SSugli affitti brevi il punto non è stabilire se siano un bene o un problema. Il punto è capire quando una locazione privata smette di essere un'attività occasionale e diventa, nei fatti, un'impresa ricettiva. È questa la linea che Italia a Tavola sposa da sempre e quella che viene indicata da Elisabetta Fabri, presidente di Confindustria Alberghi, che chiede regole proporzionate alla dimensione dell'attività: obblighi minimi per chi ospita occasionalmente, standard e responsabilità più stringenti per chi gestisce decine di immobili. «Non si può trattare allo stesso modo chi affitta una stanza e chi gestisce decine di immobili: quando diventa un'attività d'impresa, devono aumentare anche gli obblighi», secondo la presidente. E una parte dei controlli, secondo Fabri, deve riguardare anche le piattaforme, chiamate a verificare gli annunci e a bloccare quelli non conformi.
La posizione di Fabri arriva mentre Bruxelles apre alla possibilità di misure proporzionate nelle aree sottoposte a maggiore pressione abitativa e le città italiane stanno sperimentando risposte diverse, da Napoli a Firenze e Roma. Anche la presenza di un Cin non significa che un alloggio sia sul mercato tutto l'anno: secondo le stime riportate nel dossier, nelle cinque città considerate solo una casa su tre tra quelle dotate di Cin risulta offerta stabilmente. Il fenomeno, quindi, non ha la stessa intensità ovunque e non tutti gli operatori hanno la stessa dimensione. La domanda diventa allora più concreta: quali obblighi devono scattare quando l'affitto breve assume una dimensione professionale? Fabri propone di intervenire proprio su questo confine, chiedendo di avvicinare gli operatori professionali agli standard delle strutture ricettive tradizionali su sicurezza, trasparenza, tracciabilità e fiscalità, e di coinvolgere le piattaforme nei controlli sull'offerta.
L’intervista a Elisabetta Fabri
“L’iniziativa del Comune di Napoli rappresenta senza dubbio un passo coraggioso e un segnale politico di primaria importanza, perché dimostra come gli enti locali possano e debbano utilizzare la propria leva urbanistica in assenza di un quadro legislativo nazionale davvero organico. Tuttavia, la sola risposta urbanistica locale non può essere ritenuta sufficiente per riordinare un intero settore. Se analizziamo quanto sta accadendo nelle grandi città d’Italia, emerge con chiarezza che ci troviamo di fronte a modelli di intervento estremamente frammentati. Napoli ha scelto la via della tutela della residenzialità, stabilendo all’interno del centro storico una soglia minima del 70% della superficie di ciascun edificio riservata alle abitazioni ordinarie e vincolando il restante 30% alle destinazioni extralberghiere tramite titoli edilizi specifici.”
“Firenze, poggiando su una legge regionale dedicata, ha optato per il contingentamento territoriale puro, bloccando le nuove licenze nelle sottozone del centro storico sullo stock esistente al 2024. Roma ha imboccato una terza strada, intervenendo sulle norme tecniche del Piano Regolatore per creare la sottocategoria urbanistica turistico-ricettiva e porre le premesse per regolamenti futuri. ”
Affitti brevi, le regole devono essere proporzionate a chi li gestisce
“Si tratta di una difformità dimostra che il governo del territorio richiede strumenti mirati, ma per riequilibrare realmente il mercato serve una logica di proporzionalità. Affermare che occorrono «regole uguali per tutti» sarebbe una semplificazione errata. La vera equità non consiste nel trattare situazioni diverse nello stesso modo, ma nell’applicare regole proporzionate alla dimensione e alla natura dell’attività. Bisogna distinguere chiaramente chi affitta una stanza della propria abitazione per integrare il reddito familiare da chi gestisce decine di immobili con una struttura organizzata e industriale. Chi opera con logiche professionali e d'impresa deve sottostare agli stessi principi di responsabilità, trasparenza e sicurezza previsti per le strutture ricettive tradizionali, evitando che la formula contrattuale della locazione diventi una scorciatoia per eludere gli standard d'impresa.”
Affitti brevi, troppa offerta può danneggiare
anche il turismo
““Regolamentare non significa affatto contrarre l'offerta turistica o soffocare la libertà d'impresa, ma governarla con senso di responsabilità ed evitare che la saturazione distrugga il valore stesso dei nostri centri urbani. La crescita esponenziale e non governata dell'extralberghiero ha innescato processi di monocultura turistica che rischiano di svuotare le città storiche della loro anima, espellendo la residenzialità, i servizi di prossimità e l'artigianato locale. Quando un centro storico perde i suoi abitanti e la sua rete sociale, smette di essere una città viva per trasformarsi in una scenografia ad uso e consumo del visitatore “mordi e fuggi.”
““Questo fenomeno genera un paradosso evidente: l'eccesso di offerta ricettiva finisce per deteriorare la qualità dell'esperienza turistica complessiva. Il turista d'oggi cerca autenticità, vivibilità e servizi di livello, mentre la pressione incontrollata sui centri urbani manda in tilt i servizi pubblici locali, dalla gestione dei rifiuti alla mobilità. Non è un caso che i grandi comuni utilizzino il gettito dell'imposta di soggiorno in grandissima parte per coprire i costi di trasporto pubblico e manutenzione urbana, come vediamo a Firenze dove oltre 41 milioni di euro di incassi sono destinati al trasporto locale e solo il 2,3% alla promozione, o a Milano dove su oltre 180 milioni di previsione l'ambito turistico diretto assorbe appena l'1,1% delle risorse. Per questo governare la distribuzione dei flussi attraverso regole urbanistiche e di destinazione è l'unico modo per proteggere l'attrattività a lungo termine e garantire un'esperienza ricettiva d'eccellenza.”
Affitti brevi, sicurezza e fisco:
gli obblighi da allineare agli hotel
“La prima fondamentale priorità riguarda la sicurezza e la rispondenza tecnica dell'immobile. Le strutture alberghiere sono soggette a stringenti normative sulla prevenzione incendi, sull'accessibilità, sui controlli impiantistici e sulle dotazioni di emergenza. È indispensabile che anche le unità abitative destinate alla locazione turistica garantiscano standard minimi ed equiparabili, a partire dai requisiti di agibilità edilizia e dalle certificazioni di sicurezza, per assicurare l'incolumità degli ospiti e del vicinato. La seconda priorità è la trasparenza e la tracciabilità operativa e fiscale. Sebbene l'introduzione del Codice Identificativo Nazionale rappresenti un passo avanti importante, occorre garantire che ogni immobile immesso sul mercato sia inserito in una banca dati pubblica verificabile in tempo reale, affinché le amministrazioni comunali possano effettuare controlli incrociati immediati sul patrimonio edilizio, come auspicato anche dalle nuove norme di Napoli. La terza priorità è la piena equità nell'applicazione dei tributi e degli oneri locali. Penso in primo luogo all'IMU e alla TARI, ma anche all'imposta di soggiorno. Gli alberghi pagano tariffe sui rifiuti parametrate ad attività ricettive ad alta produzione e contribuiscono alla fiscalità locale in modo certo e trasparente. Le abitazioni utilizzate per scopi ricettivi non possono continuare a godere delle agevolazioni o dei regimi propri delle utenze domestiche tradizionali quando di fatto svolgono un'attività ricettiva continua. Allineare questi aspetti significa eliminare una concorrenza sleale di matrice fiscale che oggi grava ingiustamente sulla ricettività ufficiale.”





Nessun commento:
Posta un commento