domenica 27 maggio 2018

Italia, regina della pasta in Europa

Italia, regina 

della pasta in Europa
3 piatti su 4 

arrivano 

dal Belpaese


Secondo elaborazioni dell’Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane su dati Istat, l’Europa è il mercato più rilevante per la nostra pasta: circa 3 piatti su 4 provengono da un pastificio italiano. Un'indicazione importante che racconta come le abitudini alimentari siano più vicine alla Dieta mediterranea. 

Lo studio di Aidepi mette al centro l’altra metà della pasta italiana, quella che finisce all’estero, con un focus sull’Europa, che rappresenta il 71% delle esportazioni e dove le performance di spaghetti&co sono segno di abitudini alimentari sempre meno distanti e più mediterranee. Oltre gli stereotipi, francesi, tedeschi e inglesi condividono con gli italiani la passione per la pasta e i valori correlati al cibo (gusto, qualità, convivialità e benessere). E se i millennials francesi hanno imparato a cucinarla al dente, gli inglesi amano quella al pesto e in Germania è il piatto preferito, perfino davanti agli schnitzel.

(Italia regina della pasta in Europa 3 piatti su 4 arrivano dal Belpaese)

Rispetto a 25 anni fa il mondo mangia sempre più pasta italiana: sono aumentati i Paesi destinatari (oggi quasi 200, +34%) ed è più che raddoppiata la quota export, da 740mila a oltre 2 milioni di tonnellate. E oggi la pasta è l’unico alimento nella Top 10 dei prodotti per i quali l’Italia detiene la prima posizione al mondo per saldo commerciale.

«Se la pasta italiana gode all’estero di tanto successo e ha un percepito estremamente positivo - annota Luigi Cristiano Laurenza, segretario dei pastai italiani di Aidepi - è anche merito della capacità dei pastai di intercettare tendenze alimentari trasversali. La pasta piace a quanti hanno un approccio etico al cibo: per un recente studio Nielsen 2 consumatori su 3 sono disposti a pagare di più pur di avere un prodotto attento all’ambiente, e la pasta ha una impronta ecologica minima e un packaging completamente riciclabile. Ma viene scelta anche dai più attenti al benessere, e infatti crescono tutte le nicchie salutiste, dal biologico all’integrale, al gluten free e così via, segno che sta venendo meno il vecchio pregiudizio che faccia ingrassare». La pasta intercetta le esigenze ormai globali di benessere e sostenibilità.

La prima conferma arriva dalla Francia, secondo mercato per volumi della pasta italiana, dove si sta affermando un’alimentazione sempre più attenta a sprechi e ambiente, tanto che i Transalpini sono per il secondo anno consecutivo al primo posto nel Food Sustainability Index, sviluppato dall’Economist Intelligence Unit che analizza la sostenibilità del sistema alimentare di 34 Paesi. In questo contesto il consumo di spaghetti è raddoppiato rispetto a 25 anni fa fino a toccare gli 8 kg procapite, mentre quello proteico è in costante calo - tanto che 1/3 delle famiglie sono flexitariane, hanno cioè sensibilmente ridotto il consumo di proteine animali. In Francia la pasta piace perché è un alimento facile da preparare, economico e salutare e nutriente, soprattutto per i giovani Millennials, che la portano in tavola fino a 3 volte a settimana, tanto che 8 giovani francesi su 10 affermano di saperla cuocere perfettamente al dente e non esitano a provare ricette più elaborate e innovative.

Per i tedeschi la pasta è il piatto preferito. Oggi in Germania, primo sbocco dell’export di pasta tricolore, si mangiano oltre 700mila tonnellate di pasta e la metà “parla” italiano. Un amore che i tedeschi declinano a tutto pasto, dai classici spaghetti al ragù al pasta-kebab (un piatto di spaghetti con pomodoro a pezzi e kebab affettato sopra), a quella proposta come contorno a piatti di carne e pesce, per chiudere con un dessert di pasta alla marmellata. Oggi accanto al gusto è la salute il principale fattore di acquisto del cibo, ma anche l’attenzione ad alimenti di facile e veloce preparazione. Tutti indizi che portano verso la pasta.

(Italia regina della pasta in Europa 3 piatti su 4 arrivano dal Belpaese)

Gli inglesi non mangiano molta pasta (3,5 kg procapite), ma un’analisi Defra (Department for Environment, Food and Rural Affairs) mostra che un piatto di pasta a settimana è un rito ormai consolidato. Più in generale, stanno progressivamente voltando le spalle alla loro alimentazione tradizionale: negli ultimi 40 anni in tavola ci sono meno carne, pane, fagioli e patate e più frutta e verdura. E nel bicchiere, accanto alla birra, c’è sempre più vino, mentre il consumo di caffè è in forte rimonta sul classico tè. Due curiosità sanciscono l’italianizzazione del cibo oltremanica: per 3 inglesi su 10 è qualla italiana la cucina preferita, davanti a quella di casa, la cinese e l’indiana. E il piatto italiano per eccellenza sono gli spaghetti al ragù di carne, anche se negli ultimi anni si sta affermando la passione per il pesto, che gli inglesi acquistano già pronto a una media di 40 vasetti al minuto.

E nel resto d’Europa? Il 2017 ha sancito per la pasta italiana performance rilevanti in Spagna (+22%), Belgio (+14%) e Paesi dell’Est, come Ucraina e Bielorussia (+32%), ma soprattutto, Lituania (+52%). Un buon segnale, dopo la caduta degli ultimi anni, arriva dalla Russia, dove l’export di pasta torna di segno positivo: 23mila tonnellate e una crescita prossima al 9%.

«In un mercato sempre più competitivo, con nuovi e più aggressivi concorrenti, possiamo vincere solo puntando sulla qualità, anche perché la pasta italiana fa da volano ad altri comparti chiave del made in Italy, come olio, formaggio e pomodoro - sottolinea Luigi Cristiano Laurenza - a differenza degli altri pastai, siamo vincolati dalla legge a produrre pasta di qualità. Ma ci prendiamo volentieri questa responsabilità, pur di garantire ai consumatori italiani e di tutto il mondo che la pasta che portano in tavola sarà sempre buona e sicura. Per assicurare la qualità costante della nostra pasta noi pastai italiani cerchiamo, scegliamo e misceliamo i grani migliori, combinando le diverse varietà come un pittore mescola i colori o un musicista sceglie le note».