Menu libero a Pasqua? Sì, ma solo se spendi almeno 70 euro
Non un’imposizione dichiarata, ma una condizione che pesa quanto un vincolo: la possibilità di ordinare fuori dal percorso degustazione al Bellevue Syrene resta formalmente aperta, ma subordinata a una soglia economica che orienta - di fatto - la scelta del cliente, trasformando un’opzione in una libertà solo apparente
Ci sta. Ci sta pure che la reazione alla tremenda situazione attuale, con venti di guerra che prevalgono su sussurrati quanto confusi segnali di pace, possa sfociare in nervosismo tale che provochi, nel top management di struttura alberghiera di acclarata serietà, gesto di scabrosa ineleganza. E ci dispiace. Ci dispiace non poco. Davvero ne siamo dispiaciuti moltissimo. Il fatto. L’albergo di cui parliamo è tra i più belli della Penisola sorrentina, ma di certo potremmo ampliare lo scenario a tutta la Campania e, senza esagerazione alcuna, dacché dopotutto di un cinque stelle lusso trattasi, a tutto il Bel Paese. Sito splendido, nulla da eccepire. È il Bellevue Syrene.
Il caso: Bellevue Syrene e l’offerta pasquale
Cosa accade? Accade che la componente ristorazione dell’articolata, pregevole struttura si adopera, nell’imminenza delle festività pasquali, ideando proposte mirate. Leggiamo e testualmente riportiamo.
Il nodo della spesa minima e il tema dell’eleganza
Ma è per davvero o è uno scherzo? Ma come è mai possibile che venga benevolmente concesso, a quanti si sottraggono alla morsa del percorso degustazione, di muoversi liberamente à la carte e però, attenzione... caro cliente, almeno 70 euro me li devi lasciare? O si comunica che, stante il giorno peculiare - la domenica di Pasqua - c’è un’unica proposta, che è il menu degustazione al prezzo di 110 euro (le bevande sono escluse, e ciò è corretto e ragionevole, beninteso), oppure, se si lascia l’opzione à la carte, non si commette l’ineleganza di obbligare il cliente a una spesa minima di 70 euro.
Costi alti e non solo alti ma, attenzione, vieppiù crescenti. Si comincia a comprendere quanto nociva è, per l’economia nel suo insieme e nella nostra quotidianità, la spirale inflattiva. Ma, consapevoli di apparire necessariamente e nostro malgrado dei menagramo, aggiungiamo anche che il peggio deve ancora venire. Alla spirale inflattiva farà seguito la stagflazione. La stagflazione, detta davvero in poche, semplici parole, è quel mix deleterio e pernicioso di inflazione elevata e crescita stagnante. Fare impresa diverrà ancor più cimento arduo.
Rieccoci al “ci sta!” di cui in incipit. E però, egregi top manager di pregevole struttura alberghiera, suvvia: che siano altre le modalità, altri e ben congegnati gli strumenti per gestire profittevolmente l’impresa; ma cedere al nervosismo e cadere in inusitata ineleganza, questo proprio no.



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