giovedì 28 luglio 2022

Pasta reale di Tortorici, nuovo Presidio Slow Food

 

Pasta reale di Tortorici, 

nuovo Presidio Slow Food

Un dolce caratteristico del Messinese il cui ingrediente principale è la granella di nocciole, raccolte dalle piante che crescono nel parco dei Nebrodi. Una ricetta semplice dalle origini antichissime


Nel medioevo era chiamato il paese delle campane, perché qui si fondevano rame, stagno e bronzo per produrre strumenti finiti poi nelle chiese di tutta la regione e non solo. Oggi, invece, è noto soprattutto per la produzione di nocciole: parliamo di Tortorici, centro di seimila abitanti in provincia di Messina, da dove arriva l’ultimo nato tra i Presìdi Slow Food, la pasta reale. Si tratta di un dolce, una ricetta semplice per la cui preparazione occorrono soltanto tre ingredienti: acqua, zucchero e proprio quelle nocciole che crescono sui monti dei Nebrodi.

La pasta reale di Tortorici con il suo tipico rigonfiamento - Foto Mauro Pizzato Pasta reale di Tortorici, nuovo Presidio Slow Food

La pasta reale di Tortorici con il suo tipico rigonfiamento - Foto Mauro Pizzato

Arte dolce in convento

«Si tratta di una preparazione dalle origini antichissime», spiega Lidia Calà Scarcione, pasticcera e referente dei due produttori che attualmente aderiscono al Presidio di cui abbiamo testimonianze già alla fine del Seicento, quando cioè a Tortorici, sorgeva un convento delle suore clarisse che, come in molti altri casi, oltre a pregare erano solite preparare dolcini e biscotti. «Poi, però, con le leggi del 1866 e del 1867, il neonato Regno d’Italia confiscò i beni ecclesiastici – aggiunge Vincenzo Pruiti, referente Slow Food del Presidio della pasta reale di Tortorici – e così anche il convento venne chiuso». Le suore, rimaste di fatto sfollate, furono accolte nelle case delle famiglie più benestanti di Tortorici, portando con sé e tramandando oralmente anche i segreti della preparazione del dolce.

Pochi ingredienti, qualche insidia

La pasta reale di Tortorici è un dolce che richiede pochi ingredienti ma che nasconde alcune insidie. Ha la forma piatta e irregolare e un rigonfiamento nella parte centrale che secondo alcuni è un omaggio al monte San Pietro che sovrasta il paese. Per altri, invece, rappresenta una corona, retaggio del fatto che le paste venivano offerte ai regnanti. Leggenda o meno quel rigonfiamento si produce durante la cottura. «In forno i dolci scoppiano – aggiunge Lidia Calà Scarcione – Non esiste una ricetta precisa, molto dipende da come vengono tritate le nocciole tostate: a seconda della loro finezza, la granella di nocciole assorbe più o meno acqua, quindi bisogna regolarsi con l’esperienza e la manualità». Una volta preparato l’impasto di acqua, zucchero e nocciole tritate, aiutandosi con un po’ di farina si formano delle sfere e le si lasciano riposare su un tagliere di legno per due o tre giorni, a seconda del clima e della temperatura. A quel punto si infornano e si attende che la pasta reale scoppi, facendo sciogliere lo zucchero e generando la caratteristica forma del dolce.

 Preservare i noccioleti

«Le nocciole sono il frutto del nostro territorio – conclude Lidia Calà Scarcione – e la pasta reale di Tortorici, da questo punto di vista, è emblematica di quest’angolo di Sicilia». Un patrimonio che però è in pericolo. «Noto un progressivo abbandono dei noccioleti, che un tempo rappresentavano la principale fonte di sostentamento degli abitanti della zona. Oggi le piante vengono abbandonate perché qui il terreno non è pianeggiante, quindi coltivarle risulta faticoso e poco conveniente: non c’è possibilità di meccanizzare il lavoro né di avere appezzamenti particolarmente grandi. Ma l’abbandono non è privo di conseguenze: comporta che le foreste “si abbassino”; in altre parole, la vegetazione sta riconquistando aree un tempo coltivate».

Il sostegno della Regione

Può sembrare paradossale, in un’epoca segnata dal consumo di suolo, dall’urbanizzazione selvaggia e dall’antropizzazione di habitat naturali, lamentare l’avanzata dei boschi. Per secoli però, l’agricoltura è stata lo strumento con cui l’uomo è entrato in rapporto con la natura, addomesticandola e rendendola produttiva, sempre con l’implicito patto: lavorare la terra per coglierne i frutti tutelando l'equilibrio e la capacità di rigenerazione del suolo. Ma non può esistere equilibrio e rigenerazione né nell’abbandono né nel sovrasfruttamento, due tendenze diffuse che oggi dobbiamo invertire a livello globale. Ecco, dunque, il valore di un Presidio Slow Food e dei suoi produttori. Il Presidio Slow Food della pasta reale di Tortorici è sostenuto dalla Regione Sicilia - Assessorato dell'agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea.IAT

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