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Il dibattito aperto da Alberto Grandi sugli effetti del riconoscimento Unesco sulla cucina italiana non si ferma alla tavola. Dopo la replica di Stefano Berni, che ha difeso il valore dell’Unesco e invitato a non dare per scontato il patrimonio italiano, la discussione si allarga a un’altra questione: che cosa succede quando un territorio diventa una destinazione mondiale anche grazie alla forza del marchio Unesco? A portare il tema sulle Dolomiti è Osvaldo Finazzer Mayr, albergatore al Passo Pordoi e presidente del Comitato per la Salvaguardia dei Passi Dolomitici. Dal suo punto di vista, il problema non è soltanto l’overtourism, ma il modello di promozione che lo ha favorito: un’immagine delle Dolomiti sempre più legata alla «cartolina» e alla ricerca dello scatto, capace di attirare grandi flussi ma non necessariamente di generare un turismo disposto a fermarsi, soggiornare e conoscere il territorio. Italia a Tavola, pur essendo convinta da sempre della validità del riconoscimento Unesco, ritiene che sia doveroso discutere anche delle possibili criticità legate a quel riconoscimento senza che questo significhi metterne in discussione il valore, ma anzi che un patrimonio culturale diventi ancora più forte quando è oggetto di un confronto serio, documentato e rispettoso.

Pur affrontando il tema della cucina, l'intervista ad Alberto Grandi tocca aspetti che riguardano più in generale il turismo e le conseguenze del riconoscimento Unesco, una questione che coinvolge direttamente anche il nostro territorio. Ritengo particolarmente significativo che stiano finalmente emergendo alcune criticità. Condivido le riflessioni del professor Grandi e credo sia necessario un ulteriore approfondimento, anche dal punto di vista degli operatori del settore turistico, che vivono quotidianamente gli effetti delle scelte legate alla gestione dei territori riconosciuti dall'Unesco. Di seguito espongo alcune considerazioni che mi auguro possano essere prese in seria considerazione e non archiviate, come purtroppo troppo spesso accade, con un formale ringraziamento da parte della politica seguito dall'indifferenza verso le istanze di chi opera sul territorio.

Lago di Braies e Dolomiti Unesco: 

lo stesso circuito tra notorietà e overtourism

Prima si crea il problema e poi lo si peggiora. Lago di Braies, l’essere scenario per le riprese di "Un passo dal cielo", ha amplificato la notorietà del luogo e i social hanno fatto il resto creando un circuito vizioso: la serie televisiva rende famoso un luogo accessibile, i social amplificano, l’eccesso di turismo aumenta la popolarità che ne aumenta “l’overtourism” e alla fine si chiudono gli accessi dando la colpa all’overtourism. Ma la responsabilità è davvero dell’overturism, o è di chi ha fatto scelta di sostenere l’ambientazione di Braies per la fiction televisiva? Èvero sono fenomeni complessi, è vero nessuno immaginava questo risultato, ma c’è una causa ed un effetto evidente e nessuna assunzione di responsabilità.

Non solo cucina: il caso Grandi-Unesco si sposta sulle Dolomiti
Il lago di Braies è stato preso d'assalto dopo l'uscita della serie tv "Un passo dal cielo"

Dolomiti Unesco è un caso simile. Si crea una notorietà mondiale su un’area geografica facilmente accessibile. Una notorietà superficiale, di facciata, legata solo all’immagine da cartolina e come tale da catturare con il telefonino e condividere sui social. La causa dell’overtourism nelle Dolomiti siamo sicuri che non sia legata alla scelta di farne un sito Unesco? Unesco rende famoso a livello planetario un sito accessibile, i social amplificano il messaggio, l’eccesso di turismo aumenta la popolarità che ne aumenta l’overtourism e alla fine si chiudono gli accessi dando la colpa all’overtourism.

Il turismo da cartolina rischia 

di lasciare fuori la cultura del territorio

Pare una politica di promozione del territorio miope e poco lungimirante e poi ci si lamenta che invece di avere un turismo qualificato, rispettoso, attratto dalla cultura delle valli ladine, dai servizi offerti, siamo invasi da un flusso turistico non strutturato, con presenze brevi non programmate ed occasionali, poco coinvolte nelle proposte culturali e nei servizi locali, orientati più alla condivisione immediata dell’immagine che alla scoperta autentica del patrimonio territoriale. Costiera Amalfitana o le Cinque Terre, tutti casi similari. Territori venduti solo come immagine da cartolina condannati ad una notorietà mondiale e ora vittime e prigionieri addirittura con le ZTL, come si sta ipotizzando per le Dolomiti.

Forse è il caso di fare una riflessione. Vogliamo vendere l’immagine da cartolina del sito Dolomiti Unesco o vogliamo costruire una economia turistica di qualità, con servizi di qualità, con un turismo che si ferma nel territorio, che cammini sui sentieri, che conosca l’identità e la cultura dei luoghi? Le due cose: immagine da cartoline e turismo di qualità non possono convivere, vedi Braies, Dolomiti, Costiera Amalfitana o Cinque Terre.

Dolomiti, quale turismo vogliamo: la cartolina o un’economia di qualità?

Forse è arrivato il momento di rinunciare al riconoscimento Dolomiti Unesco che ha fatto un danno incredibile nelle Dolomiti, e non solo qui, e tornare al duro lavoro di produrre, offrire e promuovere servizi di qualità come siamo abituati a fare e non cartoline. Pur nella complessità del fenomeno in molti casi il riconoscimento Unesco è individuato tra le cause dell’overtourism come numerosi studi evidenziano, vedi il caso delle Cinque Terre e della Costiera Amalfitana, tanto per citare esempi recenti in Italia. Il problema a nostro parere è legato al fatto che una promozione a livello mondiale quale il riconoscimento Unesco, costruita e comunicata solo su motivazioni di carattere estetico e paesaggistico, porta inevitabilmente ad un turismo che ricerca il solo paesaggio e se ne appropria attraverso la ricerca convulsiva dello scatto perfetto. Con l’Unesco è stata esaltata la bellezza delle Dolomiti e la ricerca del paesaggio-cartolina.

Il rischio è quello di avere un turismo da cartolina
Il rischio è quello di avere un turismo da cartolina

La nostra economia turistica però non può vivere vendendo il solo paesaggio-cartolina, perché quel tipo di turismo è povero, arriva in fretta e riparte con la stessa fretta. Non ha tempo ed interesse per i nostri servizi, la storia i prodotti e la cultura del territorio. Cerca l’immagine, la cattura e se ne va. Non cammina lungo i sentieri, non si ferma a degustare, non soggiorna. Quel contenuto, elementare, unidimensionale, semplice, è perfetto per i social e attira chi dai social si fa guidare e sta distruggendo anni di lavoro nella comunicazione e promozione fatta per valorizzare i nostri servizi, che invece è complessa, sofisticata e piena di tematismi e, soprattutto, non parla solo di bellezza. Ma quel che è peggio sta scacciando il cliente di qualità, quello faticosamente ricercato negli anni, per il quale ci siamo impegnati a fare, appunto, servizi di qualità. Da qui il nostro invito a una riflessione. È illusorio pensare di educare il visitatore, dobbiamo invece andare a cercare nel mondo i visitatori-clienti che riteniamo più opportuni e interessanti per noi, ma dobbiamo farlo con una comunicazione e con contenuti molto più intelligenti ed elaborati di quanto sta facendo l’Unesco.

Il problema non è solo l’Unesco, 

ma come viene promosso il territorio

È paradossale che l’Unesco sia divenuto un fattore distruttivo del bene che si era impegnato a conservare. Riscontro, purtroppo, che le nuove generazioni, - o meglio, il ricambio generazionale, - subiscono passivamente questo nuovo tipo di turismo, senza essere pienamente consapevoli di come un tempo si lavorasse con entusiasmo e dedizione con quei clienti che ci sceglievano per vacanze lunghe e coinvolgenti. Era una fatica condivisa quella di organizzare una gita o un'escursione, un torneo, ma proprio questo impegno contribuiva a creare un legame profondo tra il turista ed il nostro territorio. Allo stesso modo, l'albergatore si sentiva spinto a inventare, a proporre, ad agire con passione, mettendo al centro la soddisfazione dell'ospite, ben prima del guadagno economico.

 Vi sono due forme di turismo sui passi dolomitici: la prima è quella del turismo stanziale delle valli dolomitiche che, nelle loro escursioni giornaliere si orientano verso i passi. La seconda è rappresentata dal turismo itinerante, turisti in transito sul percorso classico dolomitico. Il turismo itinerante (detto dai giornali “mordi e fuggi”!) ha un peso economico importante sui passi ed è fondamentale per i fatturati degli esercizi turistici i quali non potrebbero vivere con i soli proventi dei turisti stanziali. La concentrazione delle presenze a metà agosto crea indubbi problemi di traffico, dovuti però agli stessi turisti stanziali che fanno vivere le valli ed alla precaria viabilità di alcuni paesi. Chiudere i passi o limitarne l’accesso sarebbe quindi penalizzante per la stessa offerta turistica delle valli. Che senso ha promuovere la montagna se poi non la si può raggiungere! Non è produttivo né per l’immagine né per l’economia turistica delle valli creare una contrapposizione tra il turismo ambientale, eco-compatibile (biciclette, escursionismo) e i turisti motorizzati che però sono l’assoluta maggioranza. È meglio prevedere allora una pista ciclabile a loro riservata.

Dolomiti, la sfida è salvare l’economia turistica senza rinunciare all’accessibilità

L’elemento più importante dell’offerta dolomitica è la libertà di movimento, contrapposta alle limitazioni esistenti nelle città di provenienza del turista. Imporre una discriminazione economica e quindi sociale, su un diritto acquisito, danneggia l’immagine complessiva delle Dolomiti non più aperte a tutti ma solo a coloro che possono pagare. Che ben vengano i misuratori di velocità e del rumore che però sono facilmente eludibili, basta fare una breve sosta ed il tempo è ingannato, le pattuglie delle forze dell’ordine sul giro del Sella sarebbero molto efficaci anche fuori stagione così come d’inverno il pronto intervento quando viene da noi segnalato potrebbe porre fine a questi rally.

Non solo cucina: il caso Grandi-Unesco si sposta sulle Dolomiti
L'operazione Dolomiti-Unesco è diventata vittima del suo stesso successo

Vorrei però chiarire che il problema ormai travalica la discussione sulla libertà di circolazione, oggi è l'esistenza stessa delle nostre economie turistiche come le abbiamo conosciute finora che è posta in pericolo. L'overtourism è un cancro dove la quantità uccide la qualità, se non vogliamo finire come piazza San Marco a Venezia. Dobbiamo essere molto più consapevoli delle possibili conseguenze dell’attività di promozione e delle azioni ed eventi che vengono organizzati con le risorse pubbliche. L'operazione Dolomiti-Unesco è diventata vittima del suo stesso successo, e con la notorietà che essa ha provocato a livello mondiale, ci impone di difenderci dall'assalto di un turismo di massa, inconsapevole ed ignorante. Quel turismo però non ci lascia risorse per vivere in montagna, ci lascia solo rifiuti da conferire a valle. Serve quindi un cambio di passo anche nella promozione, e forse è il momento di riflettere se Dolomiti-Unesco ormai non sia più la soluzione, ma invece sia diventato il vero problema.