giovedì 16 luglio 2015

I 50 ANNI DELL'AIS



Ais festeggia i suoi primi 50 anni
E ora lavora con le altre associazioni

Oltre 130 aziende da tutta Italia hanno partecipato alla giornata che ha celebrato il 50° dell’Associazione italiana sommelier,
nelle sale del The Westin Palace di Milano, con banchi d’assaggio e degustazioni guidate. Oggi Ais è un’associazione che conta oltre 32mila soci iscritti. Oltre 7mila i partecipanti ai corsi nel 2014



La copia dell’atto costitutivo di Ais-Associazione italiana sommelier campeggia sulla copertina di Vitae di giugno, la rivista dell’Associazione italiana sommelier. Perché il sodalizio compie gli anni. Di più: celebra il cinquantenario, un’occasione speciale che coglie Ais in piena salute. A 50 anni esatti da quel 7 luglio 1965, nello stesso hotel Palace - oggi The Westin Palace - a Milano, dove la neonata Ais venne allora presentata alla stampa e che ora è sede delle iniziative promosse dalla delegazione milanese, è stato celebrato lo speciale anniversario. Una data che finalmente sembra coincidere, forse, con la fine del frazionismo e delle polemiche fra le tante, troppe, associazioni italiane di sommelier.



Antonello Maietta (nella foto), presidente nazionale al suo secondo mandato, ha voluto intorno a sé i personaggi che hanno fatto la storia dell’associazione a iniziare dalla “tessera numero 1” Jean Valenti e con lui altre figure storiche: da Eddy Furlan a Giuseppe Vaccarini… insomma tutti coloro che hanno accompagnato la crescita dell’associazione, dai primi 20 iscritti agli attuali oltre 32mila che fanno di Ais la più grande associazione mondiale del settore. E ancor di più ricorda come si stia ormai lavorando per lo sviluppo del gruppo di lavoor che, a livello consultivo, oggi riunisce riunisce insieme Ais, Aspi, Onav e Fisar.

I festeggiamenti del 50 anniversario hanno coinvolto oltre 130 aziende da tutta Italia invitate a partecipare alla giornata celebrativa fra banchi d’assaggio e prestigiose degustazioni guidate fra cui una dedicata ai vini della Franciacorta (relatore: Nicola Bonera), uno ai bianchi della Campania (con Guido Invernizzi), uno alla Mitteleuropa vinicola (di nuovo Bonera) e infine ai bianchi della Borgogna (Samuel Cogliati). La sera, spazio anche a un talk show con i protagonisti della storia di Ais e a una verticale di Barbacarlo, col mitico Lino Maga (relatore: Armando Castagno).

Antonello MaiettaPer l’occasione è giunto a Milano - terminando così il proprio tour lungo tutta la Penisola, portato in staffetta dai 22 presidenti regionali Ais - il prezioso tastevin commemorativo, simbolo dei sommelier e strumento dell’arte della degustazione: un'opera in argento 925/000, realizzato dal maestro orafo crotonese Gerardo Sacco. Il gioiello, come si diceva, dopo essere stato presentato a Vinitaly 2015 è diventato il testimone di una simbolica staffetta tra le associazioni regionali, fino alla tappa finale di Milano, dove Maria Rosaria Romano, presidente di Ais Calabria, lo ha consegnerà al presidente nazionale Maietta.

Tutto questo è solo uno dei numerosi eventi in programma nell’anno del cinquantenario «una festa che proseguirà fino alla fine dell’anno», promette Maietta. A metà novembre è infatti fissato il congresso nazionale Ais che, dopo le tappe di Firenze e Torino, si svolgerà a Milano dove, con passione, continua una storia che dura ormai da mezzo secolo.

Il Savini di Milano costituisce il luogo fisico in cui l’Ais ha preso forma: qui era solito sedersi il professor Gianfranco Botti, manager e imprenditore del settore chimico, appassionato gourmet per diletto. Fu lui a stimolare Jean Valenti a creare un’associazione che riunisse i migliori professionisti di un settore che si stava rapidamente emancipando. Valenti stimato sommelier madrelingua francese nato in provincia di Bergamo ma ben presto attivo in Svizzera e Francia era stato richiamato in Italia dal commendator Angelo Pozzi a collaborare nel suo celebre ristorante in Galleria, a Milano. Botti e Valenti consapevoli delle carenze nel servizio dei vini nella ristorazione italiana maturarono l’idea di sviluppare e dare dignità alla professione del sommelier, con l’obiettivo principale di estendere la conoscenza e la valorizzazione del vino italiano.

L’approdo al Savini non fu del tutto indolore per Valenti, abituato ad altri standard. All’epoca anche nel ristorante più prestigioso di Milano, e probabilmente d’Italia, al momento di ordinare il vino il cameriere rivolgeva al cliente la fatidica domanda: “Bianco o rosso?”, servendo poi il vino sfuso in caraffine riempite dalle botticelle collocate nell’office. Le bottiglie, anche le grandi bottiglie, erano frettolosamente snobbate da chi si dedicava al servizio, sovente preoccupato di non far lievitare troppo il conto per poter beneficiare di una mancia adeguata.



All’epoca nella ristorazione del capoluogo lombardo i consumi di vino erano cospicui e la zona di produzione più vicina, l’Oltrepò Pavese, non si era ancora scrollata di dosso l’immagine di un prodotto economico per il consumo della famiglia. La Franciacorta era lievemente più distante in termini di chilometri, ma lontanissima dalla visione attuale di un sistema produttivo eccellente e consolidato. Il Piemonte enologico spadroneggiava, il Veneto seguiva a ruota, la Puglia approvvigionava soprattutto le attività commerciali dei corregionali.

Milano, non avendo alcuna sudditanza psicologica nei confronti di un’inesistente produzione locale, diventò ben presto il crocevia del mercato del vino di qualità, un processo che negli anni seguenti ha fortunatamente contagiato l’intera Penisola. E fa piacere pensare che l’Associazione Italiana Sommelier sia stata attiva artefice di questa evoluzione. Sin dai primi anni in cui i corsi venivano organizzati in sedi alla buona, e non ancora in grandi alberghi o location prestigiose, fondamentale è stata la capillare diffusione dell’associazione e del metodo didattico, il primo realmente codificato in grado di avvicinare larghe fasce di pubblico al mondo del vino.

Nessuno in Italia editore o associazione che fosse ha saputo svolgere un’opera di divulgazione paragonabile a quanto AIS ha fatto in questo primo mezzo secolo di attività. Oggi Ais è un’associazione che conta oltre 32mila soci iscritti. Degli oltre 7mila partecipanti ai corsi nel 2014 oltre il 30% per cento è costituito da donne. Oltre il 52,6 % dei soci che hanno frequentato i corsi, hanno ottenuto l’attestato di sommelier. Il 45% degli iscritti ai corsi è costituito da persone appartenenti a una fascia di età compresa tra i 18 e i 45 anni. La sola Lombardia conta nel 2015 4.500 soci di cui 1.700 sono milanesi.

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