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L’Italia ha avuto il coraggio di fare ciò che nessun altro Paese europeo aveva ancora fatto: trasformare la lotta alle recensioni false in una legge, fissando regole specifiche per ristoranti, alberghi e imprese turistiche. Una scelta arrivata dopo anni di denunce, proteste e richieste rimaste troppo spesso senza risposta. Italia a Tavola è stata in prima linea fin dall’inizio, quando denunciare il mercato delle recensioni comprate, vendute o costruite per danneggiare un concorrente significava scontrarsi con l’indifferenza generale e con lo strapotere delle piattaforme che contavano magari sulle errate speranze delle associazioni di poterle condizionare. Non abbiamo mai chiesto di cancellare le critiche né di proteggere gli imprenditori incapaci. Abbiamo sempre chiesto, all’inizio isolati, una cosa molto più semplice: che a giudicare un ristorante o un albergo fosse chi vi era davvero stato. Quella battaglia ha finalmente prodotto una legge. La legge 11 marzo 2026, n. 34, entrata in vigore il 7 aprile, che su iniziativa dei ministeri del Turismo e del made in Italy ha introdotto per la prima volta nell’ordinamento italiano una disciplina specifica contro le recensioni illecite nel turismo e nella ristorazione. L’Italia è diventata così il primo Paese europeo a dotarsi di un impianto organico dedicato al comparto dell’Horeca. Non è una medaglia da appuntarsi al petto e dimenticare in un cassetto. È una conquista per le imprese corrette e per i consumatori, tanto più importante perché ha aperto una strada che altri hanno cominciato a seguire. In Spagna il Governo ha proposto misure molto simili: identificazione di chi recensisce, prova dell’effettivo utilizzo del servizio, limite temporale di 30 giorni, diritto dell’impresa di chiedere la rimozione dei contenuti falsi e divieto di compravendita delle recensioni.

Finalmente la battaglia storica di Italia a Tavola contro le recensioni false aveva prodotto una legge, che ora rischia di essere vanificata dall'Antitrust
Finalmente la battaglia storica di Italia a Tavola contro le recensioni false aveva prodotto una legge, che ora rischia di essere vanificata dall'Antitrust

L’Italia ha fatto da apripista. Ora rischia di fare marcia indietro: l’Antitrust deve applicare la legge, non riscriverla

Il 23 giugno 2026 l’Autorità garante della concorrenza e del mercato - a cui la legge ha demandato di fissare le regole concrete di attuazione delle norme - ha approvato preliminarmente uno schema di linee guida, poi sottoposto a consultazione pubblica, destinato a indicare alle imprese come rispettare i requisiti di liceità delle recensioni online. È proprio leggendo quello schema che nasce una domanda tanto semplice quanto inquietante: l’Antitrust vuole applicare la volontà del Parlamento oppure vuole modificarla? Perché le linee guida non sono una nuova legge. Non possono introdurre dalla finestra ciò che il Parlamento ha deciso di cacciare dalla porta. Non possono trasformare divieti netti in un labirinto di eccezioni, interpretazioni e categorie differenti. E soprattutto non possono consegnare alle piattaforme digitali quelle briglie sciolte che la legge aveva finalmente tentato di stringere dopo le azioni di Tripdvisor e Google nei palazzi del potere a Bruxelles e Roma per cercare di bloccare la legge

Nello schema dell’Autorità emergono invece aperture che rischiano di indebolire proprio i punti essenziali della riforma: la distinzione tra diversi soggetti che pubblicano recensioni, la possibilità di trattare in modo meno rigoroso i contenuti a pagamento, il trasferimento delle recensioni da una piattaforma all’altra e l’assenza di vincoli sufficientemente chiari sul modo in cui recensioni, sponsorizzazioni e classifiche vengono combinate. Non sono dettagli tecnici per avvocati annoiati in una stanza con l’aria condizionata. Da queste regole dipendono la reputazione, il fatturato e talvolta la sopravvivenza di decine di migliaia di imprese.

Ciò che è vietato non può diventare semplicemente “etichettato”

Una recensione pagata o ottenuta in cambio di uno sconto, di un regalo, di un pasto gratuito o di qualsiasi altro beneficio non diventa autentica perché una piattaforma le applica un’etichetta. È una recensione condizionata e falsa. Punto. Consentirne la pubblicazione, limitandosi a segnalarne la natura promozionale, significherebbe legittimare un mercato nel quale chi ha più risorse può comprare maggiore visibilità, migliori giudizi e una reputazione artificiale. Le piccole imprese sarebbero ancora una volta le prime a pagare il prezzo di un sistema che ha già snaturato la libera concorrenza.

Ogni recensione deve essere verificata e verificabile
Ogni recensione deve essere verificata e verificabile

Anche la possibilità di cedere o trasferire recensioni tra piattaforme diverse (cosa che succede troppo spesso) è incompatibile con il principio fondamentale della legge: ogni giudizio deve riferirsi a una reale esperienza vissuta presso quello specifico locale. Le recensioni non sono figurine da scambiare, né un patrimonio commerciale che possa essere spostato da una piattaforma all’altra o da un’attività all’altra. Su questi punti le associazioni del turismo e della ristorazione hanno assunto una posizione netta. Fipe, Federalberghi, Fiavet, Fto e Assoturismo, insieme sa Confesercenti, hanno chiesto il divieto assoluto delle recensioni incentivate e della loro cessione, controlli sull’autenticità e regole più rigorose per le piattaforme. E come Italia a Tavola non possiamo che sostenere questa posizione, aggiungendo ciò che le associazioni di categoria magari “non possono” dire fino in fondo.

E le graduatorie? Il vero potere delle piattaforme resta nell’ombra

C’è poi un tema ancora più grande: il modo in cui le piattaforme costruiscono le classifiche. Non basta verificare che una recensione sia stata scritta da un cliente reale se poi nessuno sa con quali criteri quel giudizio viene valorizzato, nascosto, mescolato con contenuti sponsorizzati o utilizzato per far salire e scendere un’impresa nelle graduatorie. Il vero potere di Google, TripAdvisor e delle altre piattaforme non consiste soltanto nell’ospitare le recensioni. Consiste nel decidere quali attività vengono viste per prime e quali finiscono in fondo alla pagina, dove digitalmente non passa quasi nessuno.

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Il ranking di piattaforme come TripAdvisor è un tema fondamentale da chiarire

Ignorare il tema del ranking significa affrontare metà del problema e lasciare intatta l’altra metà, forse la più pesante. Le piattaforme non possono continuare a comportarsi come scatole nere che giudicano le imprese senza spiegare le regole del gioco. L’era dei cartelli coi punteggi non regolamentati di queste piattaforme deve finire… finora è solo un imbroglio. Servono criteri trasparenti, controllabili e non discriminatori. Le recensioni sponsorizzate o incentivate non devono incidere sul punteggio. Il pagamento di servizi pubblicitari non deve trasformarsi in un vantaggio occulto nella graduatoria. E le micro e piccole imprese devono poter conoscere le ragioni di penalizzazioni che possono costare migliaia di euro di fatturato.

Le pressioni delle piattaforme hanno trovato ascolto?

A questo punto il sospetto è inevitabile. Le grandi piattaforme hanno tutto l’interesse a evitare regole stringenti, controlli effettivi e responsabilità dirette. Hanno mezzi economici, strutture legali e capacità di pressione enormemente superiori a quelle di un singolo ristorante o di un piccolo albergo. E poiché sono quasi tutte americane, dietro hanno anche il peso di Trump che non accetta le regole a tutela dei consumatori o di personaggi. È dunque legittimo domandarsi se le loro pressioni, esercitate a Bruxelles e nei diversi Paesi europei, abbiano trovato ascolto proprio nell’Autorità italiana che dovrebbe tutelare la correttezza del mercato. Non abbiamo oggi elementi per affermare che l’Antitrust abbia ceduto a pressioni specifiche. Ma proprio per questo è necessario che l’Autorità renda pubblici e tracciabili gli incontri, i contributi e le interlocuzioni avute con le piattaforme durante la preparazione delle linee guida. Perchè non c’è traccia del loro parere?

La trasparenza non è un’offesa all’Autorità. È il minimo sindacale quando si prendono decisioni che possono favorire soggetti con un potere economico e tecnologico gigantesco. L’Antitrust non scende dal cielo. È un organismo pubblico, i cui vertici sono nominati dalla politica, e deve rispondere delle proprie scelte alla collettività. La sua indipendenza non può trasformarsi nell’autorizzazione a cambiare il senso di una legge approvata dal Parlamento. Se il Governo non poteva politicamente permettersi di ridimensionare la riforma, sarebbe gravissimo che il lavoro sporco venisse lasciato a un’Autorità amministrativa, destinata poi ad assumersi la responsabilità di deludere imprese e consumatori.

Sarebbe un tradimento del mandato pubblico

Se le linee guida definitive dovessero confermare deroghe non previste dalla legge, non saremmo davanti a una semplice divergenza tecnica. Saremmo davanti a un tradimento del mandato pubblico dell’Antitrust, chiamata a difendere la concorrenza e non a rendere più comoda la vita alle grandi piattaforme. E al tempo stesso a una sostanziale retromarcia del Governo che ci aveva messo la faccia in questa operazione di civiltà. Le Autorità indipendenti devono interpretare le norme quando esistono dubbi reali. Non possono però riscriverle, restringerne la portata o creare eccezioni che il legislatore ha volutamente escluso. L’Italia ha approvato una legge innovativa, osservata anche all’estero. Sarebbe paradossale che, mentre la Spagna imbocca una strada simile, proprio il nostro Paese cominciasse a smontare il proprio primato prima ancora di avere applicato davvero le nuove regole. Sarebbe il solito capolavoro all’italiana: arrivare primi e poi impegnarsi con grande efficienza per perdere la gara.

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Ristoratori e albergatori non restino in silenzio

Per questo Italia a Tavola rivolge un appello a ristoratori, albergatori, pubblici esercizi, imprese turistiche e associazioni di categoria: reagite ora. Non aspettate che le linee guida diventino definitive per lamentarvi dopo. Presentate osservazioni formali. Chiedete ai vostri rappresentanti di intervenire. Sollecitate il Governo e il Parlamento. Pretendete che l’Antitrust spieghi pubblicamente ogni scelta che si allontana dal testo e dallo spirito della legge.

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È fondamentale che albergatori e ristoratori facciano sentire la propria voce

Le richieste devono essere nette:

  • nessuna recensione incentivata, neppure se etichettata;
  • nessuna cessione o compravendita di recensioni;
  • pubblicazione soltanto da parte di clienti verificati;
  • rispetto rigoroso dei termini temporali fissati dalla legge;
  • esclusione dei contenuti sponsorizzati dal calcolo dei punteggi;
  • trasparenza sui criteri che determinano ranking e visibilità;
  • tracciabilità dei rapporti tra Autorità e piattaforme;
  • strumenti semplici e rapidi per consentire alle imprese di contestare le recensioni false.

Questa non è una battaglia contro le recensioni. È una battaglia per salvare le recensioni, restituendo loro credibilità e funzione informativa. Non si difendono i ristoratori dalle critiche. Si difendono le imprese corrette dagli imbrogli, i consumatori dalle manipolazioni e il mercato da chi può alterarlo attraverso algoritmi opachi, contenuti acquistati e graduatorie incontrollabili.

Italia a Tavola non farà un passo indietro

Non permetteremo che venga svuotata attraverso linee guida scritte per non disturbare le piattaforme. Chiediamo all’Antitrust di tornare alla lettera e allo spirito della legge. Chiediamo al Governo e al Parlamento di vigilare. Chiediamo alle associazioni di categoria di non accontentarsi di qualche correzione marginale. E soprattutto chiediamo a ristoratori e albergatori di non restare alla finestra. Perché se passa il principio che un’Autorità possa disinnescare con una linea guida una legge approvata dal Parlamento, la sconfitta non riguarderà soltanto le recensioni online. Riguarderà la credibilità delle istituzioni, la libertà del mercato e il diritto delle imprese italiane a competere senza essere ostaggio delle piattaforme.

Italia a Tavola rimane in prima linea contro le recensioni false

Come sempre Italia a Tavola si mantiene a disposizione di tutti quei pubblici esercizi e hotel che si trovano a dover affrontare comportamenti scorretti da parte delle diverse piattaforme. Il network segnalerà ogni operazione scorretta e rappresentarà queste denunce nei confronti di Antitrust e Agcom

Noi siamo stati in prima linea quando il problema delle recensioni false veniva minimizzato. Abbiamo denunciato le storture, raccontato gli abusi e sostenuto la necessità di una legge quando sembrava una battaglia impossibile. Oggi quella legge esiste. Ed è anche grazie alla pressione esercitata negli anni da imprese, associazioni e organi di informazione che non hanno accettato il Far West digitale.