San Valentino non è più un evento: è un prodotto (e va progettato)
San Valentino resta una delle ricorrenze più forti, ma l’offerta standardizzata non basta più. Tra menu ripetitivi, pacchetti banali e concorrenza, servono idee nuove, servizi mirati e una strategia di destagionalizzazione, spiega Manuel Windegger, esperto di accoglienza e marketing della ristorazione
San Valentino non è più un evento. È un prodotto. E chi lo tratta ancora come una cena romantica sta lasciando soldi sul tavolo. È una delle ricorrenze con il più alto numero di prenotazioni dell’anno per ristoranti e hotel, spesso persino più forte di Capodanno. Eppure, proprio perché così attesa, rischia di trasformarsi in un appuntamento prevedibile, fatto di menu fissi, cuori rossi e offerte tutte uguali. «Negli ultimi anni San Valentino è diventato una ricorrenza quasi “automatica”, ma l’automatismo è il nemico della differenziazione» spiega Manuel Windegger, esperto di accoglienza e marketing della ristorazione. Per strutture ricettive e locali, la sfida non è più riempire i tavoli o le camere, ma costruire un’esperienza memorabile, capace di aumentare lo scontrino medio, fidelizzare il cliente e distinguersi in un mercato sempre più affollato.
San Valentino: una ricorrenza che non è più un’eccezione
Oggi le occasioni per uscire a pranzo o a cena sono oltre trenta all’anno, tra festività, ricorrenze civili e celebrazioni private. «Se una volta San Valentino era un evento eccezionale, oggi rientra nella normalità del consumo fuori casa» osserva Windegger. Proprio per questo, l’effetto sorpresa va costruito con maggiore attenzione.
Quest’anno San Valentino cade di sabato, una serata già forte per la ristorazione. «Il rischio è che l’impatto sia meno evidente rispetto a un giorno infrasettimanale» spiega Windegger. La soluzione? Allargare l’offerta all’intera settimana, con menu dedicati, sconti mirati o proposte speciali dal lunedì al venerdì, sfruttando il sabato come giornata di piena occupazione.
Hotel: basta cioccolatini e petali di rosa
Nel settore alberghiero l’errore più comune è puntare su pacchetti ormai standardizzati. «Cigni con gli asciugamani e prosecco in camera funzionavano quindici anni fa, oggi non fanno più effetto wow» sottolinea Windegger. Meglio pensare a esperienze aggiuntive: cene con musica dal vivo, aperitivi tematici, massaggi di coppia, servizi personalizzati capaci di aumentare il valore percepito.
Ristoranti: menu fissi sì, ma pensati bene
Il menu fisso resta quasi obbligatorio, ma va progettato con attenzione. «San Valentino è una serata di relax: allungare troppo i tempi o forzare il doppio turno è controproducente» avverte l’esperto. Degustazioni ben calibrate, prodotti non sempre presenti in carta, formule “tutto compreso” evitano sorprese sul conto e migliorano l’esperienza complessiva.
Delivery, asporto e nuove esperienze
Sempre più coppie scelgono di festeggiare a casa. «Il delivery può diventare un’estensione del ristorante», spiega Windegger, «con piatti pronti o rigenerabili, vino già in temperatura, mise en place e persino QR code per playlist dedicate». All’estero crescono anche format esperienziali come showcooking e piccoli laboratori per coppie.
Target diversi, offerte diverse
Non tutte le coppie sono uguali. «Un under 30 ha aspettative diverse rispetto a una coppia over 50» ricorda Windegger. Famiglie con bambini, clienti abituali, ospiti business: ogni target può essere intercettato con proposte dedicate, dalla saletta bimbi ai pacchetti weekend per chi solitamente viaggia da solo per lavoro.
Colazione, social e user generated content
Anche i dettagli contano. Colazioni tematizzate, richiami cromatici, dolci dedicati e allestimenti discreti diventano contenuti perfetti per i social. «Il cliente può trasformarsi in ambasciatore del brand», conclude Windegger, «ma serve una strategia pensata, non improvvisata». Insomma, San Valentino premia chi progetta. Gli altri fanno il pieno una sera e restano invisibili per il resto dell’anno.





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