sabato 16 gennaio 2021

#ioapro: non decolla la protesta. La quasi totalità dei ristoranti sceglie la legalità

 

#ioapro: non decolla la protesta. La quasi totalità 

dei ristoranti 

sceglie la legalità


Nonostante la disperazione generale, gli appelli alla disubbidienza hanno raccolto più adesioni simboliche che di fatto. Contrarie da subito le organizzazioni di categoria Confcommercio e Confesercenti . Pecoraro Scanio suggerisce la necessita di un commissario straordinario per il comparto per gestire l'emergenza.

Il fine, spesso, non giustifica il mezzo. E così gli intenti dei ristoratori di #ioapro di alzare le saracinesche nella serata di ieri nonostante i divieti alla fine sono, per la maggior parte, sono rimasti tali. E la protesta non è decollata. Alla fine hanno prevalso il buon senso e la resposanbilità.

Oltre che i consigli delle associazioni di categoria, in primis Confcommercio e Confesercenti che, contrarie a questo tipo di iniziative, avevano messo in guarda dai rischi dell’illegalità, incluso il pericolo di vedersi ritirare la licenza, annunciando per lunedì un incontro con il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli. Obiettivo dell’incontro, crisi di governo permettendo, «un piano per la ripartenza che tenga conto della impossibilità di programmazione visto che nessuno sa mai se il giorno successivo potrà aprire o no». Tra l’altro, come aggiunge Alfonso Pecoraro Scanio servirebbe, subito un commissario straordinario per salvare il settore ed evitare rivolte.

Pochi i ristoranti e i bar aperti dopo le 18 per protesta
Pochi i ristoranti e i bar aperti dopo le 18 per protesta

Tra proteste pacifiche, flash mob e “ribelli”
Ed è proprio questo senso di incertezza che sta esasperando i ristoratori e che fa scattare la scintilla. Ma che se, come a Pavia, si è accesa in una protesta pacifica e aplitica che ha visto scendere in piazza accanto a ristoratori come Paola Tronconi e Carlo Edoardo Verri anche il sindaco Fabrizio Fracassi, in altre parti si è tramutata in rabbia, che seppur giustificata, diventa cieca e non porta a nulla.

Poche le adesioni a #ioapro
Per fortuna così non è stato e, nonostante la disperazione di un settore in ginocchio, da Padova a Firenze, da Foggia a Verona fino a Milano, gli appelli alla disubbidienza hanno raccolto più adesioni simboliche che di fatto. Così se da una parte da Umberto Carriera, il ristoratore di Pesaro che ha dato il via alla disobbedienza, ieri si è presentato anche Vittorio Sgarbi; Momi El Hawi, tre ristoranti a Firenze, ha preso prenotazioni per 300 coperti e a Bologna sono stati identificati i 50 avventori di una pizzeria, dall’altra sono stati di più i tentativi a metà.

Molti i flash mob: a Brescia i ristoratori hanno imbandito tavole in piazza. C’è stato chi ha solo acceso le luci, come lo storico Don Lisander a Milano. O chi ha servito a tavola, ma solo i propri dipendenti. Chi ha offerto prosecco d’asporto, come Crusco’s a Potenza.

Chiusa la locanda frequentata dalla prima vittima italiana del Covid
Vo’ Euganeo, invece, durante i controlli dei Carabinieri è stata chiusa la Nuova Locanda al Sole di Vo' Euganeo, il bar frequentato dalla prima vittima italiana del Covid, Adriano Trevisan.

A Roma vigili non intervengono
Roma, invece, la prima sera della protesta #ioapro è passata senza multe né interventi delle forze dell’ordine. I vigili hanno controllato la situazione a distanza e al "Fuoco e Farina" di via Valsavaranche e all'Habitue di via dei Gordiani, dove si è presentato anche Maurizio Gasparri per sostenere la protesta dei ristoratori, i clienti si sono seduti e hanno cenato senza nessuna sanazione.
Ma ora? Con i nuovi colori e le nuove strette cosa succederà a un secondo giro di proteste?

Pecoraro Scanio: Subito un commissario straordinario
Per Alfonso Pecoraro Scanio serve subito un commissario straordinario per salvare il settore ed evitare rivolte: «Serve un commissario straordinario ad hoc per i provvedimenti di restrizioni e di ristoro relativi a bar e ristoranti. Questo settore, insieme al turismo, spettacolo e sport sono un’emergenza nell’emergenza. Coinvolge centinaia di migliaia di operatori ed è capillarmente diffuso ovunque. Si rischiano vere rivolte oltre al crollo di un intero settore e all’infiltrazione di mafie italiane e internazionali».
Per l’ex ministro «occorre definire le restrizioni quando davvero indispensabili per ragioni sanitarie e nelle aree di effettivo rischio, creare un sistema di riduzione di costi fissi e di veloce arrivo dei ristori e attivare le prefetture per un aiuto diretto nei casi più disperati e di rischio di infiltrazioni criminali. È grave lo sciacallaggio di chi butta benzina sul fuoco della disperazione dimenticando la gravità dell’emergenza sanitaria in atto ma sarebbe irresponsabile sottovalutare l’autentica prostrazione di un intero settore economico che si sente abbandonato o peggio perseguitato. Serve la dimostrazione concreta di un ‘attenzione e di un’azione specifica».

Già perché, in fondo, il grido di allarme di tutti i ristoratori è «vogliamo solo lavorare» o essere aiutati, qualora non potessero al momento farlo, per avere in futuro, finito l’emergenza, la possibilità di riaprire davvero. italiaatavola

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