Santanchè si è dimessa: «Cara Giorgia, obbedisco». Caramanna ministro del Turismo?
Dopo la richiesta esplicita della presidente del Consiglio Meloni e un giorno di crescenti pressioni perché facesse un passo indietro, Daniela Santanchè si è dimessa da ministra del Turismo con una lettera aperta in cui ricorda di avere «il certificato penale immacolato». Ora si apre la partita per la successione: tra i nomi Caramanna e Zaia
Si chiude con un «obbedisco» e dopo circa 3 anni e mezzo l’esperienza di Daniela Santanchè al Ministero del Turismo. A quasi 24 ore di distanza dalla richiesta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Santanchè si è dimessa. Lo ha fatto con una lettera pubblica in cui la premier è chiamata semplicemente “Giorgia” e dai toni amari. E ora scatta il toto nomi per la successione. Ora, il testimone sembra destinato a passare nelle mani di Gianluca Caramanna, Fratelli d'Italia, figura che rappresenta l'esatto opposto stilistico e operativo della “Pitonessa”. Outsider (ma con difficili equilibri politici da sistemare) l'ex governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia.

L’ultima resistenza di Daniela Santanchè
Ha provato a resistere anche a questa bufera Daniela Santanchè, come già in passato era riuscita a superare mozioni di sfiducia e pressioni (anche della stessa maggioranza di cui fa parte) perché facesse un passo indietro a seguito delle vicende giudiziarie che l’hanno toccata in questi anni in cui è stata alla guida del Ministero del Turismo. All’appello pubblico della premier Giorgia Meloni nella serata di martedì 24 marzo, hanno fatto seguito le mozioni di sfiducia depositate sia alla Camera sia al Senato da parte delle opposizioni con una deadline vicinissima: lunedì 30 marzo. Ma gli attacchi erano arrivati anche dalla stessa maggioranza. Il capogruppo al Senato Lucio Malan (FdI) aveva annunciato in aula le future dimissioni della Santanchè, quindi la vicepresidente del senato Licia Ronzulli (Forza Italia) l’aveva invitata a «trarre le conseguenze». Prime avvisaglie di una giornata in cui le richieste si sono fatte sempre più pressanti affinché si dimettesse, anche dalle forze di maggioranza.
Il passo indietro è arrivato nel tardo pomeriggio di mercoledì 25 marzo, con una lettera a Meloni in cui precisa che la decisione è maturata esclusivamente su sua richiesta, ribadendo di avere il certificato penale immacolato e di non essere coinvolta in alcun rinvio a giudizio per la vicenda della cassa integrazione. Spiega di aver inizialmente esitato a dimettersi subito per separare questa scelta dai commenti sul referendum e dalla vicenda di Delmastro, ma conferma ora la sua disponibilità a obbedire, pur esprimendo amarezza per la fine del percorso ministeriale e rimarcando l’importanza dell’amicizia e del futuro del movimento politico.
La lettera di dimissioni di Daniela Santanchè
Daniela SantanchèGià ministra del Turismo“ Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo.
Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio.
Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio.
Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’onoerevole Del Mastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire “obbedisco“ e a fare quello che mi chiedi. Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento ”
Chi sarà il nuovo ministro del Turismo
Si apre ora la partita per la successione alla guida del Ministero del Turismo. Nei mesi scorsi, quando Santanchè aveva superato indenne la mozione di sfiducia delle opposizioni, erano circolati i primi nomi dei papabili, tutti nomi all’interno dei ranghi di Fratelli d’Italia. Tra questi, Gianluca Caramanna, deputato meloniano eletto in Sicilia, e stretto consigliere della ministra uscente e Manlio Messina, attuale vicecapogruppo e volto emergente del partito. Ora però lo scenario è cambiato. E sebbene sia difficile immaginare che FdI rinunci ad un Ministero, nei corridoi di Roma, ha iniziato a farsi strada anche l’ipotesi di un nome più istituzionale come Luca Zaia, ex governatore leghista del Veneto.
Chi è Gianluca Caramanna, il ministro ombra
Se Daniela Santanchè ha interpretato il Ministero del Turismo come un palcoscenico per il rilancio del brand Italia attraverso campagne d’impatto e un focus sul segmento del lusso, Caramanna è l’uomo dei dossier. Deputato di Fratelli d’Italia e responsabile turismo del partito, 50 anni, è considerato da anni il vero architetto della strategia turistica della destra italiana, un vero e proprio ministro ombra. Caramanna erediterebbe un settore che, pur viaggiando su numeri record, sconta debolezze strutturali profonde. La sua sfida principale sarà trasformare il turismo da "vanto nazionale" a industria coordinata. Il primo punto in agenda è la gestione dei flussi. Mentre la gestione precedente si è concentrata sulla promozione, Caramanna ha spesso insistito sulla necessità di una delocalizzazione reale. L’obiettivo è alleggerire la pressione sulle città d'arte, ormai sature, per valorizzare i borghi e le aree interne attraverso la digitalizzazione e l’uso dell’intelligenza artificiale per mappare e dirigere i visitatori in modo intelligente.

Caramanna è fra l'altro esperto di concessioni balneari e potrebbe trovare una sintesi definitiva tra le richieste dell’Europa e la tutela degli investimenti italiani. Rispetto allo stile muscolare di Santanchè, ci si potrebbe aspettare da lui un approccio più tecnico e meno ideologico o falomour, mirato a chiudere una volta per tutte una stagione di incertezza che danneggia il comparto.
Terremoto post referendum: Delmastro e Bartolozzi avevano già lasciato
Già martedì 24 marzo, il giorno dopo la sconfitta referendaria, Andrea Delmastro Delle Vedove aveva rassegnato le dimissioni da sottosegretario alla Giustizia, in un momento segnato dalle polemiche legate al ristorante collegato al clan Senese, di matrice camorrista, e dall’esito del referendum sulla riforma della magistratura. «Ho consegnato le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla Giustizia», ha dichiarato Delmastro. «Ho sempre combattuto la criminalità con risultati concreti, e pur non avendo fatto nulla di scorretto, ho commesso una leggerezza, di cui mi sono subito assunto la responsabilità, nell’interesse della Nazione e per rispetto verso il governo e il presidente del Consiglio».

Le dimissioni hanno riguardato anche la capa di gabinetto del Ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, coinvolta per le dichiarazioni sulla magistratura alla vigilia del referendum («Se vince il sì ci libereremo dei magistrati. Sono un plotone di esecuzione», aveva detto) e per la partecipazione alla cena nella Bisteccheria d’Italia insieme a Delmastro. Da Fratelli d’Italia la vicenda viene inquadrata come «questione di opportunità politica».


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