domenica 7 giugno 2026

La guerra non ferma il vino in Ucraina

 

La guerra non ferma 

il vino in Ucraina: 

cala la produzione, 

ma crescono le cantine

La guerra ha colpito duramente il vino ucraino: produzione crollata da 160 a 40 milioni di litri, perdita di vigneti e distruzione di cantine. Ma il comparto riparte: crescono le aziende (+15-20% in quattro anni e mezzo), aumenta l’export verso Europa, Usa e Asia dopo la stop del mercato russo e si afferma una nuova identità basata su vini secchi e qualità, come racconta Victoria Agrimakova di Wines of Ukraine

La guerra non ferma il vino in Ucraina: cala la produzione, ma crescono le cantine

Prima della guerra l'Ucraina produceva circa 160 milioni di litri di vino e dipendeva pesantemente dalla Russia come mercato principale. Oggi la produzione è scesa a circa 40 milioni di litri e la struttura dell'export è cambiata radicalmente. Il conflitto ha causato perdite territoriali ingenti, ma soprattutto la distruzione di alcune cantine e un netto calo dei volumi. Eppure, paradossalmente, il numero delle (piccole) cantine è cresciuto, molti produttori hanno coperto i danni condividendo gli impianti e i vini ucraini stanno guadagnando riconoscimento internazionale, con una presenza crescente nelle fiere di settore e l'interesse di buyer stranieri sorpresi dalla loro qualità e identità. Sullo sfondo c'è una storia enologica di 2.800 anni, a lungo distorta dalle priorità sovietiche, orientate alla quantità e ai vini semi-dolci. Oggi il settore punta su vini secchi di qualità, varietà internazionali e vitigni locali selezionati - racconta a Italia a Tavola Victoria Agrimakova di Wines of Ukraine - guardando all'Europa, alla Scandinavia, al Regno Unito, agli Stati Uniti, al Giappone come orizzonti di crescita futura, nella prospettiva di una ricostruzione del dopoguerra.

L'intervista a Victoria Agrimakova

Victoria Agrimakova di Wines of Ukraine
Victoria, siamo ancora nel mezzo di una guerra terribile. Com'è il presente e come sta incidendo il conflitto sulla paradossale “normalità” del mondo del vino in Ucraina?

Innanzitutto, la guerra ci ha naturalmente colpito in modo molto pesante. In termini di vigneti, abbiamo perso molto del territorio in cui crescevano. Abbiamo perso quasi 10mila ettari sulla terraferma e prima ancora, nel 2014, quando la Crimea è stata occupata, oltre 14mila ettari non sono più stati disponibili per la nostra produzione. Alcune cantine sono state completamente distrutte, quindi sì, oggi produciamo molto, molto meno di prima della guerra.

Tuttavia, alle cantine che sono state distrutte sono stati offerti gli impianti di altre cantine, in modo da poter continuare a produrre. Così, ancora oggi, stanno producendo vini, vendendoli. E hanno la possibilità di promuovere i loro vini in Ucraina e all'estero. Quanto al numero di cantine in Ucraina, negli ultimi quattro anni e mezzo è cresciuto di circa il 15-20%, il che è positivo. Ma in termini di produzione totale abbiamo perso probabilmente intorno al 30% e circa il 20% dei vigneti

Qual era la produzione prima dell'inizio della guerra?

Prima della guerra, e anche prima del 2014, producevamo circa 160 milioni di litri. Il nostro mercato principale era la Russia: più della metà di tutta la nostra produzione veniva venduta in Russia come vino sfuso, dove lo imbottigliavano e lo vendevano come vino russo.

Ma dopo tutto quello che è successo, oggi la nostra produzione è di circa 40 milioni di litri, quindi è calata in modo significativo

Quale futuro per il vino ucraino

Quale può essere il futuro, una volta che la guerra sarà conclusa e si potrà ricostruire lo scenario vinicolo ucraino?

Quanto al futuro, stiamo ricevendo molto sostegno dal mondo e i vini ucraini cominciano a essere riconosciuti. La nostra prima apparizione al ProWein, nel 2023, è stata piuttosto interessante, perché le persone passavano davanti al nostro stand e scoprivano i vini dall'Ucraina. Esclamavano quasi stupiti: "Avete dei vini, non solo la guerra", e cominciavano a interessarsi. Iniziavano ad assaggiarli, ed erano assolutamente sorpresi che i vini fossero davvero buoni. Negli anni successivi, dal 2024 fino al 2026, sempre più persone sono venute al nostro stand già sapendo che c'è del vino davvero buono in questa parte d'Europa, dall'Ucraina. Abbiamo ampliato le esportazioni in modo piuttosto significativo, e molti produttori che prima della guerra erano concentrati solo sul mercato interno oggi destinano almeno il 30-50% delle loro vendite all'export

Vino in Ucraina: un'eredità millenaria

Come descriverebbe lo stile, la tradizione vinicola e la produzione ucraina?

Per il mondo, l'Ucraina è vista probabilmente come una regione super "nuovo mondo", ma in realtà la nostra storia di produzione di vino risale a 2.800 anni fa. Nell’antichità il territorio dell'Ucraina è stato colonizzato dai Greci, che naturalmente hanno portato la cultura del vino. Poi c'è stato l'Impero Romano e persino l'Impero Ottomano ha contribuito allo sviluppo; più tardi gli Svizzeri sono arrivati nella regione di Odessa e hanno creato la regione vinicola di Shabo. A Kyiv, i monaci producevano vini nelle chiese. Dunque per 2.800 anni c'è sempre stata una produzione di vino in Ucraina. E sotto l'Unione Sovietica la repubblica era ufficialmente il più grande produttore di vino dell'Urss. Il problema era che costringevano tutti a dare più raccolto: non si curavano della qualità del vino, avevano solo bisogno di quanta più uva possibile. Naturalmente, la qualità era un disastro assoluto. E per renderlo un po' più gradevole, si aggiungeva sempre zucchero al vino. Ecco perché, nell'Unione Sovietica, i vini semi-dolci erano piuttosto popolari: perché si aggiungeva sempre zucchero. Ecco il passaggio che ci troviamo ad affrontare adesso. Stiamo ancora cercando di cambiare la cultura del vino in Ucraina: anche se sono passati più di trent’anni dal crollo dell'Urss, ci sono ancora persone che preferiscono i vini semi-dolci. Negli ultimi anni stiamo cambiando questa cultura, facendo apprezzare alla gente i vini “veri”, secchi e con carattere, fatti con varietà di uva davvero ottime. La maggior parte di esse, in effetti, se parliamo di stile, sono varietà internazionali, quelle europee

Quali vitigni, nello specifico?

Lo Chardonnay penso sia la varietà più diffusa in Ucraina. Abbiamo poi l'Aligoté, piuttosto popolare; il Riesling; il Sauvignon Blanc. Abbiamo poi alcune varietà georgiane, che sono super popolari, credo, perché un tempo facevamo parte della stessa comunità. Così in Ucraina furono portati il Rkatsiteli e il Saperavi, anch'esso super popolare. Tra i rossi ci sono il Cabernet Sauvignon e il Merlot.

Abbiamo anche le nostre uve locali. La vera uva autoctona è il Telti-Kuruk, che pensiamo risalga al tempo in cui questo territorio era occupato dall'Impero Ottomano, perché il è turco e significa "coda di volpe", dato che l'uva somiglia a una coda di volpe. È un'uva bianca. L’istituto ucraino di enologia ha pure creato alcuni incroci di uve locali. Per il rosso è nato l'Odessa Black - un incrocio di Cabernet Sauvignon e Alicante Bouschet - e tra i bianchi il Sukholimansky - un incrocio di Chardonnay e Bayan Shirey, la varietà moldava. Abbiamo poi molte varietà autoctone in Crimea - dico che le abbiamo perché la Crimea è ancora territorio ucraino, non accettiamo l’occupazione. E anche alcune uve famose come il Citron Magaracha, forse note anche all'estero.

Vengono vinificate nello stile tipico europeo. A volte, in una degustazione alla cieca, il nostro Odessa Black può essere scambiato per Saperavi, perché è molto ricco, molto intenso, con tannini molto alti. Oppure certi Telti-Kuruk potrebbero ricordare agli italiani la Malvasia e ad alcuni portoghesi un Sémillon Blanc.

Comunque, adesso siamo concentrati assolutamente sulla qualità. Non facciamo più il raccolto abbondante in stile sovietico. Abbiamo capito che non vogliamo vendere di più, ma vogliamo essere tra i migliori. Ed è questa la linea dell'enologia ucraina di oggi

Il rapporto con il mercato europeo tra opportunità e ostacoli

Tra tutte le conseguenze negative della guerra, quella in corso in Ucraina ha portato in positivo un rafforzamento del legame con l'Europa e probabilmente anche con il mercato europeo. Come vede il futuro quando la guerra potrà fermarsi?

Il mercato europeo è piuttosto complicato, perché l'Unione Europea non è sempre molto accogliente verso i prodotti nuovi provenienti da altri mercati, perché cerca di posizionare meglio i propri prodotti. Quindi, se un giorno entreremo nell'UE, potremmo avere qualche difficoltà in termini di quantità di produzione, come è già successo ad altri Paesi appena entrati nell'UE. In termini di esportazioni, non siamo molto competitivi, perché non abbiamo alcun sostegno dal governo per la produzione. Tutto ciò che viene prodotto è prodotto a spese del produttore. E, naturalmente, il prezzo del vino non è competitivo con i vini europei, come quelli spagnoli o italiani. Perciò è piuttosto difficile vendere vini in queste regioni centrali, come la Germania, perché una bottiglia di vino ucraino parte da 10 euro, mentre nel frattempo puoi comprare un vino spagnolo per 2 o 3 euro. Piuttosto i mercati scandinavi sono interessanti per noi e i consumatori amano i vini ucraini: vendiamo parecchio nei mercati scandinavi e nei Paesi nordici. Vendiamo molto anche nel Regno Unito e, visto il potenziale, è nata persino la UA Wine Company che importa vini dall'Ucraina nel Regno Unito

Quali altri mercati sono interessanti?

Vendiamo piuttosto bene anche negli USA e in Giappone. Prima della guerra vendevamo vini in Cina, ma da quando è iniziata la guerra hanno tolto tutti i vini ucraini dagli scaffali. Non so perché… Vendiamo in Canada, ma non è stato facile. Direi in generale che abbiamo ampliato i nostri mercati. Non stanno crescendo in fretta le quantità, ma è interessante anche solo vendere qualche pallet, essere presenti in un Paese nuovo. Per noi è interessante, perché forse - col tempo, magari quando avremo un sostegno dal governo o da qualche organizzazione internazionale - i nostri produttori potranno permettersi di abbassare un po' i prezzi e diventare un po' più competitivi

Prima della guerra il mercato di riferimento era la Russia. Con la pace ci potrà essere una ricostruzione del mercato?

No, non venderemo più i nostri vini su quel mercato

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