lunedì 25 luglio 2016

VERSO LA FINE DELL'EVASIONE FISCALE?

Airbnb verso una regolamentazione 
Comuni e regioni italiane al lavoro

Nonostante manchi ancora una legge
che regolamenti a livello nazionale il fenomeno dell’home sharing, regioni e comuni italiani si stanno muovendo per mettere fine all’evasione fiscale e alla concorrenza sleale. In Parlamento si discute sulla proposta di legge che mira a trattenere le tasse al momento della prenotazione

Tra i simboli della sharing economy, Airbnb gioca un ruolo fondamentale nell'andamento del turismo a livello mondiale. Quello che manca è però una chiara regolamentazione del settore, che impedisca una concorrenza sleale nei confronti delle strutture ricettive registrate. In molte capitali europee si sta lavorando proprio in questo senso; lo scorso maggio a Berlino sono stati vietati gli affitti su piattaforme online senza regolare licenza. E l'Italia non è da meno, anche se c'è ancora molto lavoro da fare.

In parlamento è in discussione una proposta di legge che mira a impedire l'evasione fiscale attraverso un sistema che tratterrà le tasse al momento della prenotazione su Airbnb. Gli introiti generati dal portale di prenotazioni verrebbero tassati con un'aliquota del 10%, fino però a un massimo di 10mila euro annui. Se questa somma dovese essere superata i redditi saranno cumulati con quelli da lavoro dipendente o autonomo, con la relativa aliquota.



La Lombardia lo ricordiamo è stata la prima regione a lanciare una legge regionale ad hoc sull'home sharing. Così i proprietari degli appartamenti in affitto devono rispondere a obblighi simili a quelli degli hotel, come la registrazione degli ospiti, la notifica in questura del pagamento della tassa di soggiorno, e il pagamento delle imposte. Stando alla legge regionale ai proprietari delle case non è consentito affittarle in modo continuativo, bensì occasionale. 

Sempre in Lombardia l'Associazione provinciale degli albergatori di Milano (Apam) ha richiesto che venga creato un registro pubblico delle abitazioni destinate ad essere affittate per brevi periodi, e che vengano effettuati i dovuti controlli di sicurezza.

Nel capoluogo toscano è stato stabilito che chi affitta camere o case tramite Airbnb, deve pagare una tassa sui rifiuti superiore rispetto a quella dei semplici cittadini. Nulla di fatto però per chi affitta camere senza essersi iscritto al regolare registro. Nel frattempo il comune di Bologna sta pensando ad un accordo con Airbnb per riscuotere la tassa di soggiorno.

Qualche passo in avanti è stato fatto anche dalla regione Lazio che ha rivisto la normativa sulle strutture ricettive extralberghiere: chi affitta stanze o appartamenti su Airbnb o gestisce un bed&breakfast, ma in maniera non imprenditoriale, è obbligato a chiudere per 100 e per 90/120 giorni l'anno. Da rispettare inoltre certi requisiti strutturali, quali il cambio giornaliero della biancheria, e la presenza di una stanza destinata alla somministrazione degli alimenti di almeno 14 mq.

La speranza è che questi provvedimenti regionali trovino un'uniformità a livello nazionale, visto il peso che la sharing economy riveste nell'andamento dell'economia nazionale. Stando ai dati riportati da Airbnb, nel 2015 gli affittacamere hanno guadagnato 3,4 miliardi di euro, pari allo 0,22% del Pil nazionale. Ma vista la mancanza di una normativa in merito, sono ancora molti a non registrare la propria attività e ad evadere il fisco. Secondo Federalberghi infatti nel 2014 il ricavo non dichiarato è stato pari a 110 milioni di euro, escludendo i 57 milioni di tasse di soggiorno non versate.
iTALIAATAVOLA

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