martedì 17 settembre 2013

NARRARE PER SOGNARE

MADE IN ITALY

NARRARE PER SOGNARE
DIAMO UNA BUSSOLA
A TUTTI I DEGUSTATORI
 
 In un mare di informazioni, prodotti, certificazioni territoriali e raccomandazioni salutistiche, ecologiche e tradizionali, l'assaggiatore naviga ancorandosi al proprio giudizio. Non è ora di fornire una bussola che dia dei riferimenti di qualità e degli strumenti per riconoscerla sensorialmente?
Non è ora di donare al mondo una narrazione che lasci sognare i degustatori insieme a chi crea i veri e propri capolavori alimentari made in Italy?
Non è una novità che un racconto aiuti a trasmettere e condividere valori e concetti. Miti e leggende sono tra le più antiche forme di divulgazione di idee. Eroi e dei si avvicendano nelle loro imprese, spiegando la formazione del mondo, la nascita dell'uomo e delle società e fornendo riferimenti e regole di vita.
Anche l'utilizzo della narrazione nella comunicazione dei prodotti è da tempo più o meno consapevolmente utilizzata. Basti pensare ai venditori ambulanti che già nell'antichità declamavano nelle piazze a piena voce non solo le virtù dei propri prodotti, ma la loro unica e avvincente storia, anche inventandone una fantastica se necessario.
Più recentemente fenomeni come il Carosello hanno utilizzato la storia e il racconto per comunicare i prodotti. All'epoca del boom economico così il racconto acquisì un'importanza strutturale, tanto che la réclame  divenne un vero e proprio momento di svago per grandi e piccini, che ancora oggi cantano jingle di caffè e amari.
La comunicazione contemporanea conosce bene la potenza del racconto e sfrutta questo strumento per pubblicizzare prodotti e raccontarne le virtù. Piccoli eroi hanno animato vicende attorno a merendine e dolcetti per la colazione, la più bella della classe è crollata innanzi al fascino di automobili e immaginari impiegati bancari hanno raccontato la loro storia (per dare a queste istituzioni un volto più umano). E ancora: flotte di fermenti lattici raccontano di guerre intestine, cumuli di polvere si animano per parlare di panni casa, principi e principesse interagiscono per narrare le virtù di lunghissima carta igienica.
Tanto sono avvincenti alcune trame e tanto restano impresse nella memoria che talvolta ci si chiede menzionandole: "ma che cosa pubblicizzava quello spot così divertente?"
Il settore alimentare è ricco di storie e di stimoli. Le persone che animano le aziende, i territori in cui sono immerse, le tradizioni legate ai singoli beni sono una fonte inesauribile di vicende e soggetti per veri e propri romanzi. Cosa ancora più importante, ogni prodotto può originare un racconto attraverso la propria sensorialità, le proprie caratteristiche e le emozioni che evoca. Questo l'ha ben scoperto il settore enologico, che ha iniziato a parlare delle vicende delle cantine e a comunicare le caratteristiche dei vini. Ma il vino non è l'unico prodotto di grande valenza sensoriale ed evocativa. Perché non il caffè, il riso, i salumi, dolci o i distillati? E persino frutta e verdura e preparazioni gastronomiche.
L'Italia è ricca di storia, tradizioni, qualità e innovazione. Si è parlato fino alla noia di tutto questo tanto che è desueto ormai persino il concetto di "innovazione nella tradizione".
La sfida dell'oggi è fare qualità raccontandola e calandola nella quotidianità di chi ne usufruisce. Più l'assaggiatore sarà protagonista delle sue esperienze, più legherà il prodotto a ricordi ed emozioni. Più l'utente sarà coinvolto ogni giorno nello sviluppo dell'attenzione verso le proprie percezioni per poter godere del piacere offerto dai beni e dai territori, più sentirà un effettivo miglioramento della propria qualità della sua vita, eludendo così le mere e fittizie opere di marketing o i ridondanti richiami a una tradizione rianimata giusto all'occorrenza.
I beni di qualità sono un frutto sincero e contemporaneo di un percorso inserito in un contesto coerente, al tempo stesso locale e mondiale, antico e moderno. Se sapremo dare agli assaggiatori una guida che li accompagni nella scoperta sensoriale del piacere, potremo lasciare in lui un ricordo indelebile, e allora potrà sognare insieme a noi.

Claudia Ferretti
claudia.ferretti@assaggiatori.com  

domenica 15 settembre 2013

VINO ITALIANO. nemo profeta...

ALL’ESTERO SI BEVE
VINO ITALIANO
PIU’ CHE IN ITALIA


In questi ultimi anni si è verificato uno storico sorpasso delle esportazioni di vino italiano rispetto al consumo nazionale

Si acquista più vino italiano all'estero che in Italia. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Ismea AcNielsen che evidenziano come dal 2010 in poi siano stati esportati 21,5 milioni di ettolitri di vino a fronte di un consumo nazionale di 21 milioni. Lo storico sorpasso si è consolidato anche nel 2011 con gli acquisti famigliari che sono risultati in calo in quantità dell'1% mentre le esportazioni sono in crescita addirittura del 16 nel primo semestre del 2011.
Il forte calo nelle quantità di vino acquistate dagli italiani è stato accompagnato da una maggiore attenzione alla qualità, confermata dal debole incremento dell'1% negli acquisti nei primi otto mesi del 2011. Si tratta del risultato di una tendenza che ha portato praticamente a dimezzare negli ultimi 30 anni in Italia il consumo di vino.
In questi ultimi anni le famiglie italiane hanno speso più per acquistare acqua minerale che vino: con più di 20 euro al mese per famiglia, l'acquisto dell'acqua minerale è diventato la prima voce di spesa del bilancio familiare per le bevande e supera il vino per il quale la spesa media mensile è stimata pari a 13/14 euro.
Insieme al cambiamento delle abitudini alimentari a far calare la domanda soprattutto nelle ristorazione sono stati, oltre ai ricarichi eccessivi, le campagne anti alcol e la stretta sulle norme del codice della strada che hanno colpito indiscriminatamente anche il vino che è in realtà caratterizzato da un più responsabile consumo abbinato ai pasti che non ha nulla a che fare con i binge drinking del fine settimana.
Il vino è divenuto l'espressione di uno stile di vita "lento", attento all'equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi da contrapporre proprio all'assunzione sregolata di alcol. Si tratta di un cambiamento che occorre riconoscere per evitare il rischio di una dannosa criminalizzazione, mentre è necessario investire nella prevenzione promuovendo la conoscenza del vino con il suo legame con il territorio e la cultura, a partire proprio dalle giovani generazioni

sabato 14 settembre 2013

VENISSA 2. ANNATA

BISOL: DISPONIBILE
VENISSA  2. ANNATA

Conclusa con successo la vendita en primeur, da settembre è disponibile la seconda esclusiva annata di Venissa, il Simbolo d'Oro della Venezia Nativa: 3911 bottiglie da 0.50 l, 188 Magnum, 88 Jeroboam e 36 Imperiali da collezione

Venissa è un luogo magico, un vino antico, un simbolo di Venezia. Dopo 10 anni di ricerche e 5 anni di impegno in vigneto e in cantina, Venissa è diventato una delle novità del panorama enologico, forte di una storia unica e di un legame speciale con Venezia. È un grande vino bianco da collezione, grazie al coordinamento di Gianluca Bisol e alla supervisione di un bianchista e un rossista d'eccezione: Desiderio Bisol, innovativo ed autorevole enologo, e Roberto Cipresso, esperto di terroir di fama internazionale.
Venissa omaggia tre tradizioni di Venezia: il vino, l'oro e il vetro. Come spiega Gianluca Bisol "nell'ideazione di Giovanni Moretti l'etichetta è stata sostituita da una preziosa foglia d'oro zecchino battuta dall'attuale discendente dell'antica famiglia Berta Battiloro. L'applicazione della stessa è stata eseguita a mano e la bottiglia messa poi a ricottura nei forni della vetreria Carlo Moretti a Murano."
Questa seconda annata porta un carico di esperienza e conoscenza tecnica del territorio estremo su cui radica. L'affinamento delle tecniche di coltivazione, volte a cercare una perfetta armonia con il terroir, e l'aumento della vitalità del terreno hanno portato la massima integrità del frutto stesso nella vinificazione in cantina. L'annata 2011 è stata regolare da un punto di vista agronomico per cui le viti, sempre in ottimo stato di salute, hanno permesso la scelta di una lunga macerazione sulle bucce dell'uva del Venissa, caratteristica importante dell'espressione massima di tutti i propri estratti.

UN SMS DI...VINO AL GIORNO: L'AMORE

UN SMS DI...VINO AL GIORNO

444

L’AMORE  E’ COME IL VINO

L’amore è quasi come il vino
Lo vorresti sempre vicino!
Se riempi un buon bicchiere
di un vino ottimo da bere
(come ad esempio l’Amarone)
è come prendere un bacione!



Dal libro "in 160 battute 1000 sms in rima"

mercoledì 11 settembre 2013

GRANDI VINI GROUP DA GUINNESS

MADE IN ITALY

25 anni +1 per il Consorzio
Grandi Vini d’Italia Group

Continua nel suo record di “stabilità” il gruppo Grandi Vini d’Italia composto da otto grandi produttori italiani, che, forse per far fede al detto “Nemo profeta in patria”, si sono fatti conoscere molto di più all’estero che nella loro terra.
Da sinistra Desiderio Bisol, Alberto Chiarlo, Franco Tommasi, Gianmaria Cesari
Aleardo Mantellassi , Antonio M. Zaccheo, Daria Garofoli e Roberto Pighin
Con grande lungimiranza, tanti anni fa, quando a Oriente il vino era un illustre sconosciuto, il  Grandi Vini D’Italia Goup aveva messo un pilone del suo ponte a Singapore, città cosmopolita che, nel frattempo, è diventata una delle capitali nel mondo della finanza e del commercio. Vale la pena, al raggiungimento di questo ennesimo record, da parte degli otto produttori (Bisol, Carpineto, Umberto Cesari, Michele Chiarlo, Garofoli, Mantellassi,  Pighin e Villa Girardi) di ascoltare come questo sodalizio tra vignaioli,
concorrenti tra loro, abbia potuto durare tanti anni. Quella di consorziarsi è stata un'operazione non sostenibile per le singole aziende ma che, con le persone giuste, si è rivelata un investimento sicuro per lo sviluppo che, a medio termine, si è potuto agevolmente autofinanziare. L'obiettivo era quello di far conoscere sempre di più nel mondo l'esistenza del team "Grandi Vini" e le sue caratteristiche.

Ecco. In breve,  l’opinione di ognuno degli otto soci.


"Sono stati venticinque anni intensi, impegnativi, ma sono stati anche 26 anni ricchi di entusiasmo - spiega Gianluca BISOL (Veneto) general manager dell'azienda di Valdobbiadene.Ventisei anni vissuti velocemente, di un continuo "su e giù" per gli aerei, nella certezza che l'altissima qualità italiana avrebbe avuto i numeri per raggiungere gli angoli più remoti del mondo...".

Parla il presidente del consorzio e contitolare (con Giovanni Carlo Sacchet) della CARPINETO (Toscana), Antonio Mario Zaccheo: "Negli anni '80  quando il nostro mondo era molto diverso da oggi - noi eravamo tra i pochi esportatori a vendere già in Germania e Stati Uniti e sentivamo questi Paesi già lontani. Ci sembrava di vivere un' avventura ogni volta che partivamo per quei luoghi. I produttori di vino che viaggiavano erano pochissimi e una larga parte del mondo era ancora preclusa all'Occidente. L’Oriente sembrava ancora più lontano. Oggi la situazione è completamente cambiata, il mondo si è aperto e viviamo ormai la vera economia globale che fino a pochi anni fa era inimmaginabile. Noi abbiamo vissuto questa drastica evoluzione con il nostro Consorzio “Grandi Vini d’Italia Group”; inizialmente ci siamo uniti per necessità commerciali e collaborazione economica e siamo cresciuti tutti e molto. La nostra collaborazione commerciale si è cementata anche sul piano personale e umano. Una bella esperienza, inusuale, in un Paese come il nostro dove sono tutti d'accordo… nel non essere d'accordo su niente!"


Tocca a Umberto CESARI  (Emilia-Romagna) "Non è assolutamente facile incontrare otto produttori vitivinicoli che da 26 anni uniscono le loro energie commerciali e la loro creatività ponendola a disposizione del gruppo, l'uno con l'altro senza speculazioni personali, anzi, con generosa collaborazione. Questa atmosfera che si respira da tanto tempo scaturisce da persone fuori dal comune, che usano come strumento di lavoro l'amicizia e il rispetto reciproco. Il grande valore del Consorzio sta soprattutto nelle famiglie che lo compongono, che hanno cresciuto giovani vignaioli ai quali auguriamo di portare avanti la Grandi Vini con la medesima passione e allegria che ci ha contraddistinti".


"Se questo è l'unico dei Consorzi Export del settore che ha resistito per 26 anni, un motivo ci deve essere. Secondo Michele CHIARLO (Piemonte) alla base del successo della Grandi Vini ci sono alcuni punti fondamentali. Il Consorzio è formato da un gruppo di aziende che hanno la stessa politica produttiva e commerciale ma non hanno prodotti in concorrenza tra loro. Questo ha permesso al gruppo di crescere negli anni e con esso sono cresciute molto tutte le singole aziende che lo compongono. La gestione del Consorzio è stata improntata a una rigorosa economicità, riservando la parte preponderante delle risorse allo sviluppo dei mercati. Un occhio di riguardo ai mercati emergenti dove è stato promosso - e ben realizzato - il concetto vincente di offrire agli importatori la possibilità di avere un'unica spedizione e fatturazione dei vini delle più importanti regioni del Centro-Nord Italia.


"Già 26 anni? Non è possibile! Così tanti anni sono passati da quel lontano 1987 e la memoria torna indietro - ricorda Gianfranco GAROFOLI (Marche). Sì, venticinque anni fa ero presente alla sottoscrizione dell'atto costitutivo di Grandi Vini C. E. in quello studio notarile a Roma. Fu mio zio Dante, allora presidente della Garofoli, a sottoscrivere l'atto. Io iniziavo giusto in quel periodo a occuparmi della crescita dell'export dell'azienda ancora troppo poco sviluppata sino ad allora vista le accresciute capacità produttive. Fui subito entusiasta del progetto propostoci a suo tempo da Antonio Zaccheo e, una volta che il Consorzio fu attivo, partecipai attivamente alla sua vita. Lo stesso fecero tutti gli altri consorziati e questo, secondo me, spiega il successo di Grandi Vini, dimostrato dalle attività svolte e da tanta longevità.

"Sembra ieri allorché ricevetti una telefonata dall'amico Michele Chiarlo che mi proponeva la creazione di un consorzio tra produttori di vini di qualità per promuovere e far conoscere i vini degli associati all'estero. Ero scettico - dice Fernando PIGHIN (Friuli-Venezia Giulia) - avevo appena smesso la collaborazione con un altro consorzio tra produttori friulani che purtroppo non aveva funzionato, ma Michele come sempre è stato convincente, soprattutto per la formula proposta "una associazione solo ed esclusivamente tra amici produttori di vini di qualità".
E così è stato, lo confermano i due decenni trascorsi, fatti di collaborazione e comprensione in alcuni passaggi difficili, superati felicemente proprio per l'amicizia che ci lega tutti, anche a livello famigliare.


"Questa unione così solida ci commuove e ci rende molto orgogliosi - esordiscono Aleardo e Giuseppe MANTELLASSI (Maremma toscana) - il nostro pensiero non può che andare a nostro padre che 26 anni fa fece parte dei soci fondatori che decisero di formare questo Consorzio. Non pensiamo che servano tante parole per esprimere i nostri sentimenti. L'entità stessa di questo anniversario parla da sola e testimonia di un gruppo di amici che hanno saputo mettersi in gioco credendo negli stessi ideali ai quali il tempo ha dato pienamente ragione. È evidente che la nostra azienda, la più piccola del Consorzio, non sarebbe riuscita a raggiungere i grandi risultati che sono stati conseguiti dopo l’unione con i sette compagni di viaggio.



"Ventisei anni... quando mi fermo a pensare alla lunga carriera del Consorzio - conclude Franco TOMMASI titolare di VILLA GIRARDI (Verona) - rivedo tanti luoghi esplorati, tante persone conosciute, tanti traguardi raggiunti, rivivo le stesse emozioni vissute anno dopo anno. Sono stati anni di partecipazione intensa, impegnativi e costruttivi, con strategie comuni, "lotte" fianco a fianco alla conquista del mondo... enologico! Anni dinamici, scanditi dal susseguirsi delle stagioni in vigna e nelle fiere, da viaggi e degustazioni. Venticinque anni a partecipare al mondo la qualità del made in Italy.Insomma venticinque anni magnifici come i componenti di questo Consorzio!"

I SENSIORALISTI

 



Avete una sensibilità 
superiore alla media?
Forse non ci siete utili


 
 Parafrasando la programmazione neurolinguistica "c'è almeno un odore o un sapore al quale ognuno di noi è più sensibile di qualsiasi altra persona al mondo". E quando uno lo scopre si sente meglio, è un primato da porre nella propria descrizione personale, un qualcosa di cui farsi vanto. Dietro questo pensiero comune, umanamente normale e accettabile, in passato - e ancora oggi - ci sono andati stuoli di sensorialisti.

Avere un gruppo di superdotati è il sogno di tutti, significa avere uno strumento dotato di una sensibilità straordinaria. Su questo presupposto le norme Iso, dalle quali sono derivati molti test applicati anche da associazioni di assaggiatori, hanno realizzato dei piani sperimentali fantastici. E ora sta arrivando l'analisi del Dna che saprà dirci quale sensibilità abbiamo verso i sapori, e poi forse verso gli odori. Immagino che molti di voi siano pronti a farsi fare un prelievo di sangue e a spendere qualche centinaio di dollari. Se così è fermatevi un attimo, perché forse vi faremo risparmiare.

In analisi sensoriale serve gente comune, i superdotati ci sono utili solo in rarissimi casi. Quello che intendiamo ricavare con molti test di analisi sensoriale è la fotografia del percepito rendendo oggettivo quello che normalmente è soggettivo. Ora, se vogliamo che la fotografia sia rappresentativa della realtà deve essere realizzata attraverso un gruppo di persone che rappresentino la maggioranza della popolazione, altrimenti non sarebbe affidabile. Avete presenti le fotografie fatte all'infrarosso? Possono essere utili per determinati fini, ma voi la realtà non l'avete mai vista così, perché il vostro senso della vista si limita a percepir
e le onde comprese nel campo che va da 400 a 760 nanometri.

Sappiamo benissimo che ci sono persone che sentono l'amaro a concentrazioni di decine di volte inferiori ad altre, individui che hanno una soglia olfattiva, verso una determinata molecola, di un migliaio di volte inferiore ad altri. Bene immaginatevi quando si trovano in un gruppo di valutazione: entrambi tenderanno a non collimare con gli altri, a dare valutazioni esasperate a certi descrittori. Diventano, loro malgrado, dei turbatori dell'attendibilità.

Ben diverso è il discorso che riguarda intere culture. Gli europei hanno una percezione del dolce mediamente superiore agli americani e inferiore agli asiatici: di questo occorre tenere conto quando si lanciano prodotti sul mercato, come delle altre variazioni della percezione comune. Ecco perché da sempre sosteniamo che i test, anche quelli di laboratorio, devono essere fatti nel paese di consumo di un prodotto. Questo semplice accorgimento avrebbe potuto evitare grandi insuccessi e potrebbe essere foriero di notevoli successi.

luigi.odello@assaggiatori.com

lunedì 9 settembre 2013

VENDEMMIA 2013

LA VENDEMMIA 2013
IN SINTESI DALL'AEEI

Assoenologi conferma i suoi dati 2012. Lo scorso anno, per la prima volta, il Dicastero dell'agricoltura aveva convocato in tempo utile le associazioni di categoria per fare il punto sulla produzione vitivinicola italiana 2012. Tutte le organizzazioni, dalla Coldiretti alla Cia, dall'Assoenologi alla Confagricoltura, dall'Unionvini alla Federvini, si sono trovate d'accordo nell'affermare che eravamo di fronte alla vendemmia più scarsa dal 1950 con una produzione stimata intorno ai 40 milioni di ettolitri.
Recentemente Agea ha invece comunicato che le denunce di produzione presentate in gennaio fanno ritenere un quantitativo di 45,6 milioni di ettolitri, ossia oltre la media quinquennale secondo le rilevazioni Istat, che da sempre sono prese come punto di riferimento.
Giuseppe Martelli
Che il 2012 sia stato un anno problematico e bizzarro è sotto gli occhi di tutti, non occorre ricordare i sette anticicloni, il caldo torrido e le piogge nei momenti sbagliati. Andando a verificare i dati Agea troviamo alcune di-scrasie. Innanzitutto nei suoi computi sono inseriti anche i mosti e i vini acquistati. Inoltre il calcolo è fatto sul vino torbido e non sul limpido.
Ma quello che non si capisce è come alcune regioni possano registrare certe produzioni. Ad esempio la Campania, secondo l'Agea, avrebbe prodotto solo 663.000 ettolitri, quando le medie ufficiali pluriennali danno un valore molto vicino a 1.800.000 ettolitri. Secondo Agea il Veneto ha prodotto 9.260.000 ettolitri, quando la media degli ultimi dieci anni dà 7,8 milioni. La Puglia e l'Emilia, in un'annata notoriamente scarsa come quella 2012, avrebbero fatto registrare 7,7 milioni di ettolitri, quando le medie uf-ficiali pluriennali indicano tra i 6,3 e i 6,7 milioni.
Quindi c'è qualche cosa che non quadra. Anche perchè altre due entità istituzionali danno dati di riferimento diversi da quelli Agea: Ismea: 39,3 e Istat 41,1 milioni di ettolitri (dato non ancora definitivo), per noi molto vicini alla realtà. Come Assoenologi confermiamo le stime di produzione elaborate a fine ottobre 2012, ossia circa 40 milioni di ettolitri.

2013 decisamente meglio del 2011 e del 2012. Lo scorso anno abbiamo dovuto fare i conti non con l'anticiclone delle Azzorre, bensì con sette disperati fenomeni dai nomi più suggestivi - spiega Giuseppe Martelli, direttore generale di Assoenologi.
In primavera abbiamo accarezzato Hannibal. Quindi conosciuto Scipione che, dal 17 al 27, ha fatto evaporare giugno. Poi abbiamo maledetto Caronte che, dal 29 giugno al 9 luglio, ci ha traghettato verso una torrida estate facendoci boccheggiare alla soglia dei 40 gradi. E che dire di Minosse che, dal 10 al 15 luglio, ci ha regalato sei giorni di fuoco privilegiando Sicilia, Sardegna e Puglia. Dal 29 luglio al 5 agosto abbiamo dovuto fare i conti con Ulisse. Dal 7 al 15 agosto è stato Nerone a far parlare, o meglio "sudare" l'Italia tutta, seguito da Caligola (17/19 agosto) che ha lasciato il posto a Lucifero (20/25 agosto).
Beatrice non ha portato le tanto auspicate piogge di fine agosto che sono arrivate in settembre grazie a Poppea che, però, per le uve bianche non ha ristabilito le ottimali condizioni salvando soprattutto al Nord quelle a baccarossa in generale e di vendemmia tardiva in particolare.
Quest'anno invece l'andamento climatico e meteorico è stato inusuale ma favorevole alla vite permettendogli un ciclo vegetativo più razionale, con una maturazione diluita nel tempo che ha determinato acini più grandi e più ricchi, facendo rientrare il periodo vendemmiale della media storica. Infatti i tempi di raccolta, rispetto alla scorsa campagna, sono procrastinati di 10/15 giorni nel Centro Nord e di 7/10 giorni nel Sud e nelle Isole.

Un andamento climatico bizzarro, ma non per la vite. Dopo un autunno molto mite, tra i più caldi degli ultimi 25 anni, - continua Martelli - l’inverno è iniziato con un brusco abbassamento delle temperature inferiori alla norma. Gennaio, febbraio e marzo sono stati caratterizzati in tutt'Italia da precipitazioni elevate, superiori alla media stagionale, tali da ascrivere questo periodo come tra i più piovosi e nevosi degli ultimi 50 anni.
Ad esempio: in Friuli le piogge dei primi 5 mesi hanno eguagliato la quanti-tà caduta mediamente in un anno; il Trentino, solo nel mese di maggio, ha fatto registrare 260 mm di acqua; in Romagna i primi 3 mesi sono stati i più umidi degli ultimi decenni; nelle Marche nel periodo gennaio/maggio sono caduti 464 mm di pioggia superando del 46% l'andamento medio dell'ultimo quarantennio. In sintesi nei primi tre mesi del 2013, in molte zone, è caduta il 50% del quantitativo di pioggia che si registra in un anno.
Anche in primavera e all'inizio dell'estate le precipitazioni sono state copiose creando preziose riserve nel sottosuolo, ma provocando anche, in diverse zone, non pochi problemi a causa dei virulenti attacchi fungini (peronospora e oidio) che hanno inciso sui potenziali produttivi, innescando altresì diversi problemi di allegagione che hanno fatto seguito ad una fioritura eterogenea.
Nella seconda metà di luglio, e per un mese, è arrivato il grande caldo e in agosto si sono verificate importanti quanto decise escursioni termiche tra il giorno e la notte che hanno creato le condizioni propizie per una matura-zione molto promettente, senza dubbio migliore delle due precedenti vendemmie. Purtroppo diverse sono state le grandinate che, sia pure in modo diverso, hanno colpito e stanno continuando ad abbattersi da Nord a Sud.


giovedì 5 settembre 2013

TURISMO enogastronomico

eno-trend

Continua a crescere in Italia
Il turismo enogastronomico



Continua a crescere il turismo enogastronomico in Italia. Il nono rapporto annuale dell’ “Osservatorio sul turismo del vino”, promosso dalle Città del Vino realizzato dal Censis e presentato
a Roma, fotografa un trend in cui vino e gastronomia entrano ufficialmente nel paniere delle motivazioni che influenzano le scelte
delle mete turistiche.
Un’impennata, quella del turismo enogastronomico registrata dal rapporto, che testimonia ancora una volta l’unicità del Belpaese con un’offerta enogastronomica da primato in grado di inserirsi perfettamente in un viaggio culturale.

Pasta di Gragnano con pomodorini del Piennolo del Vesuvio; formaggi tartufati e pancetta tesa d’Arnad; olive di Capalbio e ancora  mieli e marmellate a fare da sfondo alle mille proposte culinarie E ancora olio extravergine di oliva, focacce, merende e spuntini dolci o salati, in ogni regioni sono tutti espressione della cultura gastronomica di un territorio: focaccia genovese, spezzina, schiacciata mantovana, sbrisolona di Verona, croissant, pizza chiena, tutti abbinati all’olio extra vergine di oliva. 

martedì 3 settembre 2013

VINI ESTREMI

Bisol: i vini estremi
di Cortina Wine Club

Nasce l'esclusivo Vini Estremi - Cortina Wine Club - Venissa & Vigna 1350.  


La seconda edizione di GUSTOCORTINA (che si è tenuta lo scorso 16 e 17 giugno) è stata l'occasione per il winemaker Fabrizio Zardini e Gianluca Bisol di confermare pubblicamente l'amicizia fra Venissa e Vigna 1350, ambizioso e importante progetto, supportato da GOLDEN MOON e Bisol www.bisol.it,  ideato e realizzato da Fabrizio Zardini e Francesco Anaclerio con la collaborazione di Federico Menardi e Gianfranco Bisaro, che hanno creato un vigneto a ben 1350 metri d'altezza.

Sempre in quella occasione è stato creato il Cortina Wine Club - Vini Estremi, che si pone come obiettivo la scoperta, la conoscenza e la degustazione dei vini, nati da luoghi estremi; del sodalizio fanno parte di diritto tutti coloro che avranno aderito al progetto "Adotta una vite".
Diventando socio del Cortina Wine Club si hanno numerosi vantaggi tra cui la possibilità di vivere esperienze emozionali ed uniche in tenute storiche e cantine prestigiose e un'esclusiva dotazione di strumenti e accessori professionali creati appositamente per i tasting del club.