Dalla cena alla colazione:
la nuova strategia
dei ristoranti...
per sopravvivere
A Miami, dopo una stagione difficile tra calo dei clienti e aumento dei costi, molti ristoranti stanno puntando su colazioni e brunch per intercettare nuova domanda. Un segnale che nasce dalla crisi globale e che potrebbe arrivare anche in Italia sovraponendosi al ruolo dei bar
direttore
Attenzione a cosa sta succedendo a Miami, in Florida, dove non stanno cambiando solo i menu nei ristoranti: sta cambiando il modello stesso di ristorazione. Dopo mesi difficili - con ristoranti storici, locali Michelin e chef premiati costretti a chiudere - molti operatori stanno spostando il baricentro del business: in pratica meno cena e più colazione e brunch. Non è una tendenza glamour, non dimentichiamo che siamo in Florida, la patria (con la California) di mote tendenze. Si tratta di una risposta alla crisi della ristorazione che si fa sempre più pesante ... anche negli Stati Uniti.
Dal meno sera, al menu più giorno
Il contesto è quello che conosciamo anche in Europa: inflazione, costi energetici, guerra alle porte del continente e una generale riduzione del potere d’acquisto. Il cliente esce meno la sera, spende meno e seleziona di più. Il risultato è un calo delle prenotazioni nei momenti tradizionalmente più redditizi.
A Miami diversi ristoratori lo dicono apertamente: il problema non è solo il costo, ma il traffico. E ci sono sempre meno persone sedute ai tavoli la sera.
La risposta alla crisi: anticipare il consumo giornaliero
La reazione di alcuni ristoranti di Miami è stata pragmatica: intercettare il cliente prima. Ristoranti come To Be Determined hanno introdotto la colazione per rendere il locale “più versatile” e meno dipendente dalla sera. Altri, come Lala’s Burgers, hanno lanciato brunch nel fine settimana, mentre locali serali stanno aprendo caffè mattutini o pop-up dedicati.
Il ragionamento è come detto molto semplice:
- la colazione ha uno scontrino medio più basso
- ma maggiore frequenza
- e costi operativi più contenuti
In termini aziendali ciò significa avere meno margine per scontrino, ma più rotazione e meno rischio. Spostare sulla quantità dei consumi, invece che restare ancorati magari ad un modello di fine dining sempre più dubbio e meno capace di attrarre clientela, soprattutto se giovane.
Una questione di sopravvivenza o un segnale globale?
Un ristoratore locale lo ha sintetizzato bene: «Sappiamo di essere sotto pressione. Non possiamo permetterci di essere creativi se perdiamo i nostri ristoranti». È il punto chiave. La creatività viene dopo la sostenibilità. Quello che accade a Miami non è certamente isolato. Non lo è negli Usa e non lo è nemmeno in Europa o in Italia, visto in quanti locali si sperimentano nuovi modelli di offerta.
Di fatto, negli Stati Uniti come in Europa si stanno vedendo segnali simili:
- ritorno del brunch
- crescita dei format daytime (aperto tutto il giorno, pensiamo al caso milanese di Ratanà, dello chef Cesare Battisti, che sta facendo scuola)
- locali serali che si ibridano e pensano a nuove offerte durante la giornata
La ristorazione si sta adattando a un cliente che sposta il consumo verso momenti (e costi) più accessibili.
E in Italia? attenzione ai centri urbani
Questo modello potrebbe arrivare rapidamente anche in Italia, soprattutto in due contesti:
- nelle grandi città come Milano, Roma, Bologna, ad esempio, dove il pranzo veloce e la colazione strutturata possono intercettare lavoratori e flussi urbani.
- nelle aree con forte presenza aziendale, pensiamo a zone direzionali, poli industriali, hub logistici: qui la domanda mattutina è stabile e meno volatile rispetto alla cena. In questi contesti, ampliare l’offerta verso la colazione non è un’aggiunta. È una copertura del rischio.
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Come cambia il ruolo del ristorante
Il punto vero è in ogni caso un altro: il ristorante non può più vivere solo sulla cena. Chi resta ancorato a un unico momento di consumo è sicuramente più esposto. Chi allarga l’orario, diversifica e intercetta flussi diversi ha più possibilità di tenere. Questa è una tendenza che Italia a tavola indicava già durante il Covid, quando delineava modelli alternativi di utilizzo degli spazi dei pubblici esercizi per uscire in fretta dalla crisi ed avere altre prospettive di crescita.
La colazione non salverà certo da sola la ristorazione. Anche perché su quel fronte ci sono, pensiamo all’Italia, i bar che per parte loro, per sopravvivere, spesso puntano a diventare tavole calde…Ma questa ibridazione dei modelli (ristorante anche bar e bar un po’ più ristorante) certo è il segnale di un cambio di mentalità: meno rigidità, più adattamento. Perché in questa fase, più che inventare, il vero tema è uno solo: restare aperti.




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