione è quello di trasformare Ancona da luogo di passaggio a destinazione turistica”
“ Certamente, uno degli aspetti caratterizzanti la nostra proposta, molto apprezzato dalla commissione ministeriale, è stato proprio il coinvolgimento di tutto il territorio regionale, a iniziare dal Parco del Conero. Essendo stato uno degli amministratori del parco a cavallo del 2000, mi rende particolarmente orgoglioso vedere che si sta concretizzando non solo il coinvolgimento del nostro Parco urbano del Cardeto, a picco sul mare e ricco di storia, ma che sia in dirittura di arrivo la trasformazione del parco da regionale in Parco nazionale, con un primo voto in Parlamento all’unanimità. Inoltre, vedere l’appoggio convinto del sindaco di Ascoli Piceno, che è anche presidente regionale dell’Anci Marche, è significativo”
“ Penso sia stata una risposta avventata e che sarebbe stato meglio spiegare bene il concetto. Qualsiasi assessore al turismo di qualsivoglia comune italiano non può non considerare la cultura, assieme all’enogastronomia, come il fattore trainante, soprattutto per i turisti stranieri. La prima volta che ho partecipato, nel 1999, a una fiera mondiale del turismo a Londra mi sono immediatamente reso conto della difficoltà di proporsi come concorrenti, ad esempio, per il turismo balneare, con località come le isole Fiji o la Polinesia. È stato subito chiaro che dovevamo puntare sugli aspetti più caratterizzanti, unici al mondo, come la ricchezza del patrimonio culturale e la bontà dell’offerta enogastronomica. Questi sono gli aspetti che possono fare la differenza. Altro è invece il mondo borderline che sfrutta la pseudo “cultura” per tornaconto personale. Mi sembra che gli “scandali” che hanno caratterizzato il mondo delle produzioni cinematografiche siano evidenti”
Enogastronomia e identità: i sapori di Ancona
“ Conosco bene L’Aquila anche perché è un territorio che seguo per la mia attività lavorativa. Il lavoro che è stato fatto negli ultimi anni, dopo un periodo di ritardo nella ricostruzione post terremoto, è stato eccezionale e la città si è fatta trovare pronta all’appuntamento. Mi auguro che ciò avverrà anche per Ancona. Invece non sono ancora stato a Pordenone, ma chiaramente ci andrò l’anno prossimo anche per cercare spunti positivi per quando sarà il nostro turno”
“ Innanzitutto le suggerisco, oltre alla scelta delle pietanze, di scegliere anche la location migliore, e non sarà facile perché abbiamo tanti posti molto suggestivi, instagrammabili si direbbe oggi. Penso che non si possa fare a meno di mangiare gli spaghetti con i moscioli, un prodotto “slow food” simile alle cozze ma assolutamente selvatico; un assaggio di paccasassi, un’erba che cresce sugli scogli e che si abbina benissimo a prodotti come la mortadella per dei crostoni come stuzzichino; e finirei con lo stoccafisso, che vede Ancona coinvolta in una rete nazionale ed internazionale per mantenere una tradizione secolare”
“ Certamente, possiamo fissare già da oggi un appuntamento tra un anno per aggiornarvi sulla situazione, sono a disposizione!”






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