“Spirito di Gusto”,
per smascherare
ciò che non funziona
nell’hospitality
“Spirito di Gusto | L’essenziale…” è la nuova rubrica di Italia a Tavola firmata da Flavio Esposito. Un’analisi senza filtri di hotel, ristoranti, bar, format e prodotti, basata su criteri misurabili, standard operativi e sostenibilità reale
C’è un momento in cui l’ospitalità si racconta. E un momento in cui si dimostra. Il secondo è sempre lo stesso, quando il sistema è sotto pressione e non puoi barare: una sala piena, un turno corto, una cucina che rincorre, un check-in che slitta, un bar che deve servire in volume senza perdere mano. È lì che capisci se hai un progetto o solo una buona idea. La rubrica “Spirito di Gusto | L’essenziale…” nasce dallo scarto tra ciò che si promette e ciò che si consegna. Racconterà l’hospitality a 360 gradi, hotel, ristoranti, bar, format ibridi, prodotti alcolici e analcolici, soft drink, nuovi progetti con un principio semplice: prima i fatti, poi le parole. Perché il Made in Italy non si tutela con la nostalgia: si tutela con standard, disciplinari quando esistono, e regole interne serie quando non esistono. Abbiamo parlato con Flavio Esposito (Napoletano, classe 1987; Milanese d’adozione), professionista dell’hospitality e del beverage tra operatività e sviluppo, per capire perché oggi serva una rubrica così.

Perché nasce “Spirito di Gusto”: visione e metodo di Flavio Esposito
Perché nasce Spirito di Gusto?
Perché vedo tanta energia e, allo stesso tempo, troppa confusione. Si parla di trend, estetica, “esperienze”. Tutto legittimo, finché regge. Ma la domanda che manca è una: questa cosa è sostenibile e ripetibile? Io non ho voglia di aggiungere rumore. Voglio togliere il superfluo e lasciare ciò che funziona.
“L’essenziale…”: cos’è, per te?
È quello che resta quando smetti di raccontarti. Un progetto di ospitalità vive su pochi pilastri: promessa al cliente, accoglienza, qualità, servizio, persone, tempi, scorte, costi e prezzo. Se un pilastro cede, cede tutto. L’essenziale è la coerenza tra questi elementi.
Sarà più storytelling o più business?
Entrambi, perché nell’ospitalità sono la stessa cosa. Partirò da casi concreti: un hotel, un ristorante, un bar, un format, un prodotto, un progetto beverage e poi andrò al punto: cosa regge, cosa perde, cosa va rifatto. Non sarà una vetrina di “posti belli” e non sarà un elenco di premi. Sarà una lettura senza filtri, con criteri fissi.
Da dove arriva la tua attenzione verso standard e disciplinari?
Perché senza standard l’ospitalità diventa casuale. E il casuale non è libertà: è rischio. Il Made in Italy, se non è tutelato, diventa solo un'etichetta. Disciplinari quando esistono, standard seri quando non esistono: questa è la differenza tra valore e folklore.

I tre punti “price” di Spirito di Gusto
Ogni puntata che parli di un disciplinare, di un gin artigianale, di un soft drink, di un RTD, di un hotel, di un ristorante o di un format innovativo passa sempre da tre “price”, tre prezzi da pagare e tre domande da cui non si scappa. Da queste tre prove nasce un Indice e un esito: SÌ / DA RIVEDERE / NO.
1) Price della verità (Promessa & Trasparenza)
Quello che dichiari è vero, misurabile, verificabile?
• promessa chiara (una frase) e coerente con offerta e tono
• trasparenza su ingredienti/processi (per prodotti) o su servizio/standard (per format)
• assenza di contraddizioni evidenti tra racconto e realtà
Se qui crolla, non importa quanto sia “bello”: non è credibile.
2) Price del sistema (Persone & Standard)
Esiste un metodo che rende la qualità ripetibile, o dipende dall’eroe di turno?
• accoglienza e gestione dei problemi: tempi, responsabilità, cura
• standard minimi: procedure, training, passaggi chiari tra turni
• operatività: flussi, ruoli, scorte, prep, controllo qualità
• sostenibilità: regge in pieno e regge in settimana, senza bruciare il team
Se qui è debole, il progetto può funzionare “a fiammate”, ma non dura.
3) Price del valore (Filiera, Economia, Mercato)
Il valore è difendibile nel tempo, o è solo vendibile oggi?
• Qualità e costanza (prodotto o esperienza)
• Filiera: disciplinare quando esiste, standard interno quando non esiste
• Prezzo: rapporto tra valore percepito, costi e marginalità sostenibile
• Canali: Horeca / Gdo / estero, cosa va adattato senza snaturarsi
• Tutela: Made in Italy come reputazione e responsabilità
Se qui non torna, si vive di hype finché dura. Poi si paga.
Indice di Spirito (0-100) e verdetto
Le tre “price” generano un Indice di Spirito (0-100), che porta a un esito chiaro:
• SÌ (coerente e replicabile): Indice ≥ 75
• DA RIVEDERE (idea buona, macchina fragile): Indice 50-74
• NO (non regge: contraddizione o rischio): Indice < 50
Chiusura fissa: motivazione breve + cosa fare per passare al livello successivo (se possibile).

Verdetto, identità e cosa aspettarsi dalla rubrica Spirito di Gusto
Il verdetto non rischia di dividere?
Dividere non mi interessa. Mi interessa essere utile. Non è un tribunale e non è un attacco personale: è un giudizio editoriale basato su criteri stabili. Se una cosa è buona, lo diciamo. Se è fragile, lo diciamo e spieghiamo dove intervenire. Se è fumo, lo diciamo. Con rispetto, ma senza diplomazie inutili.
Chi è Flavio Esposito, oltre questa rubrica?
Vengo dal campo e ho scelto di capire anche ciò che c’è dietro. Ho lavorato tra operatività e sviluppo: business development, innovazione e strategia commerciale nel beverage, con focus su go-to-market, pricing, posizionamento e P&L, su canali Horeca, Gdo e internazionali. Ho ideato e seguito progetti dalla fase creativa alla produzione e alla vendita. Sono fondatore di Boutique12 e co-fondatore di Bespoke Distillery. Mi interessa quando un’idea diventa reale: ripetibile, sostenibile, credibile. E vera per il cliente.
Cosa deve aspettarsi il lettore?
Che non sarà una rubrica comoda. E non sarà “a pagamento”. Ci saranno storie vere, sì. Ma soprattutto criteri: un modo di leggere l’ospitalità e la bar industry che tiene insieme persone, servizio, prodotto, filiera e mercato. E una posizione chiara sul Made in Italy: meno folklore, più tutela. Perché il valore, se non lo difendi, lo perdi.
Una frase che riassuma tutto?
L’essenziale si vede; Sempre! Se non si vede, di solito è perché non c’è.
Criteri fissi. Casi reali. Fonti e riscontri quando servono. Nessuna marchetta. Nessun contenuto a pagamento.

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