domenica 18 ottobre 2020

Coprifuoco alle 22, weekend chiuso Per i locali sarebbe il colpo fatal

 

Coprifuoco alle 22, 

weekend chiuso
Per i locali 

sarebbe 

il colpo fatale


Il governo pensa a un coprifuoco alle 22 e una stretta nel fine settimana per evitare il lockdown di Natale e arginare la crescita dei contagi, ma la Fipe insorge e parla di colpo di grazia per ristoranti e bar. Per Confindustria un lockdown anche se limitato costerebbe 16 miliardi alla settimana. Un disastro per l'agroalimentare.

L’ansia di un possibile lockdown di Natale, insieme al rialzo costante del numero dei contagi e ai provvedimenti restrittivi già in atto in molti Stati europei, stanno generando smarrimento e preoccupazione in Italia. Le parole, due giorni fa, di Andrea Crisanti, direttore Microbiologia e virologia dell'università di Padova, che ha parlato proprio di una possibilità concreta di un nuovo isolamento generale, si sono abbattute come un ciclone sul nostro Paese. E se da un lato il Premier, Giuseppe Conte, continua ad escludere questa possibilità, dall’altra è al lavoro insieme al Governo per trovare nuove soluzioni in grado di tamponare la diffusione del virus, che sta correndo un po’ ovunque in Italia. Un primo, drastico, provvedimento potrebbe essere un coprifuoco generale alle 22 e, forse già nelle prossime ore, una chiusura generale nel weekend (In Lombardia, per effetto di un’ordinanza del Governatore Attilio Fontana, bar chiusi da domani alle 21 e ristoranti alle 23). Un'ipotesi che ha scatenato l'immediata reazione della Fipe, che parla di colpo di grazia per ristoranti e bar dopo che solo giovedì Conte aveva ricevuto i vertici della Federazione impegnandosi a trovare soluzioni ragionevoli.

Spunta l'ipotesi di un coprifuoco alle 22 tra ottobre e novembre - Coprifuoco alle 22, ecco l'ipotesi per evitare il lockdown di Natale
Spunta l'ipotesi di un coprifuoco alle 22 tra ottobre e novembre

La nuova stretta in vista del weekend potrebbe arrivare su pressione del Comitato Tecnico Scientifico: «Alla luce dei nuovi dati emersi e della nuova fase servono misure più stringenti per far fronte al progressivo aumento dei contagi», è trapelato in tarda mattinata proprio dal Cts, affinché si giunga a provvedimenti più restrittivi in tempi rapidi che superino l'attuale Dpcm. «Data la situazione molto grave di circolazione del virusabbiamo indicato chiusure mirate nelle regioni con altissima circolazione del Sars-Cov2 finalizzate a consentire lo svolgimento delle attività scolastiche e produttive - ha detto Walter Ricciardi, consigliere del ministro della salute per l'emergenza Covid e ordinario di Igiene generale e applicata alla Facoltà di medicina della Cattolica di Roma - Le chiusure, nelle zone dove l'indice di contagio è superiore a 1, dovranno riguardare punti di aggregazione come circolipalestre, ed esercizi commerciali non essenziali. Mentre lo smart working dovrebbe diventare la forma ordinaria di lavoro in tutto il Paese. Punto cruciale è la sicurezza nei mezzi di trasporto pubblico e il loro rafforzamento».

E sull’ipotesi del coprifuoco è imemdiatamente intervenuta la Fipe, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi: «Apprendiamo con stupore e preoccupazione di questa ulteriore stretta che sarebbe il definitivo colpo di grazia per il nostro comparto - dice l’associazione in una nota - Un provvedimento che da un punto di vista meramente contabile manderebbe in fumo 44 milioni di euro al giorno e 1,3 miliardi in un solo mese. Una perdita enorme che andrebbe ad appesantire un bilancio già abbastanza tragico, se consideriamo che le stime di perdita di fatturato sull’anno 2020 vedono un calo di ben 24 miliardi di euro».

«Gli effetti di questa misura vanno ben oltre le perdite che abbiamo stimato perché è l'intera gestione delle aziende che rischia di saltare - continua la nota - Abbiamo già registrato una forte contrazione di clientela dovuta alla discussione sull'ultimo dpcm, una nuova misura ancor più restrittiva mette a rischio la sopravvivenza di almeno 15.000 bar serali e 40.000 tra ristoranti e pizzerie. In queste condizioni tenere aperte le aziende è impossibile. Con noi si mette a rischio una lunga filiera fatta di allevatori, vignaioli, imbottigliatori, casari, produttori artigianali e industriali. Come abbiamo già ribadito più e più volte servono più controlli e pene severe per i trasgressori, dando la possibilità alla stragrande maggioranza dei nostri imprenditori di lavorare con serietà e nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza che regolano la nostra attività in tempo di covid. La strada da seguire deve essere quella applicata per tutti i settori produttivi perché non è più accettabile colpire in maniera indiscriminata l’intero comparto”.

Lino Stoppani Coprifuoco alle 22, weekend chiuso Per i locali sarebbe il colpo fatale
Lino Stoppani

«L'ultimo Dpcm del governo pesa sui pubblici esercizi, bar e ristoranti, per 300 milioni al mese, 10 milioni al giorno che andrebbero ad aggiungersi ai 24 miliardi di perdite già stimate per il 2020». A fare in conti con l'agenzia Ansa, il presidente della Fipe Confcommercio, Lino Stoppani, che lancia l'allarme rischio chiusura per 50mila imprese sulle circa 300mila del settore ed il pericolo di infiltrazioni malavitose. «Senza calcolare - sottolinea Stoppani - che i pubblici esercizi sono la rete distribuiva della società, i luoghi in cui si consolida la tenuta sociale di un paese, un fattore che non si può contabilizzare ma che ha una grandissima importanza».

Il Presidente del Consiglio lo ha ripetuto anche a margine del Consiglio europeo: «Chiudere tutto sarebbe troppo dannoso, proprio adesso che l’economia mostra segni di ripresa». Per questo il “reset” di due settimane paventato da alcuni virologi è un’ipotesi che (per ora) non viene neppure presa in considerazione: «Una cosa che non esiste, proprio adesso che l’economia mostra segni di ripresa - ha detto ancora Conte - Dobbiamo aspettare due o tre settimane per capire gli effetti delle misure attuali, dalla mascherina all’aperto al limite di sei ospiti a casa».

Giuseppe Conte - Coprifuoco alle 22? Conte: Molto probabile
Giuseppe Conte

Però di fatto, a poche ore dall’entrata in vigore dell’ultimo Decreto - ed è questa la cosa per certi versi inspiegabile - ecco affacciarsi già l’ipotesi di una chiusura generalizzata alle 22. Senza tanti giri di parole, si tratterebbe di un coprifuoco come quello già in vigore in tante città della Francia, che implicherebbe, gioco-forza, la chiusura di tutti i bar e ristoranti ben prima di quell’ora (si parla delle 21 o delle 21.30, ma sono solo ipotesi). Un’eventualità che se da un lato potrebbe contribuire a rallentare i contagi, contrastando ancora più pesantemente la movida - e, quindi evitare il lockdown generale - dall’altro costringerebbe di nuovo i titolari dei pubblici esercizi a serrare la cinghia ancor più di quanto non stiano già facendo da mesi. Proprio nel momento in cui, almeno i ristoratori, avevano scampato il pericolo di chiudere anticipatamente, come paventato prima della firma dell’ultimo Dpcm. I contagi stanno crescendo, è vero, ma com'è possibile che a soli tre giorni dalla firma di un decreto partorito dopo giorni e giorni di tira e molla, si stia già pensando di superarlo senza neppure aspettare gli effetti dei provvedimenti appena entrati in vigore?

La domanda è lecita, eppure forse una risposta c'è: nel mondo delle imprese e del commercio c’è infatti chi preme affinché vengano messe in pista già da subito restrizioni ancora più severe per limitare i movimenti, ma senza danneggiare gran parte delle attività produttive e se la situazione relativa ai contagi da Covid-19 dovesse peggiorare ulteriormente appaiono disposte a sacrificarsi a un nuovo lockdown, ma già a fine ottobre o al limite a novembre, salvaguardando . E già si parla di una stretta in vista di Halloween, che cade proprio nell’ultimo fine settimana di questo mese, proprio per evitare di chiudere tutto nel periodo delle feste natalizie, che per tanti commercianti, ristoratori compresi, resta uno dei periodi più redditizi di tutto l’anno.

LA REAZIONE DELLE IMPRESE

Non a caso, secondo una stima del Centro Studi di Confindustria, un lockdown di Natale (da evitare ad ogni costo) rischia di costare fino a 16 miliardi di euro a settimana, pari allo 0,8% del Prodotto interno lordo. Tuttavia non è facile al momento fare calcoli precisi sul costo di un'eventuale serrata natalizia, soprattutto perché ancora non si ha notizia sul tipo di chiusura che verrà eventualmente applicata nel caso si arrivasse a un tasso di contagio molto elevato. «Sappiamo però che l'intensità dell'impatto sul Pil dipende dall'ampiezza e dal numero delle aree in cui vengono introdotte misure di contenimento delle attività e degli spostamenti delle persone, oltre che dalla quota di valore aggiunto territoriale suddiviso tra industria e servizi», spiegano dal Centro studi di Confindustria.

«Bisogna agire con prudenza, evitando soluzioni drastiche che darebbero il colpo di grazia ai timidi segnali di ripresa - dice al Messaggero Maurizio Stirpe, vice presidente di Confindustria - È necessario seguire l'evoluzione giorno per giorno, valutando le esigenze quotidiane, la situazione delle terapie intensive, i dati generali. E bisogna stare attenti a non soffocare l'economia che ha già tanto sofferto».
Forte preoccupazione è stata espressa anche dal segretario generale di Confartigianato Cesare Fumagalli: «Le oltre 500mila aziende che rappresentiamo hanno subito mediamente durante il primo lockdown un calo del fatturato del 60%, ma in caso di lockdown natalizio l'asticella si alzerà ulteriormente. Per un'impresa su tre questo si tradurrà in un colpo da ko. Bisogna evitare a tutti i costi un nuovo stop alle attività produttive e potenziare al contrario le altre limitazioni capaci di abbassare la curva. Meglio il coprifuoco, soluzione scelta da Parigi, che una nuova serrata».

Ora i ristoranti in Italia devono chiudere alle 24 - Coprifuoco alle 22, ecco l'ipotesi per evitare il lockdown di Natale
                                                            Ora i ristoranti in Italia devono chiudere alle 24

Confcommercio sottolinea invece che i consumi di Natale rimangono centrali nella spesa degli liani. Solo nel mese di dicembre, valuta il Centro Studi dell’associazione, la spesa complessiva per consumi vale circa 110 miliardi di euro su un totale annuo di 900 miliardi: «Considerato che nel 2020 si avrà a consuntivo una perdita rilevantissima di spesa, che impatterà anche su dicembre - spiegano dall’associazione - allora il prossimo Natale, pure per la grande quantità di risparmio forzoso accumulato dagli italiani durante il lockdown, potrebbe costituire per milioni di famiglie un'occasione per effettuare acquisti desiderati e rimandati».

Per Mariano Bella, capo dell'Ufficio studi di Confcommercio, ci sono 30 miliardi di euro di consumi aggiuntivi da salvaguardare a dicembre. «Queste spese extra, capaci di dare un importante sollievo alle finanze pubbliche grazie al maggiore gettito che ne consegue - dice Bella - derivano principalmente dalle tredicesime e sono fortemente collegate alle festività natalizie. Oggi il 10% delle realtà del commercio al dettaglio, 270 mila imprese, rischiano di chiudere definitivamente, ma in caso di lockdown natalizio il numero delle aziende in questa situazione è destinato a crescere, diventeranno almeno 330 mila. Per questo diciamo no a una nuova serrata».

SCUOLA E SMART WORKING

Tornando alle intenzioni del Governo, non c’è soltanto la questione dei locali pubblici a tenere banco. Da un lato si sta riproponendo la necessità di tornare ad estendere lo smart working, come chiede la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, dall’altro c’è la pressione di alcune Regioni affinché le lezioni, almeno delle scuole superiori, tornino ad essere fatte a distanza. In Campania, dove nelle ultime 24 ore i contagi sono cresciuti di oltre mille unità, la chiusura delle scuole è già scattata, mentre anche s Milano l’indice di contagio Rt è schizzato sopra 2.

SPORT, CINEMA E PALESTRE

E se la scelta del Governatore Vincenzo De Luca sta facendo discutere (l’indice di contagio nelle scuole di tutta Italia, infatti, è molto basso), il ministro delle Autonomie, Francesco Boccia, ha paventato «l’interruzione di attività sociali e culturali a maggior rischio di assembramento», come oalestre, saloni di bellezza, cinema, teatri e sport di base.

© Riproduzione riservata di Sergio Cotti

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