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Il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare il decreto legislativo che riordina le regole per l’installazione dei dehors di bar, ristoranti e alberghi, con l’obiettivo di superare il sistema delle proroghe e semplificare le procedure. Il provvedimento, predisposto dai ministeri della Cultura e delle Imprese, prevede autorizzazioni culturali e paesaggistiche entro 45 giorni, contro termini ordinari che possono arrivare a 120, e introduce il silenzio assenso in caso di mancata risposta. I pareri delle Soprintendenze saranno richiesti soltanto nelle aree direttamente prospicienti beni culturali di eccezionale valore, mentre resteranno necessarie le autorizzazioni comunali per l’occupazione del suolo pubblico. Il testo disciplina inoltre la regolarizzazione delle strutture già installate e prevede criteri condivisi tra Comuni e ministero della Cultura. Fipe-Confcommercio, la Federazione dei pubblici esercizi, accoglie favorevolmente il provvedimento, atteso da due anni, sottolineando l'importanza di regole stabili e tempi certi per consentire alle imprese di programmare gli investimenti. «Finalmente si dà un riordino: soprattutto il concetto di silenzio-assenso è un principio di civiltà legislativa, perché permette agli investitori di avere risposte in tempi certi, senza dover aspettare lungaggini che a volte sembrano del tutto prive di fondamento», ha commentato il dg Fipe Roberto Calugi. La Federazione auspica che l'approvazione definitiva arrivi entro la fine del 2026.

Dehors, il silenzio assenso per superare 

le lungaggini burocratiche

La novità più rilevante per gli operatori riguarda la possibilità di ottenere risposte entro tempi definiti, evitando che le richieste di autorizzazione rimangano sospese per mesi. Il termine di 45 giorni e il meccanismo del silenzio assenso dovrebbero rendere più prevedibile l'iter amministrativo, soprattutto per le attività che intendono investire nell'allestimento o nell'ampliamento degli spazi esterni. «È un lavoro sul quale la Federazione ha lavorato per diversi anni e che porta sicuramente qualche certezza in più, in un quadro di forte complessità», spiega Calugi. Per Fipe, la questione non riguarda soltanto la riduzione degli adempimenti, ma la possibilità per le imprese di pianificare interventi e investimenti senza dipendere da procedure dall'esito incerto.

Un dehors comporta infatti costi di progettazione, arredi, attrezzature e manutenzione. La disponibilità di uno spazio esterno può incidere sulla capacità di accoglienza del locale, sull'organizzazione del personale e sulla gestione del servizio. Per questo, investire in un dehors richiede anche una valutazione dei costi, dei ricavi e dell'organizzazione del lavoro.

Meno vincoli nei centri storici, 

ma non sarà un «liberi tutti»

La semplificazione delle procedure non comporterà un'autorizzazione indiscriminata all'installazione dei dehors. Rimarranno infatti le competenze delle amministrazioni locali e le esigenze di tutela dei beni culturali e paesaggistici. Uno degli aspetti da definire con maggiore attenzione riguarderà proprio l'individuazione delle aree sottoposte a particolari vincoli, nelle quali continueranno ad applicarsi prescrizioni specifiche. «Adesso va definita con attenzione - e questo lo dovranno fare le singole realtà locali con i comuni - l'individuazione delle zone definite come di particolare pregio artistico-storico», osserva Calugi.

Il dg Fipe Roberto Calugi
Il dg Fipe Roberto Calugi

Il direttore generale di Fipe invita quindi a distinguere tra semplificazione amministrativa e assenza di regole. «Certamente c'è una semplificazione, ma non è un "liberi tutti". Bisogna responsabilizzare le persone e gli operatori nel comprendere che non è un liberi tutti, quanto piuttosto un modo per rendere più accoglienti e decorosi i nostri centri storici e le nostre periferie, con una serie di dehor che possono essere ben coordinati». Il punto riguarda anche il rapporto tra le esigenze economiche dei pubblici esercizi e l'utilizzo collettivo degli spazi urbani. Una questione che si inserisce nel più ampio dibattito sulla trasformazione dei centri storici, dove diminuiscono i bar tradizionali e aumentano le attività orientate all'asporto. L'installazione di tavolini, sedute e strutture esterne dovrà continuare a confrontarsi con la tutela del patrimonio architettonico, la circolazione pedonale e il decoro delle città. Un equilibrio delicato, come dimostrano i provvedimenti adottati a Roma contro le occupazioni abusive di suolo pubblico nell'area Unesco.

Dalla pandemia alle proroghe: 

verso una disciplina stabile dei dehors

Il decreto interviene anche su una situazione che si trascina dalla pandemia, quando le misure straordinarie avevano consentito a numerosi pubblici esercizi di ampliare gli spazi all'aperto per garantire il distanziamento e mantenere una parte della propria attività. Quelle disposizioni, nate per rispondere a un'emergenza, sono state successivamente prorogate, lasciando aperta la questione di una regolamentazione definitiva. Ancora nel 2025, di fronte all'ipotesi di un ulteriore rinvio al 2027, Fipe aveva chiesto regole certe e una soluzione strutturale.

Dopo le autorizzazioni straordinarie introdotte durante la pandemia e le successive proroghe, il Governo punta a una regolamentazione stabile degli spazi esterni dei pubblici esercizi
Dopo le autorizzazioni straordinarie introdotte durante la pandemia e le successive proroghe, il Governo punta a una regolamentazione stabile degli spazi esterni dei pubblici esercizi

«Basta con le proroghe: rendiamo strutturale il dehors come strumento di valorizzazione del territorio», afferma Calugi, che richiama anche l'esempio di altri Paesi europei. «Quando andiamo a Parigi o in Francia diciamo sempre: "Che belli i dehor francesi!". Perché non possiamo farlo anche in Italia? Con questa norma è certamente possibile valorizzare gli spazi urbani anche nel nostro Paese». Il riferimento è a un modello nel quale gli spazi esterni dei locali non sono considerati soltanto un ampliamento della superficie destinata alla somministrazione, ma anche una componente dell'organizzazione e dell'aspetto delle città. Una prospettiva che, secondo Fipe, richiede comunque regole condivise e una maggiore responsabilizzazione degli esercenti, affinché le strutture siano coerenti con il contesto in cui vengono installate.

Dehors, ora si attende l'approvazione definitiva del decreto

Il provvedimento dovrà ora completare il proprio percorso di approvazione. Il via libera preliminare del Consiglio dei ministri non rende infatti immediatamente operative le nuove disposizioni, che entreranno in vigore soltanto dopo la conclusione dell'iter normativo.

Fipe auspica che il decreto venga approvato definitivamente entro la fine dell'anno, mantenendo l'impostazione attuale in materia di semplificazione e certezza dei tempi. Per la Federazione, il risultato atteso è un sistema nel quale gli operatori possano conoscere in anticipo le condizioni per installare o mantenere un dehors, senza dover attendere periodicamente nuove proroghe. La questione interessa anche il settore alberghiero, per il quale Federalberghi aveva già ottenuto un intervento volto a estendere le semplificazioni ai dehors degli hotel. Resta centrale il ruolo dei Comuni, chiamati a gestire concretamente le concessioni e a individuare le soluzioni compatibili con le caratteristiche dei singoli territori.