venerdì 28 marzo 2025

3 milioni di italiani vittime dei disturbi alimentari

 

Tra anoressia e obesità, 3 milioni di italiani vittime dei disturbi alimentari

I disturbi del comportamento alimentare colpiscono oltre 3 milioni di italiani e spaziano dall'anoressia alla bulimia, ma anche l'obesità affligge sempre più persone. Disturbi e malattie hanno cause biologiche, psicologiche e sociali: ad approfondire il tema il nutrizionista Domenicantonio Galatà e i medici Enzo Nisoli e Giorgio Calabrese

di Mauro Taino
Redattore
15 marzo 2025 | 08:30
Tra anoressia e obesità, 3 milioni di italiani vittime dei disturbi alimentari

Il 15 marzo è la Giornata Nazionale per la lotta contro i disturbi del comportamento alimentare, identificata con il fiocchetto lilla. Secondo l'ultima rilevazione del Ministero della Salute, in Italia oltre tre milioni di persone sono colpite da disturbi alimentari. Ogni cento ragazze adolescenti, dieci presentano qualche forma di disturbo alimentare, e tra queste, uno o due sviluppano le forme più gravi, come anoressia e bulimia. Rientrano in questo spettro anoressia e bulimia nervosa, oltre al disturbo da alimentazione incontrollata, ma anche l'obesità è in aumento.

Disturbi del comportamento alimentare, di cosa parliamo

Il medico Enzo Nisoli, professore di Farmacologia presso Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale dell’Università statale di Milano, spiega: «Direi che i disturbi del comportamento alimentare li possiamo banalmente suddividere in disturbi per eccesso e disturbi per difetto. I disturbi per eccesso riguardano tutte quelle situazioni che comunemente chiamiamo obesità. Per difetto, invece, intendiamo tutte quelle malattie che portano a una restrizione, che vanno dall'anoressia fino all'altro estremo, che è il binge eating disorder, cioè l'accumulo e il consumo di cibo, seguito poi da tutte quelle attività di svuotamento, come il vomito, in risposta a questo alterato rapporto con il cibo, che porta al rifiuto dopo aver abusato durante le abbuffate tipiche di questi pazienti». «Ovviamente - prosegue -, queste due situazioni non sono separate l'una dall'altra. In realtà, tra il disturbo per eccesso e quello per difetto esiste uno spettro di comportamenti, che fa perno sull'idea del comportamento alimentare in senso stretto. Questo tipo di comportamento è molto complicato, e proprio per questa sua complessità, può manifestarsi quando non c'è un equilibrio, con diverse sfaccettature».

Tra anoressia e obesità, 3 milioni di italiani vittime dei disturbi alimentari

Il prof. Enzo Nisoli

«Per quanto riguarda l’aspetto nutrizionale - aggiunge Girogio Calabrese, medico nutrizionista e presidente del Cnsa, il Comitato nazionale per la sicurezza alimentare, del Ministero della Salute e che ha recentemente pubblicato il libro "Nutrire la mente" -, è importante fare una distinzione tra fame immediata e fame a lungo termine. Quando siamo molto alterati e sviluppiamo comportamenti bulimici, stiamo parlando della fame a lungo termine. In pratica, mangiamo continuamente, senza sosta. Ci sono dei rischi legati a un eccesso di nutrizione causato da una reattività psicologico-immunologica, che è connessa alla neuro-psico-endocrinologia (Npe). In questi casi, possiamo osservare che un paziente che era normale, dopo un evento traumatico, come la morte di un cane, inizia a mangiare compulsivamente. Alla fine, senza volerlo, si ritrova diabetico, con colesterolo alto, trigliceridi elevati, pressione alta e problemi cardiaci, tutto a causa della tensione nervosa che si trasforma in bulimia, ovvero in un’eccessiva introduzione di cibo. Al contrario, ci sono persone che sviluppano l'anoressia e smettono di mangiare, continuando a perdere peso anche quando sono già troppo magre».

Tra anoressia e obesità, 3 milioni di italiani vittime dei disturbi alimentari

Il nutrizionista Domenicantonio Galatà

Il nutrizionista Domenicantonio Galatà, poi evidenzia un ulteriore aspetto: «Solitamente, quando parliamo di disturbi del comportamento alimentare, tendiamo a pensare esclusivamente a situazioni più gravi e severe, come l’anoressia o la bulimia. In realtà, esistono anche disturbi più sottovalutati, che si manifestano come un rapporto poco sano con il cibo. Questi comportamenti sono spesso legati alla quotidianità, allo stile di vita, al lavoro e ad altri aspetti che influenzano la nostra relazione con l’alimentazione».

Disturbi del comportamento alimentare, cosa sono

Nisoli evidenzia una differenza sostanziale: «Abbiamo questi due estremi: obesità da una parte e anoressia dall'altra. Probabilmente si tratta di uno spettro unico, dove si estremizzano le cause, con l'organo adiposo infiammato da una parte e i circuiti cerebrali e la malattia psichiatrica, dall'altra. Probabilmente c'è qualcosa nel mezzo, uno spettro che sovrappone le cause. Sicuramente non è solo una patologia, non sono soltanto malattie del comportamento alimentare. Sono patologie anche di tipo culturale e sociale, chiaramente».

«Da almeno 60 anni - prosegue - si è studiato in modo sempre più raffinato e con strumenti sempre più adeguati quali siano i circuiti cerebrali che regolano questi aspetti. Oggi abbiamo raggiunto un livello di definizione che, almeno negli animali da esperimento, in particolare nei topi, ha raggiunto un grado di specificità particolarmente importante. Per semplificare moltissimo un discorso complesso, oggi non si fa più riferimento a quello che veniva chiamato il set point del bilancio energetico di un tempo, cioè l'idea che siamo tendenzialmente portati a mantenere un equilibrio simile alla temperatura corporea». Quindi rimarca: «Quando siamo in carenza di energia, cioè tra un pasto e l'altro, il cervello riceve informazioni che la produzione di energia, ossia l'Atp (la molecola energetica), tende a diminuire. Così il cervello si attiva per la ricerca di cibo, per identificare cibo, procurarsi cibo e consumarlo. All'interno di questo comportamento globale, sono stati identificati alcuni neuroni che secernono neuropeptidi, e altri neurotrasmettitori, che interagendo con i loro recettori in questa rete di neuroni, aumentano il senso di sazietà o stimolano la fame».

Disturbi del comportamento alimentare: l’obesità è una malattia

Tuttavia, secondo il farmacologo, sarebbe sbagliato ridurre l’obesità - un termine che Nisoli rifiuta in quanto derivante da “ob edere”, mangiare in eccesso -, ad un solo fattore psicologico o psichiatrico e soprattutto è importante riconoscere che si tratta di una malattia, come rimarca il medico: «L'organo malato nell'obesità è il tessuto adiposo, che oggi preferiamo chiamare organo adiposo. Oggi l'obesità viene definita da diverse agenzie della salute come un aumento dell'accumulo di grasso, di organo adiposo, nelle sedi tipiche e non tipiche. Contemporaneamente all'accumulo, dovuto all'aumento del numero degli adipociti e al loro ingrossamento, si innesca una risposta di tipo immunitario e infiammatorio. Le cellule cercano di fronteggiare il grasso che resta lì, che ormai viene considerato un corpo estraneo, e innescano una reazione infiammatoria. L'organo adiposo si infiamma, e questa infiammazione è la causa di una serie di malattie, la prima delle quali è l'insulino-resistenza, fino ad arrivare ai tumori. L'obesità è stata associata a circa altre 190 malattie».

Tra anoressia e obesità, 3 milioni di italiani vittime dei disturbi alimentari

L'obesità è una malattia

«I distretti di tessuto adiposo - evidenzia ancora, in verità, sono interconnessi tra loro. L'organo adiposo è costituito da diversi tipi di cellule, principalmente due: gli adipociti bianchi e quelli bruni. Gli adipociti bianchi sono più grandi, accumulano energia sotto forma di grasso e producono numerosi ormoni, come la leptina. Gli adipociti bruni, invece, sono cellule più piccole, con un nucleo centrale ricco di mitocondri. Questi mitocondri sono caratteristici di queste cellule e la loro funzione non è quella di accumulare grasso, ma di bruciarlo e produrre calore, un processo fondamentale per la termoregolazione. Quando aumenta il numero degli adipociti bianchi e diminuisce quello degli adipociti bruni, non si verifica più la termogenesi. Questo porta a uno squilibrio tra le tante calorie che immagazziniamo e le poche che bruciamo, con conseguente obesità. All'interno di questo organo, ci sono anche altri tipi di cellule, ma il punto fondamentale è che il tessuto adiposo è un organo vero e proprio, un organo endocrino che si ammala, causando così l'obesità».

Disturbi del comportamento alimentare, l’anoressia

Diversa, invece, è la natura dell’anoressia, come evidenzia Nisoli: «L'anoressia nervosa, pur coinvolgendo anche l'organo adiposo, è una malattia psichiatrica grave. La reazione periferica coinvolge tutti gli organi, poiché si instaura una malnutrizione sistemica. Questa è una delle malattie psichiatriche più gravi, con un aumentato rischio di morte anticipata per estrema denutrizione. A un certo punto, si verificano scompensi talmente marcati a livello di tutto l'organismo che neanche la terapia di sostegno riesce a farvi fronte, portando alla morte in molti casi».

Tra anoressia e obesità, 3 milioni di italiani vittime dei disturbi alimentari

L'anoressia nervosa è una malattia psichiatrica grave

Quindi spiega: «Faccio l'esempio del topo: se prendiamo un topo, in particolare uno di sesso femminile, e nella gabbia gli cominciamo a mettere cibo. Quando si svegliano, poiché sono animali notturni, mangiano un po' durante la notte e dormono durante il giorno. Se, però, cominciamo a ridurre la quantità di cibo, si attivano dei meccanismi di compenso. Il topo inizia a cercare cibo, si muove di più e si dedica a cercarlo. Se, oltre alla riduzione del cibo, mettiamo anche una ruota, all'inizio il topo ci sale sopra per gioco. All'inizio è solo una questione di divertimento, ma quando comincia a sentire la fame, continua a usare la ruota in modo compulsivo, anche senza la presenza di cibo. Quello che succede è che il topo, spinto dalla fame e dalla necessità di cercare cibo, diventa sempre più ossessionato dall'attività fisica, e la sua attenzione al cibo diminuisce. Il comportamento diventa simile a quello dei pazienti con anoressia nervosa, che iniziano a ridurre l'introito calorico per controllare il peso. A volte sono ragazze lievemente sovrappeso che, cercando di controllare il peso, praticano molto sport e mangiano sempre meno».


«Il cervello - continua - si adatta a questa situazione, e la persona diventa dipendente dall'esercizio fisico e dalla visione distorta del proprio corpo. Si vedono sempre come "grasse" e continuano a ridurre ulteriormente l'assunzione di cibo, accompagnando questa restrizione con un aumento dell'attività fisica, finché non arrivano alla malnutrizione. Questo è un disturbo psichiatrico vero e proprio, con una predisposizione genetica, probabilmente, ma non completamente identificata. I circuiti cerebrali coinvolti fanno riferimento principalmente al sistema dopaminergico, che è legato ai meccanismi di rinforzo. Tuttavia, non esistono ancora soluzioni definitive e farmaci specifici per trattare questo disturbo. Solitamente, vengono usati farmaci antidepressivi, benzodiazepine per l'ansia, o addirittura antipsicotici, quando ci sono manifestazioni psichiatriche gravi».

Disturbi del comportamento alimentare, i rischi

Calabrese mette anche in guardia su alcuni dei rischi che si corrono: «Quando in una donna la massa grassa scende sotto il 22%, si verifica l'amenorrea, ossia la scomparsa delle mestruazioni, e la fertilità si riduce. Inoltre, la protezione delle ossa diminuisce, con una prima fase di osteopenia, che può evolvere in osteoporosi. Nell'uomo, se il testosterone si blocca, si può verificare un ingrossamento della prostata, che inizialmente può sembrare un’ipertrofia, ma in seguito potrebbe rivelarsi una condizione tumorale. Inoltre, la carenza di cibo porta alla deplezione muscolare, in particolare del muscolo principale, il cuore, con conseguenti malattie cardiovascolari derivanti dalla carenza di nutrizione».

Tra anoressia e obesità, 3 milioni di italiani vittime dei disturbi alimentari

Il prof. Giorgio Calabrese

«È essenziale - prosegue - rimettere in equilibrio la regolazione del corpo e nutrire anche la mente. Infatti, la mente gestisce le reazioni del corpo, ma è importante ricordare che uno degli stimoli che attivano queste reazioni proviene dall'intestino, che possiamo considerare il "secondo cervello". Quando l'intestino diventa troppo acido, il corpo reagisce negativamente. L'intestino, che preferisce un ambiente alcalino, se non riceve il giusto bilanciamento, può diventare dolorante, gonfio e portare a diarrea. In queste condizioni, non solo ci sentiamo male fisicamente, ma questo malessere può anche alterare le risposte del cervello, favorendo depressione, apatia, insonnia, tristezza e una generale perdita di gioia di vivere».

Disturbi del comportamento alimentare, 

lo stigma sociale

Al di là della natura, se siano cioè più o meno psichiatriche, quel che è certo è che le malattie connesse ai disturbi del comportamento alimentare hanno una forte connotazione sociale, come evidenzia Nisoli: «C'è anche una società che incide sulla restrizione dell'immagine della donna, ma anche dell'uomo. Queste sono malattie che hanno una notevole impronta sociale. Certo, ci sono i geni, centinaia di geni coinvolti in entrambe le patologie, così come i meccanismi e i circuiti nervosi che ho spiegato, e il tessuto adiposo. È tutto vero, ma queste malattie diventano anche malattie sociali».


Si tratta di malattie che hanno anche una componente sociale

«Abbiamo - dice ancora - la memoria dei cibi, dei sapori, del profumo dei cibi. La memoria, l'ambiente, il fatto di mangiare in un contesto sociale con gli amici. Quindi, sono patologie anche di tipo culturale e sociale, chiaramente. È evidente che l'obesità è influenzata da un mondo obesogenico, dove c'è cibo in abbondanza, la disponibilità di cibo è elevata, e molti di questi cibi sono dannosi, come quelli ad alto contenuto di grassi e zuccheri raffinati. I cibi sani, come l'olio extravergine d'oliva, che sarebbe benefico, sono più costosi. Bisogna tenere conto, per esempio, che negli strati popolari più poveri o nei paesi in via di sviluppo, l'obesità sta crescendo molto rapidamente. Questo è dovuto al fatto che il cibo spazzatura costa pochissimo rispetto ai cibi salutari. Quindi, in questi paesi, si assiste a una continua alternanza tra malnutrizione e sovrappeso, con un aumento delle malattie legate a queste problematiche».

 Disturbi del comportamento alimentare, 

il ruolo del cibo

Oggi, come ricorda Nisoli, «con il cambiamento climatico, il cibo grasso e gli zuccheri raffinati sono più facilmente disponibili, e il sapore che questi cibi offrono è quello che ci attira». Un esempio sono anche i cibi ultra-processati. «I bambini imparano a preferire questi sapori, e sviluppano una vera e propria dipendenza da questi alimenti, che poi portano a un'alterazione del comportamento alimentare», dice il farmacologo che aggiunge: «Noi spesso, per trovare la causa di molte problematiche, diamo la colpa al cibo, dicendo che consumiamo troppo cibo o cerchiamo un solo colpevole, i grassi piuttosto che i carboidrati. In realtà, non è vero che consumiamo troppo cibo, ma spesso sbagliamo le porzioni, ed è questo il problema. A volte sbagliamo anche le combinazioni alimentari. Non c'è nessun cibo da demonizzare, bisogna solo saperli combinare correttamente. È chiaro che se faccio una dieta iperproteica e consumo solo proteine, ciò avverrà a scapito degli altri nutrienti, e non va bene perché è una dieta sbilanciata. La vera dieta dovrebbe essere quella mediterranea, che ha come caratteristica principale l'equilibrio».

Tra anoressia e obesità, 3 milioni di italiani vittime dei disturbi alimentari

I cibi ultra-processati creano dipendenza

Galatà poi porta alla luce un altro aspetto: «Oggi parliamo molto di cibo, ma lo cuciniamo sempre meno. Ci manca l’esperienza diretta, l’osservazione e la pratica. Leggiamo troppo sul cibo, ma il nostro rapporto con esso è spesso distorto. Per renderlo più naturale, dovremmo fare la spesa con maggiore semplicità, senza eccessivi calcoli o ansie, e avere ingredienti a disposizione in casa per evitare di trovarci a mangiare qualcosa di improvvisato dopo una giornata di lavoro. Informarsi sul cibo in modo pratico significa cucinare di più e consultare meno food influencer, nutrizionisti o dietisti che, per quanto possano offrire spunti utili, talvolta ci propongono un approccio troppo tecnico. Dovremmo prenderci meno sul serio: il cibo è molto più semplice di quanto spesso crediamo».

Disturbi del comportamento alimentare, c’è fame e fame

Galatà parla di come come possiamo ristabilire un rapporto equilibrato con il cibo: «Prima di tutto, è importante distinguere tra la fame fisiologica, che risponde a un reale bisogno energetico, e quella emotiva, che ha una funzione compensatoria. Ad esempio, la voglia di mangiare dopo cena, pur essendo già sazi, o la fame che avvertiamo appena rientrati a casa dopo una giornata stressante, spesso derivano da bisogni emotivi più che nutrizionali». «In questi momenti - aggiunge -, è fondamentale accogliere la sensazione di fame, poiché rappresenta un segnale del nostro corpo. Il vero problema sorge quando non avvertiamo affatto la fame. È utile quindi interrogarsi sul motivo per cui si sente fame e su dove la si percepisce: se è una fame fisiologica, si avverte alla bocca dello stomaco; se invece non si manifesta in quel punto, potrebbe trattarsi di fame nervosa, legata alla sfera emotiva».

Disturbi del comportamento alimentare, cosa fare

«Solo lo stile di vita - rimarca Nisoli -, dieta ed esercizio fisico: l'esercizio fisico da solo non fa dimagrire, ma previene l'ulteriore ingrassamento. La dieta riduce il numero di calorie, ma, come abbiamo detto prima, il cervello interpreta il fatto che non vengano prodotte calorie a sufficienza e reagisce facendo consumare di più e muoversi di meno. Quindi, dieta ed esercizio fisico da soli sono utili, ma fino a un certo punto, poi sono necessari anche i farmaci». Il farmacologo aggiunge: «La vera strategia dovrebbe essere quella della prevenzione, che va avviata il prima possibile, e non è mai troppo tardi per iniziare, come si dice. Ovviamente, questo vale sempre, ma a livello di popolazione è chiaro che bisogna cominciare dai bambini, dai più piccoli. Addirittura, sin dall'asilo, sarebbe utile insegnare l'alimentazione. Molti anni fa c'era una proposta di legge che prevedeva l'alimentazione come materia scolastica, e qualcuno l'ha implementata, ottenendo buoni risultati, perché i bambini sono molto recettivi. Bisognerebbe partire dai bambini piccoli, addirittura dal neonato. Se il neonato nasce macrosomico, è più predisposto all'obesità, soprattutto se nasce da una madre obesa. Anche se la madre è meno fertile e ha un peso corporeo molto elevato, il bambino che nasce da lei è più predisposto all'obesità».

Tra anoressia e obesità, 3 milioni di italiani vittime dei disturbi alimentari

La cucina può svolgere un ruolo molto importante

Galatà, propone anche qualche buona pratica: «La cucina è uno strumento molto potente. Toccare, manipolare, assaggiare e annusare il cibo, così come percepire gli odori che emergono durante la preparazione di un piatto, stimolano i nostri sensi e contribuiscono a un senso di gratificazione. Questo processo può avere un effetto compensatorio, portandoci a sentirci sazi già con gli occhi. Si dice spesso che “si mangia con gli occhi”, ma in alcuni casi potremmo dire che “ci si sazia anche solo guardando”. Colore e profumo fanno parte degli stimoli sensoriali che il nostro sistema di fame e sazietà, situato alla base dell’ipotalamo, raccoglie e utilizza per regolare il nostro senso di appagamento». «La cucina - conclude - può diventare sia uno strumento di prevenzione sia di cura, perché ci aiuta a rallentare e a vivere il pasto come un insieme di momenti che nutrono non solo il corpo, ma anche la mente. Questo approccio si avvicina molto al concetto di “mindful eating”: essere consapevoli di cosa mangiamo, della provenienza del cibo, del lavoro necessario per portarlo in tavola e delle modalità di cottura. Oggi, spesso, i disturbi alimentari sono anche legati alla mancanza di concentrazione. Viviamo immersi in distrazioni continue, tra scrolling e multitasking, e questo ci allontana dalla piena attenzione verso ciò che mangiamo. Tornare a cucinare e a scegliere con cura i nostri alimenti ci aiuta a ristabilire un rapporto più equilibrato e consapevole con il cibo. Nella ricerca e nella preparazione del cibo in modo naturale - dalla spesa alla cucina - si instaura un rapporto più diretto con ciò che mangiamo».

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