lunedì 20 novembre 2017

ENOGASTROLOGIA IL SAGITTARIO A TAVOLA: L'APPETITO VIEN MANGIANDO

ENOGASTROLOGIA
IL SAGITTARIO A TAVOLA:
L'APPETITO VIEN MANGIANDO

Dicembre: la natura si riposa.
 Il nostro piccolo seme, però, freme pieno di energia e progetti per il proprio futuro di pianta e, sorretto dal caldo del sole dell'estate che lo ha generato, attende paziente - si fa per dire- che arrivi il momento giusto per germogliare. Se l'idea dell'arco teso con la propria freccia ben rende l'idea della vera natura della nostra piantina in spe, non ci dobbiamo stupire se tale immagine è stata scelta per rappresentare il segno del mese, il sagittario, segno di fuoco e governato da Giove e Nettuno. Del primo il nativo ha l'innato ottimismo, l'esuberanza e la cieca fiducia nelle proprie capacità; la "giovialità", la gioia per la tavola e la vivacità intellettuale. Non di rado il tutto sfocia nella tendenza a pontificare, a non considerare le esigenze altrui, e -come i suoi compagni di fuoco ariete e leone - a imporre candidamente la propria presenza e invadere lo "spazio vitale" del compagno o monopolizzare una conversazione.
Deve però fare i conti con il vacuo Nettuno, che tutt’altro offre che sicurezza e stabilità, minando non poco l'ottimismo del segno. Da qui nasce l'insoddisfazione latente per la realtà oggettiva che lo circonda, il desiderio di scoprire nuovi orizzonti, la ricerca filosofica, lo scoccare sempre nuove frecce nel cielo e seguirne la traiettoria. Esterofilo per scelta, ama viaggiare e scoprire l'essenza di culture diverse.
Come il seme, anche il nativo del sagittario è dotato di un enorme patrimonio energetico e non di rado la costituzione leggermente robusta ne evidenzia la presenza, anche se a volte Nettuno può conferirgli un aspetto piuttosto mingherlino e ascetico. Ma non dobbiamo farci trarre in inganno: il Sagittario è e rimane fondamentalmente una buona forchetta e un amante del buon bicchiere.
Si lascia trascinare a veri e propri tour de force gastronomici, non tralasciando nulla che solo vagamente stuzzichi l'olfatto o la vista. Banchetti o pranzi importanti, brunch o scampagnate improvvisate, l'importante è stimolare il palato e offrirgli sempre nuove varietà di sapori... senza limiti di quantità, purtroppo! Proprio per questo parlare di enogastronomia e Sagittario rappresenta un argomento molto delicato; non per quanto concerne la naturale passione per la buona tavola - è il gourmet par exellence - ma concetti quali "dietetico", "magro" e "leggero" sono veri tabù nel discorso. A farne le spese è l’organo al quale affidato l'arduo compito di depurare l'organismo appesantito: il fegato. Intossicazioni, calcoli, coliche o comunque un diffuso malessere generale caratterizzato da spossatezza e intorpidimento sono sintomi di uno stato di "stress" epatico. Bisognerà ricorrere a trucchi per convincere il nativo a cambiare di: stuzzicanti insalate miste come antipasto, con alto contenuto di fibre e cellulosa, riducono la sensazione di fame. Occorre dimezzare le porzioni, far sparire stuzzichini e non abbondare di pane a tavola; introdurre minestre contadine e piatti con un ridotto contenuto di grassi. Per integrare l'enorme bisogno energetico basterà assumere regolarmente pappa reale arricchita di polline, ricca di proprietà galvanizzanti e remineralizzanti.

La ghiandola pituitaria, governata dal segno, regolatrice dei processi di accrescimento corporeo e quindi responsabile della costituzione fisico del nativo e la crescita delle ossa necessita un apporto costante di vitamina A e le vitamine del gruppo B, in particolare la B5. Si trovano in lieviti, fegato, funghi, soia e verdure a pasta gialla, quali zucche e carote. Quest'ultime contengono , inoltre, un alta percentuale di ossido di silicio (Silicea), il sale cellulare del segno utile nel processo di fissazione del calcio nelle ossa: è presente, inoltre, nella bucce della frutta, in avena, ciliegie o prugne.
Arduo sarà abituare il gaudente a controllarsi nel consumo di alcolici. Forte bevitore, ama spaziare tra vini corposi e bianchi frizzanti, liquori e distillati, aperitivi e digestivi.
Se, invece, è il cuoco nativo del segno, prepariamoci a dei veri e propri tour gastronomici attorno al globo: non importa se anatra alla pechinese, bistecche al sangue stile Far West o cuscus tunisino, il nostro poeta della tavola si dimostrerà un vero maestro dell'arte culinaria, eccedendo purtroppo nel dosaggio delle spezie -un pizzico di troppo - e nelle porzioni dalle dimensioni pantagrueliche.
Eccellenti saranno i suoi vini, sempre all'altezza del piatto e, non dimentichiamo la sua megalomania, dalle etichette prestigiose come un “Vinsanto Farnito ” doc di Carpineto di Greve in Chianti.
 Da "uomo - o donna- di mondo" sarà un ospite brillante e piacevole, erudito e sempre pronto a intavolare discorsi interessanti  con una nota filosofica, dove tenderà, tuttavia, a monopolizzare l'attenzione e fare sfoggio della propria cultura poliedrica.
Non importa. Possiamo distrarci guardandoci intorno scoprendo, in cucina o nella sala da pranzo, preziosi e insoliti souvenir di viaggi lontani, libri di cucina introvabili nelle nostre librerie,  spezie insolite ma indispensabili per la preparazione di piatti esotici. Non sarà certo l'ordine a metterci a nostro agio ma la calda e confortevole luminosità dell'ambiente e la predominanza di colori caldi delle tovaglie e delle stoviglie che ricordano i banchetti di spezie dei suk orientali: giallo, arancione, ocra e le diverse sfumature delle terra di Siena.
Daniela Mosena

LA RICETTA PER L’OSPITE  SAGITTARIO. 

Arance arrostite
Ingredienti: 6 arance, mezzo etto di pane gratuggiato, uno spicchio di aglio tritato, una manciata di prezzemolo, tre cucchiai di olivo d’oliva extra vergine, sale e pepe.
Preparazione: tagliate a metà le arance lavate, liberatele dei semi e ponete in una ciotola parte della polpa assieme all’aglio, il prezzemolo, l’olio e il pane gratuggiato. Mescolate il tutto, correggendo di sale e pepe e farcite con il composta le mezze arance. Arrostitele a fuoco di carbonella (o legna) adagiate su di una graticola.
         Servitele calde accompagnate da un buon “Lugana”, un bianco secco delle cantine Tommasi di San Pietro in Cariano (Verona)

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