sabato 28 febbraio 2026

Sempre più vino invenduto: è allarme rosso

 

Sempre più vino invenduto: è allarme rosso nelle cantine italiane

Secondo i dati Uiv, nel 2025 le giacenze sono cresciute del 7,5% rispetto al 2024, mentre la produzione si è attestata a 44,383 milioni di ettolitri, sotto la stima di 47,4 milioni e in linea con l’anno precedente (+0,7%). Segnale che anche con volumi sostanzialmente stabili il sistema non riesce a smaltire il prodotto, determinando un accumulo progressivo nelle cantine

di Nicholas Reitano
Redattore

Sempre più vino invenduto: è allarme rosso nelle cantine italiane

Indice

Nelle cantine italiane è allarme rosso per le giacenze. Il vino invenduto nel 2025 è infatti cresciuto del +7,5% rispetto al 2024nonostante la produzione vinicola dell’ultima vendemmia sia stata (a questo punto, fortunatamente) inferiore rispetto alle attesedalle stime iniziali di settembre (47,4 milioni di ettolitri)la produzione effettiva, come riferito dall’Uiv (Unione italiana vini), è stata di 44,383 milioni di ettolitri, sostanzialmente in linea con l’anno precedente (+0,7%). Il problema, dunque, non è stata una vendemmia fuori controlloÈ che il sistema non riesce più ad assorbire nemmeno una produzione ordinaria.

Nelle cantine italiane è allarme rosso per le giacenze
Nelle cantine italiane è allarme rosso per le giacenze

Giacenze record e sistema produttivo sotto pressione

Dopo due campagne poco sopra i 44 milioni di ettolitrinelle cantine italiane oggi si contano 61 milioni di ettolitri di vinoil 6% in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Il dato sale a quasi 68 milioni di ettolitri (+7,5%) se si includono anche i mosti. «Ciò significa che attualmente non possiamo più permetterci non solo vendemmie in linea con la media degli ultimi 10 anni - a 47,5 milioni di ettolitri - ma nemmeno quelle con i volumi, sino a ora considerati bassi, dell'ultimo biennio - ha detto il presidente dell’Uiv, Lamberto FrescobaldiÈ il caso di rivedere a livello centrale l'attuale assetto produttivo attraverso riforme al Testo unico che garantiscano un sistema flessibilein grado di aprirsi o comprimersi a seconda delle dinamiche di mercato».

Il presidente dell’Uiv, Lamberto Frescobaldi
Il presidente dell’Uiv, Lamberto Frescobaldi

Una linea che, sul piano operativo, significa una sola cosaridurre l’offerta se la domanda non tiene. È il punto su cui insiste a Italia a Tavola il segretario generale della stessa Uiv, Paolo Castelletti: «Il mercato non sta assorbendo questi prodotti e il valore e il prezzo di questi vini che sono in tensione sono in caloQuindi prossimamente il nostro Paese dovrà ridurre la propria produzione per mantenere l’equilibrio, altrimenti l’assorbimento economico complessivo ne risentirà». Di fatto si aprirà la questione espianti (ossia la riduzione degli ettari dei vigneti), su cui però il mondo del vino è diviso.

Tornando agli interventi, in realtà, alcuni territori si sono già mossiDiverse denominazioni - dal Chianti al Barolo, dal Barbaresco al Barbera d’Asti, fino alla Valpolicella, alla Doc delle Venezie e anche al Prosecco - attraverso i rispettivi consorzi di tutela hanno infatti introdotto misure di contenimento: riduzione delle rese per ettaro, blocco temporaneo degli impianti, gestione più restrittiva delle rivendicazioni. Il punto, però, è che questi interventi - pur significativi - hanno inciso a livello localementre il problema si sta manifestando su scala nazionale. Le giacenze continuano a crescere, ovunque, da Nord a Sud. E ciò significa che le misure adottate dai singoli consorzi non sono sufficienti a riequilibrare un mercato che rallenta ovunque.

Domanda debole, concorrenza forte e cambio di linguaggio

Detto dei numeri, il rallentamento, ricordiamo, non nasce da un improvviso eccesso produttivoma da una domanda che si è progressivamente indebolita. I motivi sono molteplici e si tengono insiemepotere d’acquisto più bassoconsumi in caloconcorrenza più aggressiva di altre categorie e - soprattutto - un vino che fatica a essere scelto dalle nuove generazioni, sia per prezzo sia per come si racconta. «Il vino costa più di molti cocktail, molti ready to drink stanno spopolando tra i giovani. È probabile - aggiunge Castelletti - che il settore non sia in grado di parlare adeguatamente a questa fascia di consumatori: utilizza canoni che andavano bene per persone più anziane. È un tema di linguaggio, di proposizione del prodotto».

Il segretario generale dell’Uiv, Paolo Castelletti
Il segretario generale dell’Uiv, Paolo Castelletti

Il nodo, quindi, non è soltanto economico, ma anche comunicativo. Il vino continua spesso a raccontarsi con codici lunghi e tecnicimentre oggi - come sottolinea lui stesso - «sappiamo come funzionano i socialdopo dieci secondi l’attenzione cala in maniera spaventosa». Dentro lo stesso ragionamento c’è poi un secondo livelloche è di prodotto: non solo si beve meno, ma si beve diverso. «C’è sicuramente anche un cambio di stile, in generale non solo i giovani amano i vini molto più impegnativi, più eleganti, meno alcolici, più freschi… le tensioni sono di più verso i rossi ad esempio». E sullo sfondo resta il quadro economico generaleche spiega perché il rallentamento non è un tema solo italiano: «C’è un calo di consumi generalizzato che non è legato solo al fatto che si beve meno vinoma anche a una riduzione del potere d’acquisto».

Enoturismo e vendita diretta: leva possibile, ma non sufficiente

In sintesi: prezzo, concorrenza, linguaggio, stili di consumo e contesto economico. È questa somma che oggi frena l’assorbimento e rende le giacenze un problema strutturale, anche con vendemmie nella media. Per questo bisogna intervenire in frettacercando di agire su più leveanche solo per alleggerire - almeno in parte - la pressione sulle cantineUna di questecome abbiamo scritto di recente, è sicuramente il potenziamento dell’enoturismo, ma senza illusioni facili: «Sicuramente la vendita diretta deve essere assolutamente sviluppata. Ma la vendita non è tanto fare un bel enoturismoè costruire un territorio che abbia capacità ricettivadisponibilità di camereNon ci deve essere solo il vinoci deve essere tutta una serie di altri elementi attrattivi affinché un territorio possa essere vincente».

L’enoturismo funziona solo dentro un sistema territoriale strutturato
L’enoturismo funziona solo dentro un sistema territoriale strutturato

In altre parole, funziona dove esiste un sistemaaccoglienza strutturataservizi adeguaticantine organizzate e un’offerta territoriale coerente. Dove questo c’è (come ad esempio a Montepulciano), la vendita diretta cresce e i vini di maggiore valore trovano spazio. Dove manca, l’enoturismo resta un’occasione parziale. È da qui che bisogna ripartireinsieme alla revisione dell’offerta e della narrazione. Perché con quasi 68 milioni di ettolitri tra vino e mosti in giacenza, il tempo non è una variabile neutra: ogni mese che passa senza un intervento coordinato rende più difficile recuperare equilibrio.

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