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Dietro l’ironia e la popolarità conquistata in televisione c’è un uomo che lega il cibo soprattutto al suo valore più essenziale: quello di unire le persone. Enzo Iacchetti, protagonista del cortometraggio «Oggi offro io», porta al centro il tema della tavola come diritto e gesto di solidarietà, raccontando il progetto nato con Icio De Romedis per portare acqua e istruzione ai bambini dei villaggi più in difficoltà. Nell’intervista parla di beneficenza concreta, del rapporto con la cucina («entro solo per fare il caffè»), dei sapori della sua terra e di una cucina contemporanea che, secondo lui, non deve mai dimenticare il piacere dello stare insieme, senza risparmiarle una stoccata: «Fanno cose molto sofisticate, per carità, ma il problema è che la pancia resta vuota!». Il cortometraggio verrà proiettato durante la serata inaugurale del Food Film Festival di Bergamo, in programma dal 19 al 22 agosto.

Enzo Iacchetti (a sinistra) con Icio De Romedis
Enzo Iacchetti (a sinistra) con Icio De Romedis

Enzo Iacchetti e Icio De Romedis: un progetto concreto per aiutare i bambini

Nel titolo del corto, "Oggi offro io", c'è un gesto antico e profondamente italiano che va oltre la semplice cortesia: offrire da mangiare è un atto di cura e contatto umano. Da dove nasce l'intesa con Icio De Romedis su questo progetto e quale messaggio sperate lasci al pubblico del Festival?

Credo nasca prima di tutto dall'amore per i bambini e per gli altri, dal desiderio di aiutare chi si trova in difficoltà. Prima Icio e poi io ci siamo uniti - io mi sono avvicinato alla sua Onlus, che poi è diventata la Onlus di tutti noi - sviluppando un metodo di fare solidarietà un po' diverso dal solito. Abbiamo referenti sul posto che ci segnalano le zone in cui l'acqua scarseggia o manca del tutto, e noi individuiamo proprio quelle aree per realizzare nuovi pozzi. In un villaggio abbiamo persino costruito due scuole e dei laboratori: siamo riusciti a creare una realtà che, per il loro contesto, si può definire quasi all'avanguardia. L'idea di fondo è quindi un gesto concreto di solidarietà per dare una mano a questi bambini.

Enzo Iacchetti e Icio De Romedis durante un viaggio di solidarietà in Africa
Il corto “Oggi offro io” rilancia l'idea del pasto come diritto e condivisione: in un momento storico come questo, quanto è urgente riportare la tavola a essere un luogo di solidarietà e non di disuguaglianza?

Sarebbe fondamentale, anche se resta un'idea quasi surreale: in un mondo come questo è impossibile pensare che tutti mangino a pari merito. La nostra idea è stata quella di realizzare un film comico, in cui due furfanti rubano dei soldi a seguito di un rapimento e li spendono per comprare polli per i poveri, arrivando ad aprire una mensa dove purtroppo - o per fortuna - si mangia pollo ogni santo giorno. Fa sorridere, ma il messaggio arriva chiaro: almeno grazie al nostro aiuto qualcuno riesce a mangiare un po' di più.

La locandina del cortometraggio "Oggio offro io"
Spesso i messaggi importanti, trasmessi attraverso la leggerezza della comicità, riescono ad arrivare al pubblico in modo ancora più efficace.

A volte sì e a volte no, ma questo film fa ridere e, alla fine, lascia anche spazio alla riflessione.

«Entro in cucina solo per fare il caffè»: il rapporto di Iacchetti con la tavola

La televisione e il teatro l'hanno resa una presenza familiare nelle case di milioni di italiani. Ma a casa sua, lontano dai riflettori, che posto occupa la cucina? È più un tipo da ricette della tradizione, un 'cuoco da improvvisazione' o un grande appassionato della buona tavola pronta in tavola?

Io in cucina entro soltanto per fare il caffè. Quando sono a casa, per le emergenze rimedio con qualche scatoletta o del vecchio formaggio. La cosa bella, però, è che il mio amico chef Danilo usa spesso la mia cucina per radunare gli amici e preparare una cena per tutti. Ho la grande fortuna di avere uno chef stellato personale che cucina gratis per me!

Cosa le piace mangiare di solito?

Sono un carnivoro, ahimè. Rispetto enormemente i vegetariani e i vegani, ma io sono nato in mezzo alle pecore e la carne fa parte della mia storia.

Cotechino e polenta: un piatto a cui Enzo Iacchetti non sa resistere
A questo proposito, lei è originario della provincia di Cremona: qual è il piatto che le fa ritrovare subito i ricordi di casa e dell'infanzia?

Quando torno dalle mie parti per far visita ai parenti, al mio paese, Castelleone, porto sempre nel cuore il mio paese natio. Comunque, davanti a un bel cotechino con la polenta è davvero difficile che mi tiri indietro.

Che rapporto ha invece con il vino?

Il vino mi piace molto, soprattutto quando ho il tempo di godermelo con calma. In vacanza mi concedo qualche sfizio in più: se non devo guidare bevo volentieri un paio di bicchieri. Se guida un altro, anche qualcuno in più! L'importante è che resti sempre un piacere legato alla convivialità e alla buona tavola: io sono e resto uno legato alla tradizione.

Chi è Enzo Iacchetti

Nato a Castelleone nel 1952 e cresciuto a Maccagno, Enzo Iacchetti ha iniziato giovanissimo il suo percorso artistico come musicista, per poi approdare al cabaret. Nel 1979 debutta al Derby di Milano, storico locale della comicità italiana, mentre nel 1990 arriva la consacrazione televisiva con la partecipazione al «Maurizio Costanzo Show». Dal 1994 è uno dei volti storici di «Striscia la notizia». Attore di prosa e musical, cantante e autore di canzoni, premiato anche con un disco d’oro, Iacchetti ha costruito una carriera all’insegna della versatilità, unendo ironia, talento e sensibilità.

Cucina spettacolo e grandi chef: «Il rischio è uscire dal ristorante con la fame»

Oggi la cucina in tv è spessissimo competizione, ritmi serrati e giudizi severi. Lei che la televisione la conosce da dentro, come vive questo contrasto tra il cibo “spettacolarizzato” e il piacere lento e intimo della convivialità?

Penso sia una conseguenza del progresso. Corriamo così velocemente: guardi cosa riusciamo a fare oggi con un telefonino rispetto a trent'anni fa. Anche in cucina si è sentito il bisogno di sperimentare cose nuove, magari incontrando qualche difficoltà, perché quella cucina lì non è certo per tutti. È una cucina ricca, pensata per chi aveva la necessità di trovare forme diverse di ristorazione. Per me resta una moda: spero solo che i piatti di certi ristoranti diventino col tempo un po' più solidi, altrimenti si rischia di uscire con la fame. Fanno cose molto sofisticate, per carità, ma il problema è che la pancia resta vuota!

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Una cena vale se c’è qualcuno 

con cui condividere qualcosa

Tanti anni di carriera tra tournée teatrali, camerini e studi televisivi significano anche migliaia di cene "dopo-spettacolo". C'è un aneddoto culinario o una cena memorabile dietro le quinte che ricordi con particolare affetto?

In realtà non ho mai amato cenare dopo le trasmissioni o gli spettacoli: preferisco mangiare prima. Quando lavoro mangio leggero, anzi non vedo l'ora di iniziare una tournée proprio per dimagrire un po'. Mangio presto, poi vado in camerino a prepararmi e vado in scena. Da giovane capitava di andare a cena a fine serata, ma oggi se mangiassi dopo lo spettacolo finirei per prender sonno alle cinque del mattino. L'unico aneddoto di quando ero ragazzo riguarda certe cene in cui il classico amico "furbo" se la svignava all'improvviso, lasciando me da solo a saldare il conto. E ci sono cascato più di una volta!

E non ha mai pensato a una piccola vendetta?

No, io gli scherzi li subisco soltanto, non sono proprio capace di farli.

Enzo Iacchetti andrebbe a cena con qualcuno solo se la conversazione varrebbe la pena
Facciamo un gioco legato al titolo del cortometraggio: se potesse dire "Oggi offro io" e sedersi a tavola con una figura della sua vita o della sua carriera che non c'è più o con cui non mangia da tempo, chi sceglierebbe e cosa le piacerebbe servirgli?

Mi piacerebbe incontrare una persona nuova e dirle: "Andiamo a cena, stasera offro io". Però, per offrire una cena, ci deve essere dall'altra parte qualcuno con cui valga la pena parlare: la condizione è potersi confrontare su cose belle e interessanti. In caso contrario, tanto vale tenersi i soldi in tasca!