giovedì 26 febbraio 2026

Vino naturale, la rivoluzione è finita?

 

Vino naturale, la rivoluzione 

è finita? Nel libro 

di Roberto Frega 

il futuro è “post-naturale”

Il vino naturale ha esaurito la sua funzione rivoluzionaria. Il saggio di Roberto Frega propone il concetto di “vino post naturale”, spostando l’attenzione dal prodotto al processo, dalla cantina al suolo

    

C’è un momento in cui ogni rivoluzione si normalizza. Per il vino naturale quel momento è già passato: ciò che era nato come gesto di rottura, come critica radicale al modello enologico dominante, oggi si presenta come uno stile riconoscibile, riproducibile, perfino prevedibile. È il punto di partenza da cui si muove Roberto Frega nel suo “Il vino post naturale” pubblicato dalle edizioni Ampelos, un saggio che non si limita a registrare la fine di un ciclo, ma prova a immaginare ciò che viene dopo.

La copertina del volume "Il vino post naturale" di Roberto Frega
La copertina del volume "Il vino post naturale" di Roberto Frega

La fine della rivoluzione del vino naturale

Roberto Frega, direttore di ricerca al Centre National de la Recherche Scientifique di Parigi, conosce bene il mondo del vino: lo osserva da anni mescolando teoria e incontri sul campo, frequentando vigne e cantine con l’attenzione di chi cerca nella pratica agricola le tracce di una trasformazione culturale. La sua tesi è chiara: il paradigma naturale-convenzionale non basta più a spiegare la complessità del vino contemporaneo. L’opposizione tra “senza” e “con”, tra intervento e non intervento, ha fatto il suo tempo. Occorre spostare lo sguardo.

Il vino post-naturale, per Frega, non è un’etichetta aggiuntiva, né una correzione cosmetica del movimento naturale. È un cambio di piano: dal prodotto al processo, dalla cantina alla vigna, dalla retorica della purezza alla concretezza agronomica. È un invito a ragionare sul vino partendo dai suoli, dalla biodiversità, dalla vitalità dei sistemi agricoli. È lì, più che nelle diatribe sui solfiti, che si gioca il futuro del vino. Il libro ricostruisce la genealogia del movimento naturale, ricordando come negli anni Settanta e Ottanta una piccola avanguardia francese - erede di tradizioni contadine differenti da quelle italiane, meno legate all’idea del vino come alimento e più a quella del vino come ricerca del piacere - reagì all’omologazione dell’enologia industriale. Era un’energia nuova, che rompeva gli schemi.

Dalla cantina al suolo: il paradigma post naturale

Poi arrivarono internet, i social network, le fiere specializzate, le prime associazioni con i loro disciplinari: tutto si moltiplicò, tutto accelerò. E come spesso accade quando un’idea si diffonde, quella freschezza originaria si trasformò in un linguaggio condiviso, talvolta ripetuto senza più interrogarsi sulle ragioni profonde.

Roberto Frega, autore del saggio "Il vino post naturale"
Roberto Frega, autore del saggio "Il vino post naturale"

L’autore non liquida il movimento naturale: ne riconosce i meriti, ne analizza le contraddizioni, ne mette in fila la storia con precisione quasi filologica. Ma mostra anche come quella rivoluzione abbia finito per irrigidirsi nelle proprie stesse formule. Il risultato è un vino che talvolta sacrifica la complessità agronomica alla narrazione identitaria e che si radicalizza attorno a slogan (“il vino chimico è finito”) che hanno perso presa sulla realtà di vigneti e cantine già profondamente cambiati.

Agronomia, scienza e futuro del vino contemporaneo

Il cuore del saggio sta nel ridare centralità alle pratiche agricole, alla scienza del suolo, alle discipline che mettono insieme ecologiaagronomia e responsabilità ambientale. Qui il libro diventa sorprendentemente attuale. Il post-naturale non è una fuga dalla tecnica: è un uso maturo e selettivo della conoscenza scientifica, finalmente percepita come alleata e non come minaccia. Nelle pagine dedicate ai nuovi approcci - biodinamicaagroecologiaagricoltura rigenerativapermacultura - emerge con forza l’idea che la vera rivoluzione non si fa sul tavolo di degustazione, ma tra i filari.

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