Furti col Pos
e panico social: l’allarmismo spinge
per tornare al contante (e al nero)
Bar e ristoranti sono oggi il cuore dei pagamenti digitali, ma l’ondata di allarmi sulle truffe rischia di invertire una trasformazione che rende chiare le transazioni e sottrae spazio all’economia sommersa. Diffondere paura significa favorire il ritorno al contante, un terreno su cui la mafia trova più facilità nel muovere denaro ed eludere i controlli
L’allarmismo sulle truffe con il Pos, esploso negli ultimi giorni su social e siti di informazione attorno alla figura dei cosiddetti “borseggiatori digitali”, rischia di spingere i consumatori a diffidare dei pagamenti elettronici e a tornare al contante, con conseguenze che vanno ben oltre la semplice prudenza: più spazio all’economia sommersa e maggiori margini per il riciclaggio. Ed è qui che nasce un sospetto tutt’altro che secondario: che questo clima di paura possa essere anche spinto dalle stesse mafie e da ambienti legati all’economia illegale, perché il ritorno al contante favorisce chi ha interesse a mantenere pagamenti poco tracciabili, per i quali il denaro non monitorato resta uno strumento essenziale di controllo e di ripulitura dei flussi economici, soprattutto nei bar e nei ristoranti, storicamente esposti all’infiltrazione criminale.
La ristorazione guida la crescita dei pagamenti digitali
Del resto, nel 2025, ricordiamo, secondo i dati di SumUp, quasi un pagamento digitale su due è avvenuto proprio nel mondo della ristorazione: bar, caffè, ristoranti, fast food, food truck e delivery hanno infatti rappresentato il 47% di tutte le transazioni cashless registrate nel Paese. Ma il fenomeno non ha riguardato solo tavoli e banconi: i pagamenti digitali sono cresciuti anche nei negozi alimentari, nei servizi di intrattenimento, nei taxi e persino nei saloni di parrucchieri. Nel complesso, nei primi nove mesi del 2025, le transazioni senza contanti sono aumentate del +27,5% rispetto allo stesso periodo del 2024, mentre lo scontrino medio cashless è sceso a 31,8 euro (-6,9%). Un dato che ha confermato una tendenza ormai evidente: gli italiani hanno utilizzato sempre più i pagamenti digitali anche per le spese di piccolo importo.
Entrando nel dettaglio dei comparti in cui si è registrato il maggior utilizzo dei pagamenti cashless, al primo posto si sono collocati caffè e ristoranti, dove si è concentrato il 21,3% delle transazioni digitali (una su cinque). A seguire, i bar e i club con il 15,6% e i negozi di alimentari con il 12,3%. Più distaccati i fast food (6,9%) e i saloni di bellezza e parrucchieri (6,1%). Percentuali più contenute per taxi e servizi di trasporto, che si sono fermati al 2%. Insomma, per farla breve, la ristorazione è stata il vero motore del cashless. È per questo che cresce il sospetto che certe notizie allarmistiche possano essere spinte da chi ha interesse a rallentare la diffusione delle carte di credito e a favorire il ritorno al contante. Perché il contante è più difficile da tracciare, più facile da rubare e, soprattutto, più semplice da riciclare. Un terreno ideale per il lavoro delle organizzazioni criminali, che nei locali pubblici trovano uno degli ambiti più favorevoli per ripulire denaro.
Come difendersi dai “borseggiatori col Pos”
Detto questo, come si può evitare di cadere vittima dei cosiddetti “borseggiatori col Pos”? In realtà è piuttosto semplice. La prima regola è preferire, quando possibile, il pagamento tramite smartphone. I telefoni richiedono l’autorizzazione biometrica o un codice per concludere una transazione, rendendo di fatto impossibile un pagamento non voluto. In questo senso, può essere utile evitare di portare sempre con sé la carta fisica, soprattutto in zone molto affollate o considerate più a rischio.
Se invece si sceglie di portare la carta nel portafoglio, è consigliabile tenerla insieme ad almeno un’altra carta o ad altri oggetti: badge, tessere fedeltà, chiavi, monete o schermature metalliche. La presenza di più elementi ravvicinati rende molto più difficile la lettura del segnale contactless. Cosa bisogna invece evitare? Isolare la carta da sola in una tasca esterna del portafoglio o in una tasca facilmente accessibile. In assenza di schermature, il malintenzionato potrebbe avvicinare il Pos senza nemmeno bisogno, ricordiamo, di contatto diretto.
Allarmismo, contante e nero: la paura fa più danni dei borseggiatori
Insomma, i casi dei cosiddetti “borseggiatori col Pos” non giustificano un clima di allarme generalizzato. Alla fine, come spiegato, bastano pochi comportamenti di buon senso - evitare di tenere la carta isolata in una tasca esterna, proteggerla con altri oggetti nel portafoglio, preferire lo smartphone nelle situazioni più affollate - per limitare fortemente ogni rischio. Alimentare invece una narrazione fondata sulla paura rischia di produrre un effetto collaterale ben più concreto: spingere verso un ritorno al contante.
Un ritorno che, ribadiamo, significa meno tracciabilità e più spazio al nero, soprattutto in bar e ristoranti, che da sempre rappresentano uno dei canali più semplici e diffusi per il riciclaggio di denaro. Non a caso proprio questi settori sono oggi al centro della crescita dei pagamenti digitali, come dimostrano i dati sulle transazioni cashless. È anche per questo che il sospetto su un’eccessiva enfasi di certe notizie non è infondato: più che informare, rischiano di alimentare un clima di diffidenza che finisce per favorire chi ha interesse a mantenere opaco il sistema dei pagamenti. La prudenza resta necessaria, l’allarmismo no.




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