giovedì 29 dicembre 2016

Intolleranze, i test non convenzionali

Intolleranze, i test 

non convenzionali 
possono guidare 

nella diagnosi

Tra i test non convenzionali per diagnosticare le intolleranze alimentari, alcuni si rivelano scientificamente idonei, ad esempio i test di Kondo e Dria. L’Alcat test è l’unico validato da numerosi studi scientifici


Al giorno d’oggi, anche se per noi è normale, per i medici risulta quasi un tabù parlare di intolleranze alimentari, in quanto si tratta di una definizione che non corrisponde agli effettivi quadri clinici dei pazienti. Infatti, sembra che adesso si pensi a questa problematica come un qualcosa che va contro la scienza e, a volte, viene persino etichettata come una diagnosi non veritiera, che le persone ricavano molto spesso con metodi “fai-da-te”. Ma quali sono i test non convenzionali che sono stati attuati finora per diagnosticare queste intolleranze? Scoprirlo può aiutarci a capire molte cose a riguardo.

Per comprendere tutto nel miglior modo possibile, la prima cosa da sapere è che con il termine “non convenzionali”, non si tende solamente a identificare i test che non hanno a che fare con la scienza o che possiamo definire “casalinghi”. Infatti, tra gli esami non convenzionali ne troviamo anche alcuni che si rivelano scientificamente idonei, come ad esempio i test di Kondo e quelli chiamati Dria.

Intolleranze, i test non convenzionali  possono guidare nella diagnosi

Tuttavia, tra queste tipologie di analisi usate per diagnosticare le intolleranze alimentari, troviamo altre prove decisamente meno attendibili. Una di queste è il “test muscolare kinesiologico”, durante il quale il paziente dovrebbe tenere in mano l’alimento che si presume sia “colpevole” del suo malessere o, peggio, pensarlo. Dopodiché, il medico dovrà controllare se si è verificata una caduta di forza muscolare e dovrà fare il tutto senza alcuna strumentazione.

Oltre a questo, è stato utilizzato più volte il “test citotossico”, attraverso il quale il paziente viene sottoposto a un prelievo di sangue, che viene poi messo a contatto con alcune sostanze sospette e osservato attentamente al microscopio. Durante questa fase, il professionista dovrebbe constatare le reazioni di una specifica categoria di globuli bianchi e capire se è presente un’intolleranza. Tuttavia, data la soggettività dell’analisi, anche questo non è un test attendibile. 

Tra gli altri esami non convenzionali troviamo l’Alcat test, l’unico, tra i numerosi test diagnostici oggi disponibili, per il quale è stata documentata l’efficacia della metodica. Si tratta, infatti, di un test validato da numerosi studi scientifici e dalla Fda (Agenzia per gli alimenti e i medicinali). 

Test non convenzionali o dieta di eliminazione?
Fino a che non avete trovato la causa del vostro malessere cominciate con il tenere un diario alimentare giornaliero. Prestate attenzione alle reazioni del vostro corpo per capire quale alimento fate fatica a digerire o quello che vi disturba in qualche modo, e annotate il tutto. Una volta che avete raccolto un po’ di dati andrete dal medico con informazioni utili a capire meglio quali sono gli alimenti che sono colpevoli del vostro malessere e sarà opportuno ridurne il consumo, in maniera tale da aiutare l’organismo a recuperare gradualmente la tolleranza a quel determinato cibo.

Per quanto riguarda quelle che definiamo intolleranze alimentari, che ovviamente non sono gravi come le allergie, solitamente sono temporanee o, comunque, il corpo riesce con il tempo a ripristinare gran parte della tolleranza nei confronti dell’alimento “incriminato”, finendo per riscontrare meno difficoltà e malesseri durante la digestione.

Pertanto, oltre ad evitare di sottoporsi a test non convenzionali, è utile non eliminare completamente un cibo, sfatando così il rischio di eventuali carenze. Una dieta di rotazione, che prevede alcuni giorni di attenzione nei confronti di quell’alimento e altri di alimentazione libera, è decisamente una delle migliori soluzioni.
italiaatavola

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