mercoledì 24 agosto 2016

RIGATONI ALLA BOLOGNESE: IN BIANCO?

Rigatoni alla Bolognese

… in bianco 
Bocciata la ricetta 

del New York Times

Il “New York Times” pubblica la ricetta dei Rigatoni alla Bolognese bianchi e sul web scatta la polemica degli italiani che non ci stanno e ribadiscono che il vero sugo alla Bolognese non può escludere il pomodoro. Tra le specialità italiane più “tradite”, anche la tipica caprese servita con formaggio industriale


Che il cibo made in Italy sia spesso vittima di imitazioni e di falsificazioni da querela non è una novità; suscita però un certo clamore il fatto che sia stato l'autorevole New York Times a pubblicare una ricetta italiana, ma che ha ben poco a che fare con la tradizione alimentare del Belpaese. Si tratta dei “Rigatoni with white Bolognese”, ma gli italiani sanno bene che il classico sugo alla bolognese è tutt'altro che bianco. Sui social network si è scatenata la polemica e sono molti gli italiani che hanno disapprovato la ricetta in questione.



«Il ragù alla Bolognese ha la sua ricetta originale depositata alla Camera di commercio di Bologna. I ristoranti all’estero possono farla come vogliono, ma se la stravolgono non possono chiamarla nello stesso modo», commenta Giuseppe Boccuzzi, presidente dell’Unione Cuochi Bolognesi, delegazione provinciale della Fic-Federazione italiana cuochi. «Se si vuole fare cucina italiana all’estero non si può improvvisare, le ricette vanno rispettate e i prodotti, gli ingredienti, devono essere italiani. Prima di spacciare un piatto per quello che non è, occorre rivolgersi alle Camere di commercio, alle Province o ai Comuni, dove si possono reperire informazioni precise sulle ricette originali, in modo che i piatti proposti come “italiani” si avvicinino il più possibile alla vera cucina made in Italy. È vero che le nostre regioni, dalla Sicilia al Veneto, dal Piemonte alla Campania, e così via, hanno tutte le loro ricette e non è sempre facile seguirle e rispettarle. Ma il rischio è che i cittadini di un Paese straniero, assaggiando una ricetta “italiana” non eseguita correttamente, pensino che quello sia il piatto originale, quando di originale magari ha soltanto il nome... Se non si riesce a riprodurre in maniera perfetta una ricetta, bisogna almeno fare in modo che sia fedele all’originale come minimo per l’80%, altrimenti non ha senso e danneggia il vero Made in Italy».

Purtroppo il termine “bolognese” è uno dei più usurpati nelle cucine e sugli scaffali dei supermercati stranieri con offerte che nulla hanno a che fare con la realtà originale. Ma tra le specialità più “tradite”, come spiega Coldiretti, ci sono anche la tipica caprese servita con formaggio industriale al posto della mozzarella di bufala o del fiordilatte, mentre non mancano i casi di pasta al pesto proposta con mandorle, noci o pistacchi al posto dei pinoli e con il formaggio comune che sostituisce l’immancabile parmigiano reggiano e il pecorino romano. Per non parlare poi della pizza che viene offerta nelle versioni più inimmaginabili, da quella hawaiana con l’ananas a quella di pollo.

Aumenta anche l’offerta di piatti italiani pronto uso sugli scaffali dei supermercati all’estero, dove è possibile acquistare dal sugo liofilizzato per spaghetti alla bolognese ai torti alle lasagne in lattina fino ad un fantomatico piatto all’italiana in barattolo fatto di polpette di carne e pastina da minestra, che farebbero inorridire qualsiasi consumatore del Belpaese. La mancanza di chiarezza sulle ricette Made in Italy offre terreno fertile alla proliferazione di prodotti alimentari taroccati all’estero dove le esportazioni di prodotti agroalimentari tricolori potrebbero triplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale che è causa di danni economici, ma anche di immagine. 

L'“agropirateria” internazionale infatti utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all'Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale. All'estero sono falsi due prodotti alimentari di tipo italiano su tre, con il mercato mondiale delle imitazioni di cibo made in Italy che vale oltre 60 miliardi di euro. Il rischio reale è che si radichi nelle tavole internazionali un falso made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili.

Le sorprese del made in Italy sulle tavole straniere
Spaghetti alla Bolognese: spaghetti conditi con sugo di pomodoro e polpettine non esistono nella realtà gastronomica emiliana.
Cotoletta alla milane: carne di pollo o maiale fritta nell’olio di semi al posto della carne di vitello cotta nel burro.
Pasta alla carbonara: prosciutto cotto al posto del guanciale e formaggio grattugiato al posto del pecorino romano. Spesso viene utilizzata la panna.
Pasta al pesto: mandorle, noci o pistacchi al posto dei pinoli e formaggio comune al posto del parmigiano reggiano e pecorino.
Caprese: formaggio industriale al posto della mozzarella di bufala o del fiordilatte.
Pasta alla Norma: formaggio grattugiato al posto della ricotta salata.
Tiramisù: panna al posto del mascarpone.
Italiaatavola

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