martedì 28 novembre 2017

MULTITASKING vantaggio... o svantaggio?



MULTITASKING
vantaggio... 
o svantaggio?

Pensare di non esserlo, oggi, vorrebbe dire essere quasi ai

 margini della società:
tanto nell’ambito professionale quanto 

in quello privato.

Essere “multitasking”, ovvero in grado di svolgere più azioni contemporaneamente, è quasi un dogma nel terzo millennio. A partire dalla “generazione Y” per giungere ai nativi digitali, adolescenti e giovani adulti di oggi sono abituati a studiare mentre ascoltano la musica su Spotify o realizzare una presentazione di lavoro tra un messaggio su WhatsApp e un altro: ritagliandosi nel mezzo dieci minuti per un po’ di shopping online. 


Ma siamo certi che questa elasticità esaltata all’ennesima potenza rappresenti ciò di cui il nostro cervello ha bisogno?
Il cervello trattiene soltanto 
le informazioni salienti
Il lavoro di un gruppo di ricercatori dell’Università della California sembra essere partito proprio dalla volontà di trovare una risposta a questo quesito. Il loro studio, pubblicato sulla rivista “Psychological Science”, fornisce una risposta che può soddisfare soltanto a metà: “I dati sono molto chiari. Quando la nostra attenzione è suddivisa su più compiti non ci ricordiamo molto, ma siamo in grado di focalizzarci sui dati che riteniamo più importanti”. 
Ciò vuol dire che quando si compiono più azioni del tutto indipendenti tra loro, come accade sempre più di frequente negli anni in cui la tecnologia rappresenta la cifra della fase storica che viviamo, il cervello agisce come un setaccio: trattiene soltanto le informazioni che ritiene salienti, non essendo in grado di riconoscere il medesimo peso a entrambe le azioni in corso di svolgimento.
Nulla di grave, si potrebbe obiettare: alla fine ciò che merita di essere ricordato finisce comunque per essere iscritto sul registro della nostra memoria. Ma questo tipo di concentrazione selettiva non è d’aiuto quando si sta studiando. Il nostro cervello non è programmato per processare più attività nello stesso momento e quindi è più produttivo se ne facciamo una alla volta. Non solo, con il “multitasking” peggioriamo il livello di efficienza perché diventiamo più lenti nel passare da una azione all’altra e incapaci di distinguere le informazioni importanti da quelle irrilevanti, nel bombardamento di stimoli che riceviamo. Pertanto se l’obiettivo è apprendere nuove nozioni, è la raccomandazione degli esperti, non si dovrebbe fare altro che rimanere col capo chino sui libri o sullo schermo del pc (senza aprire altre pagine).
La ricerca

I ricercatori sono giunti a questa conclusione dopo aver sottoposto 192 studenti a un compito di memorizzazione: dovevano memorizzare il maggior numero possibile di parole all’interno di una lista di venti vocaboli. 
Durante il test ognuno di essi è stato mostrato su un monitor per tre secondi, associato a un numero variante da uno a dieci. Lo stratagemma è risultato utile per dare un “peso” alle parole. I partecipanti sono stati divisi in quattro gruppi: il primo doveva eseguire il compito senza distrazioni, il secondo leggeva le parole e in contemporanea ascoltava una voce registrata che leggeva una serie di numeri. 
Il compito aggiuntivo, in questo caso, era quello di premere un tasto ogni volta che avessero sentito tre numeri dispari consecutivi. Un terzo gruppo di partecipanti veniva sottoposto all’ascolto di canzoni pop familiari ai partecipanti, mentre un quarto ascoltava canzoni sconosciute.
Gli scienziati statunitensi hanno così potuto constatare che, in media, i partecipanti del gruppo 1 (quello non sottoposto a distrazioni) ricordavano otto parole per ogni set di venti, così come quelli che ascoltavano le canzoni in sottofondo (gruppi 3 e 4). Mentre gli appartenenti al secondo gruppo, chiamati ad ascoltare i numeri e identificare una precisa sequenza, dunque impegnati in un’attività “multitasking”, ne ricordava in media solo cinque.
Chi troppo vuole nulla stringe
A fronte di una quota di informazioni perse, tutti i partecipanti allo studio hanno comunque dimostrato di ricordare quelle più preziose. Il chiaro segno di come, pur non essendo in grado di ricordare ogni dettaglio appreso, “anche chi lavora o studia compiendo altre azioni riesce comunque a trattenere le informazioni salienti”, hanno messo nero su bianco i ricercatori.
Ma qual è il limite di azioni da non superare? 
Nessuno custodisce la risposta, al momento. 
Ecco perché, quando si è alle prese con un’azione delicata, è meglio non distrarsi. 
Chi troppo vuole, nulla stringe: mai detto fu più appropriato.

Panorama Edit

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