ARovescala, nel cuore dell’Oltrepò pavese, torna la “Primavera dei Vini”, l’appuntamento che per tutte le domeniche di marzo invita appassionati e curiosi a entrare nelle cantine del territorio per degustare e confrontare, calice dopo calice, le diverse interpretazioni della Bonarda, vino simbolo di queste colline. È una tradizione che nasce nel marzo del 1983, in quello che allora veniva considerato il momento migliore per apprezzare i frutti dell’ultima vendemmia, e che nel tempo si è trasformata in uno degli eventi più attesi dell’enoturismo locale: non solo un’occasione di assaggio, ma un modo diretto per conoscere produttori, stili di vinificazione e sfumature che rendono unico, da azienda ad azienda, lo stesso vitigno e lo stesso territorio. Tra filari che ricamano i versanti e piccoli borghi immersi nel verde, Rovescala diventa ogni primavera un punto di riferimento per chi cerca un’esperienza autentica, fatta di incontro e di paesaggio, con la possibilità di abbinare alle degustazioni anche passeggiate tra le vigne, scorci da fotografare e momenti di relax all’aria aperta, nel risveglio della stagione.

40 edizioni di Primavera dei Vini: un traguardo culturale e turistico
La 40ª edizione della Primavera dei Vini - Festa della Bonarda è stata presentata a Palazzo Pirelli, alla presenza degli assessori regionali Elena Lucchini (Famiglia, solidarietà sociale, disabilità e pari opportunità), Debora Massari (Turismo, marketing territoriale e moda) e Alessandro Beduschi (Agricoltura, sovranità alimentare e foreste), che hanno sottolineato il valore dell’iniziativa non soltanto come festa, ma come espressione di identità e strumento di promozione territoriale.

Massari ha definito il traguardo della quarantesima edizione un segno storico per Rovescala e per tutto l’Oltrepò pavese, ribadendo come l’evento rappresenti «l’espressione viva di un’identità costruita nel tempo», fatta di lavoro agricolo, tradizione, cultura e comunità, e allo stesso tempo una leva concreta per rafforzare l’attrattività della destinazione: valorizzare le eccellenze vitivinicole, sostenere le imprese locali e raccontare un modello di sviluppo che unisce economia e radici. Lucchini ha richiamato il senso di comunità che manifestazioni come questa riescono a generare e custodire, evidenziando il ruolo delle associazioni nel tenere vivi i borghi e nel trasmettere ai più giovani il valore del “sapere” legato al territorio; un lavoro condiviso, ha aggiunto, che vede istituzioni e amministrazioni locali procedere nella stessa direzione per dare forza a prodotti e produttori dell’Oltrepò pavese.

Beduschi, infine, ha rimarcato come la Festa della Bonarda sia «molto più di un appuntamento enogastronomico», perché parla di appartenenza alla comunità e alla civiltà rurale che l’ha plasmata: la continuità di un evento che dura da quarant’anni è il segno di una ricchezza da valorizzare e riscoprire, soprattutto oggi, anche grazie al legame sempre più stretto tra enogastronomia e turismo esperienziale. Tra i presenti anche i consiglieri regionali del territorio Claudio Mangiarotti e Andrea Sala, oltre al sindaco di Rovescala Nicola Dellafiore che ha sottolineato come questa manifestazione rappresenti per il paese un volano turistico e di valorizzazione del principale prodotto vitivinicolo. In questo quadro, la Bonarda resta una “freccia importante” nell’arco delle produzioni lombarde: racconta territorio, lavoro e identità, e continua a fare da ambasciatrice di una Lombardia capace di coniugare tradizione e qualità.

Nessun commento:
Posta un commento