| Vinsanto Carpineto |
Il libro che cambia
il modo di pensare
(e bere) i vini dolci
Stiamo parlando di “Manuale di conversazione sui grandi vini dolci” di Andrea Gori, un libro che restituisce senso e contesto ai vini dolci, raccontandoli per origine, funzione e abbinamento, liberandoli da molti stereotipi
C’è un gusto che ci accompagna dall’inizio alla fine, senza chiedere permesso. È il dolce. È quello che riconosciamo per primo da bambini e quello che spesso torniamo a cercare quando tutto il resto sembra perdere importanza. Sta nei piccoli rituali quotidiani, nelle ricompense dopo una giornata storta, nelle scelte istintive che facciamo quando siamo stanchi o sotto pressione. Ed è anche, quasi sempre, l’ultimo sapore che vogliamo portare con noi quando un pasto arriva al suo epilogo. Da qui, l’ultimo capitolo della serie dei Manuali di conversazione di Andrea Gori, dedicato ai grandi vini dolci. Un tema che, sorprendentemente, resta spesso ai margini del racconto enogastronomico, confinato al momento del dessert o relegato a una nicchia per appassionati irriducibili. Gori nel libro ribalta il punto di vista e propone una riflessione più ampia, che mette il dolce al centro della tavola e della conversazione, prima ancora che arrivi il piatto finale.

Il volume attraversa l’Italia in lungo e in largo, regione dopo regione, con uno sguardo curioso e mai reverenziale. Dai passiti più noti alle denominazioni meno raccontate, il viaggio è fitto ma leggibile, pensato per chi ama il vino senza bisogno di rifugiarsi in tecnicismi. Accanto alle eccellenze del nostro Paese, trovano spazio anche alcuni grandi classici europei. Il filo conduttore non è la celebrazione, ma il racconto: come nascono questi vini, quando hanno senso a tavola, perché continuano a dire qualcosa anche oggi. C’è poi il tema, centrale, dell’abbinamento. Qui il libro si diverte a scardinare certezze consolidate, a partire dall’idea che il vino dolce debba arrivare per forza dopo il dessert. Gori invita a pensarli prima, durante, talvolta al posto di un finale zuccherino. Un cambio di prospettiva che parla di tavole contemporanee, di pasti meno rigidi, di una convivialità che non segue più schemi obbligati ma cerca equilibrio e piacere.
Dietro a tutto questo c’è una figura che il vino lo vive da dentro, senza pose. Gori arriva infatti dalla ristorazione di famiglia, cresce tra i tavoli della Trattoria da Burde a Firenze e sceglie di occuparsi di vino con un linguaggio nuovo, diretto, spesso ironico. Da Dissapore a Intravino, passando per God Save The Wine, il suo percorso è quello di chi ha sempre provato a togliere il vino dal piedistallo per riportarlo dentro la vita reale. Anche questo manuale segue la stessa strada: niente lezioni dall’alto, piuttosto spunti, racconti, inviti alla scoperta. Il risultato è un libro che si legge con piacere e che lascia addosso una sensazione precisa: quella di avere ancora molto da esplorare in un mondo che pensavamo già noto. I vini dolci, messi spesso in un angolo, tornano protagonisti di una conversazione viva, libera, contemporanea. E forse è proprio da qui che vale la pena ripartire, prima del dessert.
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