mercoledì 4 febbraio 2026

Spreco alimentare nelle case degli italiani vale 7 miliardi di euro

Spreco alimentare in calo, 

ma nelle case degli italiani 

vale 7 miliardi di euro

Lo spreco alimentare in Italia cala del 10%, ma vale ancora oltre 7 miliardi di euro nelle case e 13,5 miliardi lungo la filiera. È quanto emerge dal Rapporto «Il caso Italia 2026» dell’Osservatorio Waste Watcher

L’Italia compie un passo avanti nella lotta allo spreco alimentare, ma resta lontana dagli obiettivi fissati dall’Onu. Secondo il Rapporto «Il caso Italia 2026» dell’Osservatorio Waste Watcher International, diffuso in occasione della 13ª Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare del 5 febbraio, nel nostro Paese finisce nella spazzatura il 10% di cibo in meno rispetto allo scorso anno. Dal febbraio 2025 lo spreco domestico settimanale pro capite è diminuito di 63,9 grammi, attestandosi a 554 grammi. Un miglioramento che rende gli italiani più virtuosi rispetto al passato, ma che continua ad avere un peso economico rilevante: oltre 7 miliardi di euro di alimenti buttati solo nelle case.

Spreco alimentare in calo, ma nelle case degli italiani vale 7 miliardi di euro

In Italia viene buttato il 10% di cibo in meno rispetto ad un anno fa

Spreco alimentare e obiettivo 2030: un traguardo ancora distante

Nonostante il calo registrato, l’Italia è ancora lontana dal target fissato dall’Agenda Onu, che prevede la riduzione del 50% dello spreco alimentare entro il 2030. Complessivamente, lungo tutta la filiera agroalimentare nazionale, le perdite e gli sprechi superano i 13,5 miliardi di euro, pari a oltre 5 milioni di tonnellate di cibo. Accanto ai 7,3 miliardi di euro di sprechi domestici, si sommano quasi 4 miliardi nella distribuzioneoltre 860 milioni nell’industria e più di un miliardo nei campi. Una fotografia che restituisce l’immagine di un sistema ancora fragile, nonostante i segnali incoraggianti.

Boomer più virtuosi, Generazione Z in difficoltà

A trainare il miglioramento sono soprattutto le famiglie boomer, con componenti nati tra il 1946 e il 1964, che sprecano 352 grammi di cibo a settimana. All’estremo opposto si colloca la Generazione Z, con 799 grammi settimanali, il dato più alto tra le fasce d’età analizzate.

Spreco alimentare in calo, ma nelle case degli italiani vale 7 miliardi di euro

Spreco alimentare: i boomer sono più virtuosi rispetto alla Gen Z

Secondo Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio WasteWatcher International e promotore della campagna Spreco Zero, il dialogo tra generazioni può fare la differenza. «I boomer sono oggi la locomotiva della prevenzione, mentre i giovani possiedono un capitale decisivo: la padronanza degli strumenti digitali e l’apertura al cambiamento. È qui che nasce l’intelligenza intergenerazionale».

Differenze territoriali e tipologie di cibo più sprecate

Il rapporto evidenzia anche una marcata differenza geografica. Si spreca meno al Nord, con 516 grammi settimanali pro capite, mentre il dato cresce al Sud, dove si arriva a 591 grammi, e al Centro, con 570 grammi. Risultano più attente le famiglie con figli e i Comuni sotto i 30mila abitanti.

Tra gli alimenti più frequentemente gettati emergono frutta fresca, verdura, pane e insalata, seguiti da cipolle, aglio e tuberi. Si tratta perlopiù di prodotti freschi, spesso penalizzati da una gestione domestica non ottimale.

Insicurezza alimentare: un’emergenza strutturale

Accanto al tema dello spreco, il Rapporto 2026 segnala un dato preoccupante sul fronte dell’insicurezza alimentare, che misura la difficoltà di accesso a cibo sufficiente e nutriente. L’indice sale a 14,36, con un aumento di mezzo punto rispetto al 2025. Il fenomeno cresce soprattutto nel Sud, dove l’insicurezza alimentare aumenta del 28%, e colpisce in modo significativo la Generazione Z, con un incremento del 50%. Un segnale che conferma come la riduzione dello spreco non possa essere disgiunta dalle politiche di equità sociale.

Ristorazione più consapevole e nuove soluzioni digitali

Il cambiamento culturale passa anche dai ristoranti. Oggi 8 italiani su 10 dichiarano di non sprecare cibo fuori casa, consumandolo interamente o portando a casa gli avanzi. Il 93% dei clienti riceve senza imbarazzo il contenitore per l’asporto, segno di una consuetudine ormai normalizzata. In questo contesto si inserisce il Donometro, la prima app pensata per facilitare la donazione delle eccedenze alimentari dai pubblici esercizi agli enti del Terzo Settore. Attraverso pochi passaggi digitali, ristoratori e associazioni possono organizzare e tracciare le donazioni, contribuendo a ridurre lo spreco e a sostenere chi è in difficoltà. 

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