mercoledì 10 settembre 2025

Troppi avanzi nei piatti!

 

Troppi avanzi nei piatti: per l’Ue anche ristoranti e bar devono cambiare abitudini

Il Parlamento europeo ha fissato obiettivi vincolanti da raggiungere entro il 2030: taglio del 10% degli sprechi in produzione e del 30% lungo la filiera finale, che comprende distribuzione, famiglie e ristorazione. Per l’Italia, terza in Europa per cibo buttato, significa ripensare abitudini domestiche e pratiche quotidiane di bar e ristoranti

L’Ue stringe sullo spreco alimentare. Bar e ristoranti chiamati al cambiamento

Da Strasburgo è arrivata una decisione importante (e forte) sul fronte sostenibilitàla plenaria del Parlamento europeo ha infatti dato luce verde ai nuovi target vincolanti di riduzione dei rifiuti alimentari e tessili. È una svolta che mette i Paesi dell’Ue davanti a una responsabilità concretacon scadenze precise e numeri da rispettare. Nello specifico, entro il 31 dicembre 2030ogni Stato dovrà ridurre del 10% gli sprechi generati nella lavorazione e nella produzione di alimenti e del 30% pro capite quelli legati alla vendita al dettaglio - quindi ristorazione, servizi alimentari e famiglie.

lelo, per il tessile, viene introdotto un sistema di responsabilità estesa del produttoreche obbligherà chi mette sul mercato capi e accessori a coprire i costi della raccoltaselezione e riciclaggioRegole che entreranno in vigore 30 mesi dopo la pubblicazione della direttiva e che si estenderanno ad abbigliamentoscarpebiancheria (anche da cucina), tende e persino materassilasciando ai governi venti mesi di tempo per recepirle nella legislazione nazionale

Troppi avanzi nei piatti: per l’Ue anche ristoranti e bar devono cambiare abitudini

Il Parlamento Ue ha dato luce verde ai nuovi target vincolanti di riduzione dei rifiuti alimentari e tessili

È evidente come la portata di queste misure non si limiti agli addetti ai lavoriA differenza di altre normative europee, infatti, questa tocca da vicino consumatori e ristoratorientrando nel merito delle abitudini di acquisto e di consumo. La riduzione degli sprechi non sarà quindi solamente una questione di filiere produttive più efficienti, ma riguarderà anche il pane lasciato a seccare in cucinala frutta dimenticata in frigo e i piatti non finiti al ristorante. Per questo i numeri da raggiungere non saranno - con tutta probabilità - facili da centrare, ma di certo sono un cambio di passo deciso per ridurre l’impatto ambientale ed economico del cibo buttato.

L’Italia tra i Paesi più spreconi

Se si guarda alle cifreil nostro Paese non esce bene dal confronto europeoCon 8,2 milioni di tonnellate di cibo sprecato e perso ogni annol’Italia occupa il terzo posto della classifica continentale, preceduta solo da Germania (10,8 milioni) e Francia (9,5 milioni). Il dato, ricordiamo, arriva dal report “Spreco e fame 2025” del Centro studi Divulga, presentato lo scorso febbraio in occasione della dodicesima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare.

Il quadro cambia se si passa dal totale al pro capitema non diventa rassicuranteOgni italiano butta via in media 139 chili di cibo all’announ valore superiore alla media europea che ci colloca all’undicesimo postoIn cima alla graduatoria ci sono Cipro, con 294 chili a persona, la Danimarca con 254 e la Grecia con 193. Gli alimenti più buttati restano frutta e verdura, rispettivamente con il 20 e il 33% del totale, seguiti dai cereali al 23%. Carne e latticini incidono per appena l’8% in volume, ma per un terzo del valore complessivo dello spreco.

Troppi avanzi nei piatti: per l’Ue anche ristoranti e bar devono cambiare abitudini

L'Italia è tra i Paesi più spreconi in Europa

L’impatto economico è enorme. Infatti, secondo le elaborazioni di Divulga, nel 2022 il cibo sprecato è costato in media a ciascun italiano 372 europer un totale di quasi 22 miliardi di euroTre quarti del conto - circa 15,8 miliardi - derivano dallo spreco domesticomentre il resto si distribuisce tra commercio e distribuzione (8%, pari a 1,7 miliardi), ristorazione (6%, 1,3 miliardi), produzione primaria (6%, 1,1 miliardi) e industria alimentare (5%, 965 milioni).

Ristoranti e sprechi nel piatto

Dentro questa fotografiala ristorazione resta uno dei punti più delicati. Non tanto per i volumi assoluti, ma perché i margini di intervento sono sotto gli occhi di tuttiPiù della metà degli sprechi nei ristoranti è legata al cibo lasciato nel piatto dai clienti. Eppure, secondo un sondaggio Fipe-Confcommerciosoltanto il 15,5% degli italiani chiede di portare a casa quello che avanzaTutto il resto finisce nella pattumiera. È un’abitudine radicata, fatta - purtroppo - di pudore e di mancanza di cultura, che stride con l’urgenza di ridurre i rifiuti alimentari.

Il tema, però, non riguarda solo l’etica o la sensibilità individuale, riguarda anche l’ambienteLa Fao stima che lo spreco alimentare mondiale produca ogni anno 3,3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalentepari a circa l’8-10% delle emissioni globali di gas serraSe fosse uno Statolo spreco alimentare sarebbe il terzo Paese al mondo per emissioni, dietro solo a Stati Uniti e Cina. Una misura che dà la dimensione del problema e ne sottolinea la gravità, ben oltre il perimetro della sostenibilità in cucina.

L’accordo Fipe-Too Good To Go

Per questo, già a ottobre 2024Fipe-Confcommercio ha siglato a Roma un protocollo d’intesa con Too Good To GoL’accordo, ricordiamo, non nasce come una trovata estemporaneama come un tassello di un percorso più ampio per dare ai ristoratori strumenti concreti nella gestione delle eccedenze. In pratica, le imprese aderenti possono affidare all’app le porzioni di cibo rimaste a fine giornata - dalle pasticcerie ai bar, fino ai ristoranti - che vengono confezionate in “Surprise Bag” e messe in vendita a prezzo ridotto. Un passo (molto) utile, certo, ma che da solo non basta.

Un problema di cultura

Infatti, chiudere davvero il cerchio significa accettare che la battaglia contro lo spreco èprima di tutto, culturale. Alla fine, si possono scrivere centinaia di direttivema se nei ristoranti e nei bar si continuerà a lasciare i piatti mezzi pienie se resterà un tabù chiedere il rimpiattinoi numeri di certo non cambieranno. L’Europa ha messo la firma, ora tocca a noi smettere di trasformare il cibo in rifiuto.

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