Troppi turisti in Alto Adige. E Funes sbarra le strade ai “mordi e fuggi”
Dopo anni di accessi incontrollati alla frazione di Santa Maddalena e all’area attorno alla chiesetta di Ranui, il Comune ha deciso di intervenire con sbarre e limiti al traffico. Una risposta al sovraffollamento, al caos dei parcheggi e a un afflusso sempre più rapido e concentrato. Divisione tra istituzioni, associazioni ambientaliste e albergatori sui benefici del turismo d’assalto
Se il turismo dell’Alto Adige sta vivendo un periodo d’oro, con un nuovo record nel 2025 che supera i 38 milioni di pernottamenti, dall’altro deve fare i conti con il mordi e fuggi (che non piace agli albergatori) del nuovo prototipo di visitatore che raggiunge la provincia di Bolzano. Una dinamica sempre più evidente, che mette sotto pressione territori fragili e comunità locali. Basta guardare, per esempio, a quanto sta accadendo in val di Funes, a nord-est del capoluogo altoatesino. Qui, già da anni, l’accesso al prato su cui sorge la chiesetta di Ranui (nella foto di apertura) è regolato da un tornello a pagamento. Una misura che però non è bastata a contenere i flussi. Oggi, infatti, è il Comune a intervenire direttamente per porre un argine a una situazione che, anziché migliorare, è progressivamente degenerata.
Val di Funes, il Comune alza le barriere
Dopo una serie di riunioni, l’amministrazione ha deciso di installare delle sbarre sulle strade che conducono alla frazione di Santa Maddalena, dove si trova la chiesetta, e di estendere la zona a traffico limitato. «Siamo stanchi delle comitive di cinesi e giapponesi che invadono la valle, parcheggiano ovunque e si fermano solo per fare un paio di foto. Non lasciano nulla qui, se non i loro rifiuti» ha spiegato il primo cittadino Peter Pernthaler. Non è prevista una prenotazione anticipata, come avviene ad esempio al lago di Braies. Ma quando il parcheggio in centro paese sarà pieno - oggi al centro del dibattito anche per un possibile aumento delle tariffe, attualmente ferme a 4 euro per l’intera giornata, considerate troppo basse per scoraggiare l’assalto dei turisti mordi e fuggi a caccia dello scatto perfetto - autobus e macchine dovranno fare retromarcia e parcheggiare più in basso.

Ma non solo. Le sbarre potranno essere oltrepassate esclusivamente dai residenti e da chi soggiorna nelle strutture ricettive della zona. «I residenti non ne possono più e quindi abbiamo deciso di intervenire. A maggior ci faremo trovare pronti: quest’anno non ci sarà l’invasione. Ci stiamo anche confrontando con il comune di Chiusa per aumentare i controlli dei vigili e magari potenziare gli autobus» ha concluso Pernthaler. Una scelta drastica, dunque, ma pensata come strumento di tutela del paesaggio e di rispetto per chi vive quotidianamente la valle. Un territorio che ormai ogni anno si ritrova a gestire un via vai incessante di persone attratte quasi esclusivamente dalla possibilità di scattare una foto da condividere sui social.
Il nuovo turismo in Alto Adige
Dicevamo, un turismo mordi e fuggi che, più in generale, sta ridefinendo i contorni del modello turistico altoatesino e della figura stessa del visitatore in montagna. Da un lato il mercato tedesco, storicamente leader, ha registrato una flessione inedita del -2,12%, pur restando il primo bacino con 17 milioni di presenze. Dall’altro sono cresciuti in modo deciso i mercati a lunga percorrenza: Stati Uniti al +33%, seguiti da Canada (+29%), Giappone (+23%) e Turchia (+26%). Il rovescio della medaglia è la permanenza media. Infatti, i turisti d’oltreoceano si fermano appena 2,9 giorni, con punte ancora più basse per i giapponesi, che non raggiungono le 2,4 notti. Una tendenza che non convince il Club alpino italiano e le associazioni ambientaliste, ma che viene invece letta in modo più pragmatico dal comparto alberghiero. «Siamo arrivati al punto limite - dice senza giri di parole Carlo Alberto Zanella, presidente del Cai Alto Adige, al Corriere. Mi preoccupano la sicurezza e l’ambiente: c’è troppa gente sui sentieri e sulle vette ed è impreparata, distratta, con calzature inadatte che poi costringono i soccorsi a intervenire. Perdere lo “zoccolo duro”, il tedesco, lo svizzero o l’olandese che venivano qui da vent’anni per le camminate silenziose e, trovando questo caos, se ne vanno e non tornano più».

Di segno opposto la posizione del presidente degli albergatori Klaus Berger: «Non è vero che il turista internazionale allontana tedeschi: è un plus che ci permette di recuperare dove il mercato della Germania flette. La vera vittoria è la destagionalizzazione. Se abbiamo più arrivi in zone che solitamente erano chiuse significa che il lavoro di marketing ha funzionato. Vogliamo evitare di avere troppe persone nello stesso posto nello stesso momento: spalmare i turisti su periodi più lunghi significa tenere aperti ristoranti e bar anche fuori stagione, garantendo servizi vitali per i residenti». Anche se, però, non tutti la pensano così: «Non voglio questo turismo d’assalto, perché rovina il territorio. Quella di Funes è una misura giusta, perché tutela la zona e ne limita l’accesso. In questo modo c’è meno traffico e anche gli ospiti individuali possono vivere l’esperienza in modo più tranquillo.» ha rimarcato Fabian Messner, titolare dell’hotel Fines, a Italia a Tavola.
Turismo e territorio, un equilibrio sempre più fragile
Il dibattito, dunque, resta aperto. Se da un lato il turismo mordi e fuggi garantisce ossigeno economico a molte strutture, dall’altro produce un carico crescente su territori che hanno costruito la propria identità sull’equilibrio tra uomo e paesaggio. Un equilibrio che oggi appare sempre più fragile, e che richiede scelte nette, non sempre condivise, ma difficilmente rinviabili.

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