Difendere bar e negozi significa difendere le città

Se il modello produttivo della piccola impresa non sta più in piedi, non è quindi soltanto un problema del singolo imprenditore. È un problema del Paese. Anche il governo del territorio è cambiato: oggi sembra che tutti possano fare tutto, dall'offrire cibo e bevande all'ospitalità. Questo modello diffuso e spesso improvvisato rischia di sottrarre ulteriore spazio alle aziende professionali e di produrre una banalizzazione dell'offerta.

Dobbiamo invece chiederci quale modello vogliamo costruire. Se per comprimere i costi riduciamo orari, personale e professionalità, sostituendo progressivamente il lavoro con prodotti industriali e processi standardizzati, ci avviciniamo sempre più al modello delle catene e del fast food. Bar, ristoranti e attività commerciali si fondano invece su persone, competenza e professionalità. Altrimenti perdiamo qualcosa che va oltre la singola impresa: perdiamo uno stile di vita. Lo vediamo soprattutto nelle periferie, dove chiudono bar e negozi, si spengono le luci e viene meno quel presidio quotidiano che contribuisce alla sicurezza, alla relazione e alla vita delle comunità.

Serve una visione condivisa 

per le città del futuro

Per questo il Paese deve trovare una visione condivisa, coinvolgendo imprese, lavoratori, Regioni e Comuni. L'obiettivo deve essere costruire città sostenibili, grandi o piccole, nelle quali commercio, ristorazione, servizi e luoghi di socialità possano continuare a svolgere la loro funzione. Oggi questa sostenibilità non può essere data per scontata e non possiamo pensare che sia il singolo imprenditore a risolvere un problema che riguarda l'intero sistema.