giovedì 31 maggio 2018

Risto-albergatore in 3 giorni a casa tua

Risto-albergatore 

in 3 giorni a casa tua
L'ultima folle idea 

dell'Horeca fai-da-te


Chiunque può essere un ristoratore o un albergatore. Il messaggio di Home Restaurant Hotel sembra questo nel momento in cui lancia il franchising 4.0 per trasformare casa propria in un affittacamere con home restaurant. Un messaggio fuorviante, un’idea illegittima rischiosa per i clienti. 

Quanto sia anche dannosa l’idea degli home restaurant per l’economia del Paese e per garantire una concorrenza leale lo si era già denunciato in precedenza in diverse occasioni, ma ora che la piattaforma del cuoco-imprenditore Gaetano Campolo va oltre, coinvolgendo anche il mondo dell’ospitalità e dell’accoglienza, urge ribadire quanto questa forma di “business” sia da condannare.

(Ristoratore e albergatore in 3 giorni L'ultima folle idea dell'Horeca fai-da-te)

Il progetto è chiaro: creare un vero e proprio ristorante in casa, sposando il concetto dell'home sharing con quello del social eating e trasformando quella che può essere un'attività saltuaria in una regolare. «La nostra idea - spiega Campolo in una nota ufficiale - è di incentivare la nascita di nuove opportunità lavorative che permettano di sfruttare i principi della share economy. Con il franchising puntiamo a formare le persone perché possano inserirsi in un settore in fermento: il nostro è un Paese con un patrimonio storico e turistico unico al mondo, ricco di biodiversità e di tantissime tradizioni regionali, anche culinarie, che spesso nemmeno noi italiani conosciamo. Far sviluppare il settore dell'ospitalità diffusa rappresenterebbe la possibilità di mettere a frutto questa ricchezza e di creare dei posti di lavoro anche nelle zone più in difficoltà da questo punto di vista, come il Sud Italia».

Con il franchising, Home Restaurant Hotel offrirà, a 1.500 euro, 3 anni di abbonamento premium gratuito alla piattaforma e un corso in tre giorni in cui saranno spiegati tutti gli aspetti relativi al settore, dalla documentazione necessaria a come lavorare sul marchio per farlo rendere al meglio, creando una struttura di successo. Sul cosiddetto corso di formazione, forse, si gioca la partita tra i professionisti del settore e gli “amatori”. Ben venga l’idea di fare formazione - tutto il mondo dell’Horeca è convinto che gli addetti ai lavori debbano essere sempre più preparati e Italia a Tavola, con #laureaaccoglienza, è un promotore convinto - ma come si può pensare di creare un “professionista” in grado di gestire un’attività così impegnativa, complessa e di responsabilità in tre giorni? Da una parte dunque chi vuole avviare un corso di 3 o 5 anni per una laurea, dall’altro chi pensa di farcela in 3 giorni. Qualcosa non quadra.

Roberto Calugi (Ristoratore e albergatore in 3 giorni L'ultima folle idea dell'Horeca fai-da-te)
Roberto Calugi
Sulla vicenda la Fipe - Federazione italiana pubblici esercizi ha le idee chiare: «Noi non siamo contro l’innovazione - spiega il direttore generale Roberto Calugi - noi siamo contro quelli che spacciano per innovazione un sistema che invece cerca scorciatoie creando attività che non rispettano le normative vigenti e che fanno della concorrenza sleale. Non possiamo pensare che il settore sia diviso in due, tra chi è tenuto a rispettare una lunga serie di leggi, a pagare una certa quantità di tasse, a sostenere determinati controlli e chi invece non è soggetto a tutto questo. Per questo tipo di attività non possiamo sapere in che regime fiscale lavorano, non sappiamo le condizioni di sicurezza garantite».

E a proposito di normativa e di formazione, Fipe aggiunge una questione ulteriore che coinvolge anche il Governo che col suo ruolo e la sua importanza (in queste ore fa sorridere parlarne, ma tant’è) dovrebbe fare da garante a questa situazione complessa e non del tutto controllata: «Al Governo chiediamo che le normative per i professionisti del settore siano più agili, più semplici, meno complesse e non interpretabili - spiega Calugi - perché altrimenti è difficile rispettare la legge. Occorre semplificare e occorre che i controlli siano uguali per tutti, anche più rigorosi, ma uguali, regolari. Se la legge fosse più chiara siamo convinti che anche i controlli sarebbero più efficaci e darebbero esiti più positivi».
di Federico Biffignandi