sabato 18 aprile 2026

Caporalato in Franciacorta: indiani pagati 1,50...

 

Caporalato in Franciacorta: 

indiani pagati 1,50 euro l’ora 

nei vigneti

Un sistema che favoriva l’immigrazione clandestina: oltre 1.300 i lavoratori sfruttati dai caporali, con reclutamento esteso anche alle stalle della Bassa e un raggio d’azione ben oltre i vigneti

    
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Èuno dei temi scottanti che ritorna all’inizio di ogni stagione della raccolta di frutta e verdura: lo sfruttamento della manodopera comunitaria ed extracomunitaria. L’indagine della Guardia di Finanza di Rovato e Brescia, partita due anni fa a seguito degli accertamenti durante la vendemmia in un’azienda della Franciacorta, ha riproposto la questione dopo aver arrestato tre “caporali” indiani che pagavano 1,50 euro (sì, un euro e mezzo) all’ora i loro connazionali impegnati nei vigneti.

Caporalato in Franciacorta: indiani pagati 1,5 euro l’ora nei vigneti

Franciacorta: braccianti indiani pagati 1,50 euro l’ora e permessi di soggiorno venduti fino a 13.800 euro

La presunta organizzazione transnazionale, secondo l’accusa degli inquirenti, favoriva l’immigrazione clandestina, lo sfruttamento dei cittadini indiani, il caporalato e le frodi fiscali. Una sessantina gli indagati, fra cui i titolari di aziende agricole compiacenti e quattro donne bresciane che lavorano come impiegate amministrative nelle sedi delle società sotto inchiesta. Impressionanti le cifre del malaffare: 1.364 gli indiani del Punjab fatti arrivare in modo illecito nelle province di BresciaPiacenzaCremona e Milano dal 2018 al 2024. Una cinquantina le società coinvolte.

I lavoratori, spesso trattati come moderni schiavi, per ottenere un permesso di soggiorno lavorativo a termine pagavano 13.800 euro; quello stagionale costava 7.200 euro. Ma i “caporali” andavano anche alla ricerca di persone da occupare nelle stalle della Bassa. Lavoratori costretti a pagare spesso per alloggi fatiscenti e inagibili. All’esame delle Fiamme Gialle pure i settori della logistica e della ristorazione. A questo punto, e nonostante le denunce dei sindacati, le organizzazioni imprenditoriali e gli operatori del settore prima o poi dovranno avviare una seria riflessione sull’impiego corretto della manodopera straniera, perché le situazioni anomale non si registrano solo nei giorni della vendemmia.

Di Renato Andreolassi

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