giovedì 27 agosto 2015

Buoni pasto, nuova normativa

Buoni pasto, con la nuova normativa 
addio alla spesa al supermercato

La normativa che prevede la detassazione dei buoni pasto fino a 7 euro stabilisce anche che i ticket
siano elettronici e non cumulabili. Il lavoratore sarà dunque costretto a utilizzarne solo uno al giorno. Perciò per negozi e i supermercati non accetteranno buoni pasto di un importo superiore a 7 euro

Con l'approvazione della normativa che prevede la detassazione dei ticket elettronici cessa il diritto di potere utilizzare i buoni pasto per la spesa al supermercato. Infatti, dal primo luglio di quest'anno per godere della defiscalizzazione fino alla somma di 7 euro, il buono pasto deve essere elettronico, utilizzato in maniera non cumulabile e non spendibile nelle giornate non lavorative. Una modalità che rende molto più agevole i controlli, costringendo negozi e supermercati a rifiutare l'utilizzo di buoni pasto per cifre superiori ai 7 euro al giorno.



Riassumendo la legge di Stabilità per il 2015 ha modificato il Testo unico sulle imposte sui redditi del 1986 e introdotto un nuovo livello di esenzione dalla tassazione: per il buono pasto elettronico è stato portato a 7 euro, dagli attuali 5,29 euro, cifra rimasta in vigore per i buoni cartacei. Il buono pasto sostituisce la mensa vera e propria e non costituisce dunque un reddito, pertanto non va tassato. 

Con la novità dell'aumento dell'esenzione, lo scopo del legislatore è allineare il valore alla media europea (era fermo alle vecchie 10mila lire), ma anche di orientare il mercato dei ticket restaurant - che per l'Anseb, Associazione delle società emettitrici, vale 3 miliardi di euro all'anno - verso le carte elettroniche,: ad oggi pesano solo per il 15% del totale e sono accettati in nemmeno un quarto degli esercizi convenzionati, ma sono destinate a crescere.

Per i lavoratori c'è un altro dettaglio non trascurabile: poiché le aziende non hanno alcun vantaggio fiscale per la parte eccedente il valore di 7 euro è evidente che si tenderà, in fase di accordi di secondo livello, ad armonizzare al ribasso il valore degli stessi qualora prima fosse stato concordato un importo superiore. In caso contrario infatti le aziende avrebbero lo svantaggio di dover rimborsare volta per volta la cifra eccedente e di pagarci sopra anche tasse e contributi.
italiaatavola

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