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Il mercato delle materie prime alimentari si muove su fronti diversi. Da una parte, sulle nocciole turche il governo interviene per sostenere i prezzi in una campagna che si annuncia più abbondante. Dall’altra, il frumento tenero torna sotto pressione per le difficoltà di esportazione dal Mar Nero, con conseguenze che iniziano a riflettersi sui principali mercati internazionali.

Per l’industria alimentare e, indirettamente, per il mondo Horeca, si tratta di due dinamiche differenti ma accomunate dalla necessità di monitorare disponibilità, logistica e quotazioni in una fase in cui gli equilibri delle materie prime possono cambiare rapidamente.

Frumento ai massimi da tre anni: il Mar Nero riaccende la tensione sui mercati
Frumento ai massimi da tre anni: il Mar Nero riaccende la tensione sui mercati

Frumento tenero, il Mar Nero diventa il punto critico

Sul frumento tenero lo scenario è diverso. Il blocco pressoché simultaneo dei flussi russi e ucraini attraverso il Mar Nero e il Mar d'Azov sta modificando rapidamente un mercato che fino a poche settimane fa era caratterizzato soprattutto dall'abbondanza dei raccolti. Secondo gli analisti di Areté, la Russia potrebbe perdere 1-2 milioni di tonnellate di export di frumento al mese finché le restrizioni alla navigazione resteranno severe. Per l'Ucraina, la perdita potenziale arriva a 1,5-2,5 milioni di tonnellate al mese di cereali. Il problema non riguarda soltanto la disponibilità fisica del prodotto. A pesare è soprattutto la capacità delle infrastrutture alternative di assorbire i volumi che normalmente transitano dal Mar Nero. Baltico, Danubio, ferrovia e porti rumeni non sembrano infatti in grado di sostituire rapidamente quelle rotte. Le difficoltà stanno già emergendo lungo le principali direttrici alternative. Sul Danubio, al 25 agosto risultavano oltre 50 navi in attesa, con costi di fermo stimati tra 5.000 e 8.000 dollari al giorno. Nel frattempo, i noli dal Mar Nero verso l'Asia hanno superato gli 80 dollari per tonnellata.

La conseguenza è una redistribuzione della domanda verso altre origini. Gli acquirenti asiatici stanno aumentando l'interesse per il frumento australiano, mentre i molini turchi guardano maggiormente a Romania, Bulgaria e area baltica. Anche in Europa si osservano effetti indiretti, con prezzi sostenuti in Polonia e difficoltà logistiche lungo il Danubio bulgaro. Per il settore alimentare, la questione non riguarda quindi soltanto il prezzo della materia prima. Quando una rotta commerciale viene meno, il costo della logistica entra rapidamente nella formazione del prezzo finale, modificando la convenienza delle diverse origini. La pressione è evidente anche sui mercati finanziari. Il 26 agosto il frumento CBOT con scadenza dicembre ha registrato un rialzo del 45 centesimi per bushel, pari al 6,4%, raggiungendo 7,48 dollari per bushel, sui massimi degli ultimi tre anni. Rispetto ai minimi di fine giugno, il rialzo sfiora il 30%. Anche il Matif ha accelerato: nella stessa seduta il contratto dicembre è aumentato di 8,50 euro per tonnellata, dopo aver raggiunto quota 242 euro per tonnellata il 20 agosto. È un movimento che segnala come il mercato stia incorporando un premio crescente legato al rischio logistico. Le quotazioni internazionali non stanno quindi reagendo soltanto alla quantità di frumento disponibile, ma anche alla possibilità concreta di spostarlo dai Paesi produttori verso quelli acquirenti.

C'è però un elemento apparentemente contraddittorio. Mentre i benchmark internazionali salgono, i prezzi all'origine in Russia e Ucraina stanno scendendo, penalizzati dall'abbondanza del raccolto e dalla difficoltà di collocare il prodotto sui mercati esteri.

Si crea così una divergenza tra il valore del frumento nei Paesi produttori e quello espresso dai mercati internazionali. Il prodotto c'è, ma non riesce a raggiungere con la stessa facilità i compratori. È una situazione che potrebbe avere conseguenze anche oltre l'attuale fase logistica. Se la difficoltà di esportazione dovesse protrarsi, la pressione sui prezzi all'origine potrebbe incidere sulle prossime decisioni di semina, trasformando una criticità commerciale e logistica in un possibile problema di disponibilità per il 2027.

Nocciole turche, il TMO sostiene 

i prezzi nonostante il raccolto in aumento

Il 7 agosto il TMO ha annunciato i prezzi di acquisto delle nocciole in guscio per la nuova campagna turca 2026/27, fissandoli a 255 TL/kg per le Giresun, 250 TL/kg per le Levant e 245 TL/kg per le Sivri. Si tratta di valori in aumento tra il 27,5% e il 29% rispetto allo scorso anno. Secondo le analisi di Areté, l'incremento risulta però più contenuto se espresso in dollari, pari a circa il 10% su base annua, a causa del persistente deprezzamento della lira turca. L'intervento del TMO appare quindi come una scelta orientata a sostenere i prezzi e a garantire un adeguato supporto al mercato in una stagione caratterizzata da una maggiore disponibilità di prodotto. Le previsioni sulla produzione turca 2026 indicano infatti, nella maggior parte dei casi, un aumento superiore al 50%, con volumi oltre le 800.000 tonnellate. A favorire le rese sono state condizioni meteorologiche considerate ottimali durante la fase di fioritura, che hanno favorito una maggiore «carica» degli impianti.