Dopo i 15 nuovi ingressi annunciati ad agosto, la selezione italiana della Michelin si arricchisce ancora con altri 20 ristoranti inseriti nel mese di settembre, in vista della Guida 2027. Prosegue dunque il lavoro degli ispettori della Rossa, impegnati nell'aggiornamento dell'elenco che confluirà nell'edizione in uscita il prossimo 12 novembre, con la presentazione (al Teatro Municipale di Piacenza) ormai sempre più vicina. Sarà soltanto in quell'occasione che si scoprirà quali indirizzi conquisteranno una stella, un Bib Gourmand oppure una semplice segnalazione. Nel frattempo, i nuovi ingressi raccontano ancora una volta la varietà della ristorazione italiana, tra valorizzazione del territorio, ricerca contemporanea e riletture personali delle tradizioni locali.
I nuovi 20 ingressi nella Guida Michelin
I ristoranti sono già segnalati sul sito ufficiale della Michelin Italia e all'interno dell'app dedicata. Ecco di seguito i "venti" nuovi locali che già possono dirsi certi del loro nome segnalato nella guida 2027, con le rispettive motivazioni.
Abbamele Osteria (Mamoiada, Nuoro)
Nel cuore della Barbagia, Abbamele Osteria è il progetto dello chef e patron Mauro Ladu, originario proprio di Mamoiada e tornato nel suo paese dopo diverse esperienze professionali. Il ristorante propone una lettura contemporanea della cucina sarda, in una piccola sala dove pietra, fotografie e maschere dei mamuthones richiamano l'identità locale. La Michelin sottolinea l'impiego di «ingredienti locali di grande qualità» e una cucina giocata su «consistenze e contrasti misurati», citando le zucchine con uovo cotto a 65 gradi e il maialino da latte con melanzane, valorizzate anche da un tocco di limone candito. La proposta comprende degustazione e carta, affiancate da una cantina di circa 130 etichette, in gran parte disponibili anche al bicchiere.
Ulìa (Arzachena, Sassari)
Immerso nella campagna gallurese, Ulìa è il ristorante del Cascioni Eco Retreat, tenuta di 18 ettari nata dalla riconversione di un antico stazzo e premiata con una Chiave Michelin. La cucina è affidata dal 2025 a Salvatore Camedda, originario di Cabras e già stella Michelin al Somu di Baia Sardinia. La tenuta fornisce alla cucina olio, miele, ortaggi, erbe aromatiche, frutta e grani, trasformati anche in pane, focacce e pasta. Per la Michelin, Camedda propone una cucina «moderna di impronta mediterranea» che valorizza il territorio sardo: significativo il lavoro sull’agnello, proposto alla brace, in crocchetta e attraverso lavorazioni di salumeria. A completare l’esperienza è la tranquillità della tenuta, lontana dal fermento della Costa Smeralda, con la possibilità di mangiare sulla terrazza affacciata sulla piscina.
Percorsi al Vecchio Ponte (Bracciano, Roma)
Aperto nel 2020, Percorsi al Vecchio Ponte nasce dall'incontro professionale tra lo chef Luca Cecconi e Noemi Farullo, pastry chef, sommelier e responsabile della sala. Cecconi, classe 1987, si è formato anche all'estero e ha lavorato con i fratelli Cerea, Andrea Migliaccio e all'Aldrovandi Palace. Il ristorante occupa l'ex rimessa per le carrozze del castello, tra le pietre medievali del borgo di Bracciano. La Michelin parla di una collocazione «suggestiva e romantica» e di una cucina di «ottimo livello», non necessariamente legata al territorio se non per alcuni prodotti. L'impronta è infatti «più creativa e fantasiosa», pensata per allontanarsi dai classici piatti laziali, con una menzione esplicita per il lavoro dello chef: «Bravo Luca Cecconi!».
Dal Pittore (Cagliari)
Aperto a Cagliari nel 2023, Dal Pittore segna il nuovo capitolo della lunga carriera di Renato Bacchetta, chef piemontese classe 1947 che per quarant'anni ha guidato la Taverna del Pittore di Arona, conquistando e mantenendo la stella Michelin per undici anni consecutivi. Oggi propone una cucina che mette in dialogo Piemonte e Sardegna, in una sala raccolta dove Immacolata Congiu segue l'accoglienza. La Michelin definisce quella di Bacchetta una «cucina d'arte», fedele a una visione classica e costruita su un'«attenta selezione delle materie prime». Ne derivano piatti «generosi, colorati e sempre appaganti». La Rossa sottolinea anche il servizio, descritto come «professionale e cordiale».
Aurea Osteria Contemporanea (Cagliari)
Aperta nel 2025, Aurea Osteria Contemporanea è il progetto che vede protagoniste Teresa Galanti e Luna Püz Olivares, alla guida di una giovane squadra tutta al femminile. La proposta ruota attorno all'incontro tra mare e vegetali, con particolare attenzione anche al contenimento degli sprechi. La Michelin sottolinea la predilezione per «freschezze e acidità ben dosate» e una cucina caratterizzata da «personalità, tecnica e creatività». Tra gli esempi cita le polpette di pesce bianco con ketchup di nespole e cipollotto e il pesce di lenza con fondo di lische ed erbe spontanee, lenticchie e olio al ginepro. Pochi tavoli e alcuni posti al bancone circondano la cucina a vista, permettendo di seguire direttamente il lavoro della brigata.
1224 Restaurant Cortina (Cortina d'Ampezzo, Belluno)
All'interno del Grand Hotel Savoia, 1224 Restaurant Cortina prende il nome dai metri di altitudine della località e segna il nuovo capitolo del team proveniente da Baita Piè Tofana: il patron Michel Oberhammer, lo chef Federico Rovacchi e la maître Elisa Prudente. Rovacchi, con un'esperienza anche al fianco di Norbert Niederkofler, costruisce una proposta che parte dalle Dolomiti e si apre a influenze internazionali, comprese quelle asiatiche. La Michelin parla di una cucina di «straordinario livello», condotta con «buon gusto, stile ed eleganza», e sottolinea le cotture alla brace, definite di «esito eccezionale». Si può scegliere alla carta oppure tra due degustazioni, una dedicata ai classici dello chef e l'altra alle creazioni più recenti.
Seasons (Forio d'Ischia, Napoli)
Sulla spiaggia della Chiaia, Seasons Lounge Bar & Restaurant costruisce la propria identità sul rapporto diretto con il mare. In cucina c'è lo chef Antonio Sarnataro, alla guida di una proposta concentrata soprattutto sul pescato e sui frutti di mare. La Michelin evidenzia gli «scenografici tavolini sulla sabbia»: a pranzo il menu è più agile, mentre la sera si passa ai percorsi Onda Corta e Onda Lunga. Il pescato del giorno viene presentato direttamente al tavolo su un vassoio, lasciando all'ospite la scelta, accanto a classici della casa come aragoste e cicale di mare (magnose). Il tutto in un ambiente luminoso e informale, letteralmente a pochi passi dall'acqua.
Luigi Lepore - Casa Klopè (Francavilla Angitola, Vibo Valentia)
Dopo l'esperienza con il ristorante aperto nel 2019 a Lamezia Terme, lo chef Luigi Lepore ha trasferito la propria cucina a Francavilla Angitola, all'interno del complesso Klopè, tenuta immersa tra uliveti e agrumeti con affaccio sul Golfo di Sant'Eufemia. Il nuovo ristorante è caratterizzato da una grande cucina a vista e da due ulivi secolari racchiusi nel vetro. La Michelin concentra l'attenzione sui tre percorsi degustazione, «Origini, Suggestioni e Impronta», rispettivamente di 5, 7 e 9 portate, pensati per esprimere la visione gastronomica dello chef. La Rossa segnala inoltre un servizio «informale ma accurato», nel quale professionalità, cordialità e attenzione all'ospite completano l'esperienza.
Casa Scarica Cucina Da Vivere (Gragnano, Napoli)
Nel cuore di Gragnano, Casa Scarica nasce dall'attività didattica avviata dal patron Alfonso Scarica, tra corsi ed esperienze dedicate alla cucina, per poi evolversi anche in ristorante. Ai fornelli c'è lo chef Giuseppe Vanacore, in un progetto che conserva un forte legame con la formazione e la cultura gastronomica locale. La Michelin racconta una proposta fatta di preparazioni «generose», legate ai «canoni classici» della tradizione ma aperte a interpretazioni più personali e creative. Durante la settimana il locale apre a pranzo, mentre dal giovedì al sabato propone anche la cena con una carta più articolata. Resta centrale l'anima didattica, tra cooking class e «tour della pasta».
L'Oca Bonda (Impruneta, Firenze)
Alle porte di Firenze, L'Oca Bonda ha cambiato gestione mantenendo l'insegna storica: oggi il progetto è nelle mani dei cuochi Roberto Lin, Masayoshi Fukuba e Fabio Venturino, che si dividono tra cucina, sala e cantina. Il ristorante conserva l'anima dell'ex negozio di alimentari, tra sedie spaiate e porcellane recuperate, ma propone una cucina contemporanea incentrata soprattutto sul pesce. La Michelin parla di piatti «leggeri e immediati», preparati con «essenzialità e misura», citando la tartare di tonno con erba cipollina, limone candito e caviale e, per dessert, fragole marinate, spuma di mascarpone e chips di meringa. La Rossa segnala infine prezzi «decisamente interessanti».
Trattoria da Pina di Maniaci (Vulcano, Messina)
Nella piccola frazione di Gelso, affacciata sul mare e a circa 15 chilometri da Vulcano Porto, la Trattoria da Pina porta avanti dal 1958 la storia della famiglia Maniaci. Oggi a custodirla è Franco Maniaci, insieme alla moglie Cristina e ai figli Claudio e Daniele, quarta generazione della famiglia. La Michelin racconta una cucina eoliana «schietta e fragrante», profondamente legata all'isola: spazio ai crudi di mare, alle paste, dalla Norma a quelle con le sarde, e soprattutto al pescato del giorno, servito fritto o alla griglia. Tra le specialità spicca il pesce alla cipollata, definito dalla Rossa una «piccola delizia della casa». La Guida consiglia di prenotare con largo anticipo.
Da Aurelio (Ladispoli, Roma)
All’interno de La Posta Vecchia Hotel, storica villa sul mare oggi parte di Pellicano Hotels, Da Aurelio ha debuttato nel 2025 raccogliendo l’eredità del precedente The Cesar. A guidarlo è l’head chef trentino Andrea Barcia, con esperienze internazionali e un passato anche al Pellicano. La Michelin definisce La Posta Vecchia «uno degli alberghi più esclusivi e lussuosi del litorale laziale» e considera «un incanto» mangiare sulla terrazza direttamente affacciata sul mare. La cucina mantiene un’impostazione classica, alternando numerosi piatti di pesce a proposte di carne; a cena, sottolinea la Rossa, alcune preparazioni diventano più elaborate rispetto al pranzo.
Dieci (Nepi, Viterbo)
Nel centro storico di Nepi, Dieci è il progetto dello chef patron Jordan Giusti, classe 1995, arrivato alla prima insegna personale dopo esperienze nelle cucine di Gianfranco Vissani, Antonino Cannavacciuolo, Moreno Cedroni, Aimo e Nadia e del Noma di René Redzepi. La sua proposta parte dai ricordi familiari e dai prodotti della Tuscia. La Michelin sottolinea l'impiego di ingredienti «talvolta poveri e popolari», ma «pieni di sapori e carichi di memorie», trasformati attraverso tecniche e una visione moderna. Ne nasce una personale rilettura del patrimonio gastronomico locale, espressa anche in preparazioni come lo Spaghettoro con cipolla di Nepi.
Osteria Arbustico (Paestum, Salerno)
Osteria Arbustico ha riaperto nel 2026 alle porte del Parco Archeologico di Paestum, inaugurando una nuova fase del progetto nato nel 2011 a Valva per iniziativa dello chef Cristian Torsiello e del fratello Tomas. Il ristorante aveva conquistato la stella Michelin nel 2015. La Rossa descrive oggi quella di Torsiello come una cucina «nitida», costruita su «tecnica, sensibilità e profondo rispetto per la materia prima», prevalentemente locale, capace di raccontare una Campania autentica senza rinunciare all'evoluzione. Stagionalità e precisione guidano la proposta, che a pranzo assume una formula bistrot più immediata, mentre a cena lascia maggiore spazio alla cifra stilistica dello chef.
Bella Italia Pesce (Peschiera del Garda, Verona)
La storia di Bella Italia Pesce comincia nel 2011 con lo chef Fabio Codognola, che dopo diverse esperienze professionali tra Italia ed estero dà forma a Peschiera del Garda a un progetto interamente dedicato alla cucina di mare. Oggi il ristorante propone una cucina costruita soprattutto sul pescato, con una marcata impronta mediterranea. La Michelin la definisce di «grande livello» e sottolinea piatti spesso «elaborati e tecnici», nei quali le lavorazioni non sacrificano mai la qualità della materia prima, abbinata a «sapori intensi e gustosi». Una menzione particolare va anche alla parte finale del pasto: per gli ispettori della Rossa sono «da provare anche i dolci».
Quid (Roma)
Nel cuore di Roma, sul rooftop dello storico Palazzo Marignoli, Quid - Unique Italian Dining è il progetto nato dalla collaborazione tra Allianz Italia ed Enrico Bartolini, con la cucina affidata allo chef colombiano Juan Camilo Quintero, già alla guida del Poggio Rosso di Borgo San Felice. Il nome, sottolinea la Michelin, nasce da un «raffinato gioco di parole» che unisce l'iniziale di Quintero all'acronimo «Unique Italian Dining», anticipando l'identità del progetto. Per la Rossa è proprio la «firma personale» dello chef a meritare di essere esplicitamente richiamata. Completa l'esperienza il bar, che al calare della sera si trasforma in uno spazio «vivace e suggestivo».
Il Pozzo (Sant'Angelo in Colle, Siena)
Nel borgo medievale di Sant'Angelo in Colle, nel territorio di Montalcino, Il Pozzo è la trattoria a conduzione familiare delle sorelle Franca e Paola Binarelli, che la gestiscono dal 1988, portando avanti una storia gastronomica iniziata nello stesso locale già nel 1968. La cucina resta saldamente toscana, tra pasta fresca fatta in casa, zuppe, carni e prodotti del territorio. La Michelin sottolinea la capacità delle due sorelle di proporre sapori «autentici e sinceri», alleggerendo e aggiornando le ricette senza tradirne l'identità. Particolare attenzione è riservata ai dolci, definiti «eseguiti con grande cura»: tra questi spicca la Yogurt Cake con fragole, giocata sull'equilibrio tra freschezza e morbidezza.
Chimera di Bacco (Trieste)
A pochi passi da Piazza Unità d'Italia, nel cuore del Ghetto di Trieste, Chimera di Bacco è il progetto dello chef Luca Morgan, rientrato nella sua città dopo diverse esperienze professionali nel mondo. La sua cucina mette in dialogo tradizione e sperimentazione, con particolare attenzione al pesce e ai sapori dell'Adriatico. La Michelin parla di una «solida interpretazione della tradizione marinara», costruita sul pescato locale, e di piatti «ben costruiti ed equilibrati», nei quali il tocco personale dello chef aggiorna le ricette senza snaturarle. A completare la proposta c'è una cantina particolarmente importante, con oltre 700 etichette; nella bella stagione si aggiunge il dehors.
Convivial (Tuscania, Viterbo)
Nel centro storico medievale di Tuscania, Convivial è il progetto dello chef Andrea Astolfi, che ha scelto di costruire la propria cucina attorno ai prodotti e alle tradizioni della Tuscia, affiancando alle preparazioni più riconoscibili interpretazioni contemporanee. La Michelin lo definisce un «giovane e brillante cuoco» che «valorizza con passione il territorio», alternando proposte tradizionali a piatti più creativi. Tra quelli segnalati dagli ispettori figurano la granita di mandorla con gamberi rosa dell'Argentario, piselli e sambuco, l'orzotto con crema di carciofi, tuorlo e aglio nero e i lombrichelli con burro, alici e tartufo, sintesi dell'incontro tra radici locali e ricerca personale.
Akoya (Torino)
Aperto nel settembre 2025 all’interno di Spazio Musa, galleria d’arte contemporanea nel Quadrilatero Romano di Torino, Akoya nasce dall’incontro tra Christian Mandura, già chef di Unforgettable, e il resident chef Alessandro Daddea, specializzato nella cucina giapponese. Il cuore del progetto è l’omakase, con gli ospiti seduti al bancone e affidati direttamente allo chef. La Michelin sottolinea la «precisione dei tagli», la «qualità delle materie prime» e la «cura delle presentazioni», in un ambiente caratterizzato da volte in mattoni a vista. Completano l’esperienza i salottini e il lounge bar, oltre a una selezione di vini e a un’ampia carta dei sakè.


























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