Agennaio 2026 i prezzi al consumo aumentano dell’1,0% su base annua, con una spinta dei prodotti alimentari (+2,5% non lavorati, +2,2% lavorati), dei servizi abitativi (+4,4%), dei tabacchi (+3,3%) e dei servizi ricreativi e culturali (+3,0%). Il «carrello della spesa» cresce del 2,1%, mentre l’inflazione di fondo si attesta a +1,8%. Nel 2026 è stato aggiornato anche il paniere dei consumi, con nuove sottoclassi per uniformi scolastiche, accessori per l’abbigliamento, sicurezza domestica, carbone da barbecue, tappetini da bagno, trasporto di emergenza e articoli da campeggio. Il peso dei beni scende al 55,53%, quello dei servizi sale al 44,47%, con aumenti soprattutto per i servizi ricreativi e culturali e cali per trasporti e abitazione.

Beni alimentari e servizi: due velocità differenti
L’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC), al lordo dei tabacchi, registra a gennaio un incremento dello 0,4% rispetto a dicembre e del +1,0% su base annua, in lieve calo rispetto al +1,2% di dicembre. Analizzando i comparti, i beni mostrano una lieve contrazione dello 0,2%, mentre i servizi crescono del 2,5%, con un differenziale di +2,7 punti percentuali. Tra i beni, un ruolo centrale lo giocano i prodotti alimentari, per la cura della casa e della persona, cresciuti del 2,1% rispetto a gennaio 2025. «Le famiglie continuano a percepire il peso della spesa alimentare, dai prodotti freschi a quelli trasformati», osserva l’Istat, sottolineando come i servizi rappresentino ormai una quota sempre più significativa dell’inflazione.

Su base mensile, l’indice generale (+0,4%) è influenzato dall’aumento dei prezzi degli energetici regolamentati (+8,7%), dai servizi abitativi (+1,9%), dagli alimenti non lavorati (+1,2%) e lavorati (+0,9%). Crescono anche gli energetici non regolamentati (+0,8%) e i servizi ricreativi e culturali (+0,7%). L’unica diminuzione significativa riguarda i servizi di trasporto, in calo del 3,7%. L’inflazione acquisita per il 2026 si mantiene contenuta: +0,4% per l’indice generale e +0,5% per la componente di fondo, in aumento rispetto a dicembre (0,0% e +0,2%). Anche l’IPCA conferma la crescita su base annua dell’1,0%, con una variazione mensile negativa dello 0,1%.
Un quadro che riflette le abitudini
alimentari degli italiani
Il nuovo anno conferma un quadro in cui i servizi continuano a pesare sull’inflazione, mentre i beni alimentari, pur aumentando, mostrano una pressione più contenuta. L’andamento dei prezzi riflette le scelte quotidiane delle famiglie, tra la spesa settimanale al supermercato, i prodotti freschi e trasformati, e i servizi essenziali per la vita domestica e ricreativa. «Il carrello della spesa resta un indicatore utile per osservare le abitudini dei consumatori e l’impatto dei prezzi sugli italiani», sottolinea l’Istat, confermando come il settore alimentare continui a guidare le scelte quotidiane, pur in un contesto di dinamiche inflazionistiche differenziate tra beni e servizi.
Aggiornamento del paniere dei consumi:
più attenzione ai servizi e nuove categorie di prodotti
Nel 2026 il paniere dei beni e servizi su cui si basano gli indici dei prezzi al consumo, come NIC e FOI, presenta una struttura aggiornata che tiene conto sia delle norme e delle classificazioni in evoluzione, sia dei cambiamenti nei comportamenti di spesa delle famiglie. L’obiettivo è garantire che la selezione dei prodotti sia rappresentativa della spesa reale. Gli aggregati di prodotto a livello nazionale arrivano a 531, mentre per l’indice IPCA il totale è leggermente superiore, con 537. La classificazione include 13 divisioni di spesa, 47 gruppi di prodotto, 122 classi e 234 sottoclassi, mentre gli indici pubblicati arrivano fino a 392 segmenti di consumo. Per gli utenti interessati, sono disponibili anche gli indici completi dei 531 aggregati.
Leggera riduzione del peso dei beni, crescita dei servizi
Tra le principali novità si segnalano alcune nuove sottoclassi che ampliano la copertura delle spese delle famiglie. Tra queste rientrano le uniformi scolastiche, con grembiuli per bambini e uniformi per ragazzi, e gli accessori per l’abbigliamento, come filati per maglia e uncinetto. Si registrano anche nuove rilevazioni per apparecchiature di sicurezza domestica, carbone di legna per barbecue, tappetini da bagno, servizi di trasporto di emergenza con ambulanza privata e articoli per campeggio come tende e zaini. Resta evidente la crescita dei servizi di ristorazione e di alloggio, che hanno recuperato dopo la flessione seguita al periodo pandemico.

Nel 2026 il peso dei beni scende leggermente al 55,53%, mentre quello dei servizi sale al 44,47%. Tra i beni, si riduce l’incidenza dei beni energetici, soprattutto a causa della componente non regolamentata, e diminuisce marginalmente il peso dei beni alimentari, con una contrazione dei prodotti lavorati compensata dall’aumento dei non lavorati. Anche il tabacco registra una lieve flessione, mentre gli altri beni mostrano un incremento complessivo, frutto di un aumento dei semidurevoli e di una riduzione dei beni durevoli e non durevoli. Nel comparto dei servizi, i maggiori incrementi riguardano servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, seguiti dai servizi vari e dai servizi relativi alle comunicazioni. In calo, invece, i servizi di trasporto e quelli legati all’abitazione.
Un paniere più fedele ai comportamenti delle famiglie
Osservando le singole divisioni, la crescita più contenuta riguarda i prodotti alimentari e le bevande analcoliche, dovuta principalmente ai prodotti alimentari, mentre i servizi di istruzione registrano un aumento lieve ma diffuso. Tra le diminuzioni più rilevanti figurano la divisione Ricreazione, sport e cultura, penalizzata dai servizi ricreativi, e Informazione e comunicazione, a causa delle apparecchiature per l’informazione e la comunicazione. Seguono i trasporti, soprattutto per l’utilizzo di mezzi personali e carburanti, e le bevande alcoliche e il tabacco. Calano anche Assistenza alla persona, protezione sociale e beni e servizi vari, oltre ad abitazione, energia e servizi finanziari e assicurativi. Secondo l’Istat, «l’aggiornamento del paniere permette di riflettere in modo più fedele i comportamenti di spesa delle famiglie italiane, con una maggiore attenzione ai servizi e alle nuove tipologie di prodotti emergenti».

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