giovedì 27 agosto 2015

Spumante, l'export cresce del 20%

Spumante, l'export cresce del 20% 
Usa e Regno Unito i principali mercati

All’estero non si sono mai consumate così tante bollicine italiane: +20% di esportazioni
dallo scorso anno. Nella classifica delle bollicine italiane preferite nel mondo c’è infatti il Prosecco seguito dall’Asti. I principali clienti sono gli Stati Uniti con un incremento della domanda del 49% e il Regno Unito con un +55%

Le vendite dello spumante italiano all’estero fanno segnare un record storico con un aumento del 20% delle bottiglie spedite. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata ad Expo in occasione dell’incontro al padiglione No Farmers No Party del presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo con il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, sulla base dei dati Istat relativi ai primi cinque mesi del 2015.



Nella classifica delle bollicine italiane preferite nel mondo c’è infatti il Prosecco seguito dall’Asti, dal Franciacorta mentre i principali clienti sono nell’ordine gli Stati Uniti che fanno segnare un incremento della domanda del 49% e il Regno Unito con un balzo addirittura del 55%. All’estero non si sono mai consumate così tante bollicine italiane che lo scorso anno con 320 milioni di bottiglie stappate fuori dai confini nazionali hanno superato lo champagne francese le cui esportazioni si sono fermate a 307 milioni di bottiglie.

Il risultato dello spumante italiano all’estero sostiene l’intero comparto del vino mentre è appena iniziata la vendemmia più precoce da oltre un decennio con una produzione stimata in aumento di almeno il 5% rispetto allo scorso anno, per un totale atteso di circa 44 milioni di ettolitri, con ottima qualità, secondo le prime stime della Coldiretti. Le condizioni climatiche con il grande caldo hanno accelerato i processi e anticipato la raccolta che si classifica come la seconda più precoce dal dopoguerra, seconda solo a quella del 2003, l’anno di una storica siccità, quando iniziò il 2 agosto.

Le stime della Coldiretti saranno progressivamente definite perché molto dipenderà dalle prossime settimane in cui si inizierà a raccogliere tutte le altre uve e dall’andamento climatico del settimane precedenti la raccolta. In ogni caso lo stato fitosanitario dei vigneti è in tutta Italia molto buono con assenza di situazioni di criticità e la qualità attesa è superiore a quella dello scorso anno.

Le temperature record di luglio hanno però fatto aumentare l’impegno e i costi dei viticoltori che per scongiurare il rischio siccità che inizia a farsi sentire in diverse zone hanno dovuto intervenire con mirate irrigazioni di soccorso specie nei vigneti più giovani. Se non ci saranno sconvolgimenti si prevede che la produzione Made in Italy sarà destinata per oltre il 40% ai 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), il 30% ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30% a vini da tavola. 

«In Italia il vino e lo spumante generano quasi 9,5 miliardi di fatturato con 1,25 milioni di persone a vario titolo coinvolte - ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che - si tratta del biglietto da visita del made in Italy agroalimentare nel mondo che probabilmente insieme al turismo, è il settore che più di altri sta beneficiando dell’effetto traino dell’Esposizione universale». 

Secondo una ricerca di Coldiretti infatti per ogni grappolo di uva raccolta si attivano ben diciotto settori di lavoro dall’industria di trasformazione al commercio, dal vetro per bicchieri e bottiglie alla lavorazione del sughero per tappi, dai trasporti alle bioenergie, dalla cosmetica al turismo e molto altro. Non a caso il vino è il prodotto immancabile dalle tavole dei turisti stranieri in visita in Italia anche per l’Expo ma è anche molto gettonato come souvenir, anche se a frenare sono i limiti ancora imposti nel trasporto aereo.
Italiaatavola

Nessun commento:

Posta un commento