martedì 31 agosto 2021

I prodotti regionali trainano il turismo, ma la ristorazione deve incentivarli

I prodotti regionali trainano il turismo, 

ma la ristorazione 

deve incentivarli

I prodotti a denominazione - Dop, Doc, Igp e Sgt - sono in costante ascesa nel paniere degli acquisti degli italiani. Le tipicità regionali piacciono con il Trentino Alto Adige che è il territorio più apprezzato. Anche gli stranieri sono attirati dal made in Italy enogastronomico, con il vino a fare la parte del leone

di Federico Biffignandi


Dal momento in cui la cucina è diventata una tendenza dilagante, una moda, un must, un fenomeno popolare e internazionale - ovvero da Expo 2015 - è sembrato che i cibi alternativi o etnici avessero la meglio su quelli italiani, cardine della Dieta mediterranea che ci contraddistingue. Ma questa ventata di novità è stata solo passeggera e ha presto lasciato il posto alla riscoperta dei prodotti tipici italiani, in particolare a quelli contraddistinti da marchi a denominazione: Dop, Doc, Igp.

Riscoperta, sì se ribadiamo il fatto che la Dieta mediterranea ha svezzato gran parte degli italiani, ma se ci aggiungiamo che dal 2015 in poi si è cominciato a mangiare in modo più consapevole, curioso, affinato, critico, ricercato. E per fortuna, visto che l’Italia dispone di 316 specialità ad indicazione geografica riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, 5266 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, la leadership nel biologico con oltre 80mila operatori biologici e la più grande rete mondiale di mercati di agricoltori e fattorie con Campagna Amica. Praticamente non accorgersi di questa ricchezza sarebbe uno scempio.

L'influenza dei prodotti a denominazione sul turismo è virtuosa

Una ricchezza che, anche se ancora faticosamente in alcuni casi, viene ampliata e distribuita su più filiere. In primis, su quella del turismo. La vacanza enogastronomica non è più diventata una nicchia, assaggiare prodotti tipici del luogo dove ci si trova in vacanza non è più una casualità o una necessità, ma sempre più frequentemente si sceglie il luogo dove recarsi scrutando prima che cosa l’enogastronomia locale può offrire. Una recente ricerca di Coldiretti/Ikè ha rilevato che per questa estate il cibo ha rappresentato per quasi il 22% degli italiani la principale motivazione di scelta del luogo di villeggiatura, mentre per un altro 56% costituisce uno dei criteri su cui basare la propria preferenza. Solo un 4% dichiara di non prenderlo per niente in esame. Di più: la stessa ricerca ha rilevato che circa quattro italiani su cinque (78%) in vacanza lontano da casa preferiscono consumare prodotti tipici del posto a chilometro zero per conoscere le realtà enogastronomiche del luogo in cui si trovano. Appena il 15% dei vacanzieri ricerca anche in villeggiatura i sapori di casa propria mentre una netta minoranza (5%) si affida alla cucina internazionale un 2% prova altre esperienze nel piatto.

Va da sé che scoprire certi sapori e certi profumi lontano da casa resta nel cuore ed è frequente che, una volta rientrati alla base, si cerchino ancora quei sapori e quei profumi per rivivere alcune sensazioni, per chiudere gli occhi e sentirsi al mare, in montagna o in mezzo alla campagna. Del resto, la nona edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, evidenzia che le specialità regionali italiane stanno vivendo un’epoca d’oro che non ha intenzione di fermarsi. Il paniere di questi prodotti e il loro giro d’affari continuano a crescere: nel 2020 l’offerta è arrivata a comprendere ben 9.200 prodotti e il sell-out è cresciuto di +6,4% rispetto al 2019; lo stesso paniere dei prodotti alimentari a caratterizzazione regionale ha sviluppato circa 2,6 miliardi di euro di sell-out in supermercati e ipermercati e ha contribuito per l’8,0% al giro d’affari totale del food&beverage in questo canale.IAT

 

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