E’ questo il quadro in sintesi emerso dall’analisi condotta nel XVIII Rapporto Ismea-Qualivita, che conferma lo stato di salute e la dinamicità di un settore così importante per l’economia del Belpaese, che promuove lo sviluppo da nord a sud dello Stivale. Un ruolo tanto più importante alla luce delle difficoltà legata all’emergenza Covid, e destinato a rafforzarsi ancora grazie al contributo di 180mila operatori organizzati in 285 Consorzi di tutela riconosciuti dal Mipaaf, con ricadute economiche in tutte le province italiane, benché con spiccata concentrazione del valore in alcune di esse.

La forza dei territori e dell’export
Da sottolineare peraltro che nel 2019 si registra una variazione positiva dell’impatto economico per 17 regioni su 20 in Italia, a riprova di una tendenza che si registra da qualche anno in qua, testimonianza di una evoluzione che va oltre i grandi distretti produttivi, grazie allo sviluppo e all’emergere di poli di economia diffusa intorno alle produzioni DOP e IGP in varie aree del Paese. A fare da battipista è comunque il Nord Italia con Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte, quattro regioni dove si concentra il 65% del valore produttivo delle filiere a indicazione geografica.
I dati economici estremamente positivi del settore dipendono in primis dal consolidamento delle grandi produzioni certificate, ma sono anche conseguenza dell’affermarsi di filiere “minori” e dei nuovi prodotti DOP e IGP: nel solo comparto Cibo ad esempio, oltre 50 milioni di valore alla produzione fanno riferimento a prodotti registrati negli ultimi 5 anni, mentre è vicino al mezzo miliardo di euro il valore delle IG certificate a partire dal 2010.
Per quanto attiene all’export delle DOP e IGP agroalimentari e vitivinicole, si registrano anche qui performance significative, con una crescita del valore pari al 5,1% sull’anno precedente, fino a quota 9,5 miliardi di euro, che corrispondono al 21% nell’export agroalimentare italiano. Sono i vini a dare il contributo maggiore, con un valore di oltre 5,6 miliardi, anche se aumentano le esportazioni oltreconfine di prodotti DOP e IGP agroalimentari, che mettono a segno un +7,2% su base annua. Nel complesso si conferma una evoluzione positiva che, negli ultimi dieci anni, ha consolidato il ruolo di primissimo piano all’estero della qualità agroalimentare made in Italy, con exploit a tripla e doppia cifra dal 2009, pari rispettivamente al 162% per l’agroalimentare DOP e IGP e del 74% per il comparto vinicolo dal 2010.

Cibo DOP, IGP e STG: il valore su del 5,7%
Il Cibo italiano DOP IGP STG nel 2019 ha raggiunto i 7,7 miliardi di euro di valore alla produzione, in crescita del 5,7% in un anno, con un trend di aumento pari al 54% dal 2009. Bene anche il valore al consumo, pari a 15,3 miliardi di euro, +63% sul 2009. Anche in questo ambito è proseguita nel 2019 la dinamica positiva delle esportazioni: +7,2% in un anno, +162% dal 2009 e un valore che ha raggiunto i 3,8 miliardi di euro. Mercati principali si confermano Germania (786 mln di euro), USA (711 mln), Francia (525 mln) e Regno Unito (273 mln).

Il vino DOP e IGP vale 9,2 miliardi
Nel 2019 la produzione di vino IG certificata ha superato la soglia dei 25 milioni di ettolitri, risultato di tendenze opposte tra le DOP (+6,2% grazie anche all’introduzione di nuove produzioni) e le IGP (-1%). Il valore della produzione di vini a IG sfusa è di circa 3,5 miliardi di euro, mentre all’imbottigliato raggiunge i 9,2 miliardi di euro: di questi, 7,6 miliardi sono rappresentati da vini DOP, che ricoprono un peso economico pari all’82% del vino IG. Le esportazioni sono arrivate a 5,6 miliardi di euro (+4%) su un totale di 6,4 miliardi di euro (+3%) dell’export vitivinicolo italiano nel suo complesso

Made in Italy il 27% dei prodotti registrati nel mondo
Al 10 dicembre 2020 si contavano complessivamente 3.123 prodotti DOP, IGP e STG nel mondo: di questi, 3.093 registrati nei Paesi europei a cui si aggiungono le 30 produzioni DOP e IGP riconosciute in Paesi extra comunitari. Ebbene, l’Italia conferma il primato mondiale per numero di prodotti certificati: sono ben 838 quelli DOP, IGP e STG registrati lungo lo Stivale, corrispondenti al 27% di tutti i prodotti a denominazione a livello globale. Nel 2020 sono state registrate 47 nuove IG nel mondo, 39 prodotti agroalimentari e 8 vini: anche in questo caso il nostro Paese detiene il primato con 14 nuove registrazioni, 12 nel comparto agroalimentare e 2 nel vitivinicolo DOP e IGP.

Il mercato interno tra 2019 e primo semstre 2020
Anche il mercato domestico evidenzia una evoluzione delle vendite alimentari di prodotti IG rispetto agli omologhi convenzionali: considerando solo le vendite a peso fisso nella GDO, nel 2019 si è registrato un aumento del 4,6% per le produzioni alimentari e vitivinicole DOP IGP, con una crescita molto più sostenuta di quella del totale agroalimentare (+2,1%). Un andamento confermato anche nel primo semestre del 2020, caratterizzato da un forte incremento generale delle vendite nel canale GDO, dovuto agli effetti dell’emergenza Covid, nel quale le vendite a peso fisso dei prodotti DOP IGP sono lievitate del 12%: anche stavolta si tratta di un balzo più sostenuto di quello del totale agroalimentare (+9,2%), a confermare una consapevolezza via via più radicata e una propensione che si consolida tra i consumatori verso le produzioni a indicazione geografica.

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