Dalle isole Lofoten
a Rialto la rotta europea
dello stoccafisso
La passione per la tradizione e la ricetta originale del baccalà mantecato
La Confraternita del Baccalà Mantecato è nata nel 2001 da un’intuizione di Dino Boscarato, patron della “Trattoria dall’Amelia” di Mestre. È stata presentata al pubblico in occasione di una solenne cerimonia alla Scuola Grande San Giovanni Evangelista (Venezia) ed è stata rifondata nel 2003 con una più precisa struttura organizzativa. La Confraternita è formata da appassionati, cultori, buongustai, gastronomi che hanno a cuore la tradizione e la salvaguardia della ricetta originale da cui è nata questa prelibatezza della cucina veneziana. È governata da un Consiglio dei Dieci o Consiglio dei Savi secondo il costume della Serenissima Repubblica di Venezia ed è presieduta da un Doge, attualmente il medico pediatra, un luminare delle malattie metaboliche, Maurizio Scarpa.
Per legare il mondo degli appassionati del baccalà mantecato al mondo di chi lo propone, la Confraternita assegna il titolo di Ristorante Selezionato a tutti quei ristoranti che, accettando il disciplinare della Confraternita e superando il vaglio del Savio di Bocca, lo chef Franco Favaretto del ristorante “Baccalàdivino” di Mestre, si impegnano nella preparazione tradizionale del vero baccalà mantecato.
Il viaggio avventuroso e drammatico del mercante veneziano Pietro Querini
Pietro Querini, il primo veneziano a “scoprire” lo stoccafisso, era un facoltoso patrizio e mercante veneziano, feudatario in Candia, il ricco e strategico dominio d'oltremare della Serenissima Repubblica di Venezia. Partì dall’isola greca (oggi Creta) nell’aprile 1431 a bordo di una cocca, nave da carico con una prua panciuta molto sollevata sulla linea dell’acqua e capace di stivare ben 446 tonnellate di mercanzie. In quel viaggio il prezioso carico era composto da 800 barili di Malvasia, sacchi di pepe e altre spezie, balle di cotone, rotoli di seta, cera, casse ricolme di arazzi e vetri. Il tutto era destinato ai floridi commerci con le Fiandre.
Ma la "Querina", così si chiamava la nave, non ci arrivò mai. Sorpresa da un fortunale presso l’isola d’Ouessant venne spinta al largo dell’Irlanda, senza vela e senza timone. Il 17 dicembre si decise di abbandonare la nave ormai ridotta a relitto e dividere marinai e i pochi viveri su una scialuppa e una lancia.
Della prima non si avranno più notizie, mentre la lancia, sulla quale si era imbarcato Pietro Querini con quarantasette marinai, proseguì il suo viaggio in balia delle onde e finì sugli scogli dell’isoletta deserta di Sandoy, nell’arcipelago delle Lofoten (Norvegia), oltre il Circolo Polare Artico.
Oramai ridotti ad una decina, i naufraghi furono soccorsi, dopo undici giorni, dai generosi abitanti della vicina isola di Røst. E qui il Querini scoprì gli stoccafissi, o stocfisi come li chiamava dal nome nordico stockvisch, che significa "pesce bastone". Erano i merluzzi che, lasciati essiccare al sole e ai venti gelidi delle Lofoten, diventavano duri proprio come un bastone.
Il mercante veneziano, dopo il drammatico naufragio, riuscì a ripartire dalle Lofoten il 15 maggio 1432, diretto come i pescatori nativi al porto strategico di Bergen. A lui e ai suoi marinai fu regalata una provvista di ben sessanta stoccafissi, che vendettero per pagarsi il viaggio di ritorno a Venezia, raggiunta il 12 ottobre 1432.
Fondamentale per la diffusione del baccalà fu il Concilio di Trento del 1545
Quando il pesce-bastone viaggiava lungo i fiumi, sulle zattere
Per chi volesse approfondire l'argomento consiglio l'opera monumentale, ricca di riferimenti storici e aneddoti, "I Misteri del Ragno" dell’accademico vicentino Otello Fabris (Biblioteca internazionale La Vigna di Vicenza). Molti sono i riferimenti legati al Trentino: oltre alle imposizioni relative ai giorni di digiuno decise dal Concilio di Trento, si parla dei porti fluviali dell'Adige dove si pagavano i dazi per il passaggio delle merci che viaggiavano su delle zattere: Egna, Trento, San Michele all'Adige, Borgo Sacco, Verona-Parona. All'epoca la via maestra dello stoccafisso erano i fiumi che congiungevano Amburgo a Venezia: il Reno, l'Adige, il Brenta.
Un ruolo importantissimo hanno sempre avuto il porto fluviale e la dogana di Borgo Sacco, l'antico borgo a due passi da Rovereto, dove esistevano alcune famose ditte di spedizionieri: i Fedrigotti, i Baroni, i Cont, i Prosser. Lo storico, nonché geografo veneziano Marin Sanudo nel 1483 scrive che per raggiungere Verona dopo aver caricato la merce al porto fluviale di Sacco davanti alla chiesa di San Zuane, le zattere dovevano passare ben dieci posti pericolosi fino alla successiva dogana di San Giorgio, a Verona, gestita dai burchieri di Pescantina.
Quel pesce-bastone, un tempo povero, oggi piatto d'alta cucina
Le vie d'acqua hanno avuto un ruolo fondamentale nella penetrazione dello "stofìss" (termine dialettale trentino), il che ha favorito la diffusione di questo pesce bastone (ammollato in acqua per alcuni giorni) sulle tavole delle popolazioni delle Tre Venezie. Lo stoccafisso, un tempo povero, oggi piatto d'alta cucina, è citato più volte anche nel ricettario settecentesco del prevosto trentino don Felice Libera di Avio. Ricette riprese e rivisitate oggi da molti ristoranti anche stellati che esaltano questo nobile pesce essiccato grazie al vento e al sole dei Mari del Nord.
Sempre in tema di riferimenti storici, va ricordata la figura del mercante fiammingo Marco Manart quale primo importatore privilegiato dei "bacaladi" a Venezia per via mare. Lo ha scoperto tra le inesauribili carte conservate nell’Archivio di Stato di Venezia, lo storico viarreggino, naturalizzato francese, Alberto Tenenti.
All’inizio del 1596 Marco Manart aveva inviato una supplica al Senato della Serenissima per ottenere una riduzione sui dazi per l’importazione a Venezia di una “mercantia” mai prima pervenuta. Il mercante fiammingo specifica che si trattava del pesce chiamato Stockfish e pure dell’olio ricavato dalla carne di balena.
Le mille ricette dello stoccafisso e l'elogio di Alvise Zorzi al baccalà mantecato
Dall'epoca del Querini in poi il baccalà, mantecato secondo la tradizionale ricetta veneziana codificata dalla Dogale Confraternita, o proposto nelle sue innumerevoli varianti locali (il baccalà alla vicentina, lo stoccafisso accomodato alla ligure, quello alla livornese, all'anconitana, il baccalà alla napoletana, lo stocco calabrese di Mammola, lo stocco messinese alla ghiotta, solo per citarne alcune), è una presenza importante sulle tavole degli italiani.
.png)
.png)
.png)
Nessun commento:
Posta un commento