giovedì 26 dicembre 2019

Antropocene la nuova epoca


Antropocene 
la nuova epoca


Negli Anni Ottanta la scienza iniziò a teorizzare sulla definizione dell’era geologica attuale,
cominciata quando le nostre attività iniziarono a modificare la geologia e l’ecosistema terrestre,
anche oltre il riscaldamento globale.



Dall’Olocene, iniziata 11.700 anni fa, passiamo in quella che viene chiamata «l’età dell’uomo» che
per essere riconosciuta ufficialmente ha bisogno di segnali grafici certi
Si tratta adesso di trovare dei segnali stratigrafici certi (misurati con precisione in rocce, sedimenti
lacustri, calotte di ghiaccio o altre formazioni di questo tipo) per definire in maniera
incontrovertibile la demarcazione tra due epoche, il cosiddetto “golden spike”, e per soddisfare i
criteri utilizzati per determinare i periodi geologici, ma gli scienziati sono più che fiduciosi:
“Abbiamo solo l’imbarazzo della scelta.
C’è tutta una serie di potenziali segnali là fuori”. L’AWG realizzerà ora una proposta da presentare alla Commissione internazionale per la stratigrafia nel 2021, che sovrintende al diagramma temporale geologico ufficiale. Sarà quindi necessario un altro voto per riscrivere i libri di storia e riconoscere formalmente l’inizio dell’Età dell’uomo.
Stiamo vivendo una nuova era geologica, segnata in modo “distruttivo” dall’impronta dell’uomo? La comunita scientifica ne sembra convinta e, dopo anni di studi e dibattiti, si sta prendendo in esame la possibilita di riconoscere l’Antropocene come effettiva unita di tempo geologica, da aggiungere dunque alla scala ufficiale del Tempo Geologico.
Il tempo è diviso dai geologi secondo i cambiamenti nello stato della Terra. Il tempo geologico e quello intercorso dalla formazione dei più antichi sedimentari sulla superficie del nostro Pianeta. Abbiamo vissuto cosi l’era paleozoica, la mesozoica e quella piu recente, la cenozoica. Il termine Antropocene, coniato per la prima volta dal biologo Eugene Stoermer, fu adottato dal Premio Nobel per la chimica Paul Crutzen che nel 1995 scrisse il libro “Benvenuti nell’Antopocene”. L’Antropocene (dal greco ἄνϑρωπος – uomo) si definisce come una nuova era geologica in cui l’ambiente terrestre, inteso come l’insieme delle caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche in cui si svolge ed evolve la vita, e fortemente condizionato a scala sia locale sia globale dagli effetti dell’azione umana. All’essere umano e alla sua attivita sono attribuite le cause principali delle modifiche territoriali, strutturali e climatiche.
Dopo una votazione informale presso il Congresso Geologico Internazionale di Cape Town nel
2016, il Gruppo di Lavoro sull’Antropocene (Anthropocene Working Group, AWG), si e
recentemente riunito per sottoporre a una nuova votazione ufficiale il passaggio dall’Olocene
all’Antropocene: 29 membri del Gruppo su 34 hanno votato a favore ed ora la Commissione
grafica Internazionale entro il 2021 dovrà decidere se inserire l’Antropocene nella scala ufficiale
crono grafica. Questo gruppo internazionale di scienziati e impegnato dunque a raccogliere prove
del passaggio dall’attuale epoca geologica – l’Olocene, iniziata circa 11.700 anni fa –
all’Antropocene. La ricerca e volta a dimostrare che gli esseri umani sono diventati la singola forza
piu determinante sul pianeta. Secondo gli scienziati l’Antropocene avrebbe avuto inizio negli anni
’50 ossia da quando l’impronta “distruttiva” dell’uomo sul Pianeta ha iniziato a farsi sempre più
incisiva. 
Ma quali sono i “marcatori”, ossia le prove incontrovertibili dell’inizio di questa nuova era
geologica rispetto alla precedente? Alcuni studiosi propongono come impronta fondamentale
dell’attivita dell’uomo sull’ambiente ad esempio i primi test con bombe all’idrogeno degli anni ’50
che hanno causato l’immissione nell’ambiente di grandi quantita di materiale radioattivo. Da
considerare anche le impronte antropiche legate all’utilizzo dei combustibili fossili, dei fertilizzanti,
degli allevamenti intensivi o della plastica. 
Segni profondi dell’azione umana sono anche
l’estrazione mineraria, l’urbanizzazione, l’industrializzazione e l’agricoltura intensiva, la deviazione dei corsi d’acqua, l’eccesso di CO2 e l’acidificazione degli oceani dovuti al cambiamento climatico.
Queste pesanti “impronte umane” potrebbero avere effetti a lunghissimo termine e influenzare il corso delle ere geologiche. Le prospettive dei geologi non sono migliori perche, a quanto pare,
questa nuova era tanto tranquilla non e. Si prevedono ulteriore aumento delle temperature, maggiore concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera, scomparsa dei ghiacciai, rapida erosione,

consumo globale di acqua in aumento, insomma nulla di buono all’orizzonte! Tranne per un aspetto,
la tecnologia, che potrebbe aiutarci a raggiungere nuovi pianeti. di «plasticrust» Panorama
La plastica è talmente diffusa nei mari da essersi incorporata nelle rocce litoranee, traccia
indelebile del devastante passaggio dell’uomo sulla Terra. E quando l’inquinamento plastico
diventa elemento permanente della geologia del Pianeta non è un bene! Il primo a individuare i
nuovi agglomerati di roccia e plastica fu il biologo marino Ignacio Gestoso nel 2016, sull’isola
portoghese di Madeira, ma a quel tempo lo studioso pensò che si trattasse di un materiale ibrido
destinato a sparire presto. Venne chiamato “plasticrust” e un anno dopo, purtroppo, Gestoso lo
ritrovò ancora. È stato quindi pubblicato un nuovo studio su Science of the Total Environment,
dove Gestoso e i colleghi descrissero il plasticrust come un muschio sintetico dai colori brillanti e
totalmente nuovi, che riveste grandi aree della costa rocciosa dell’isola presa in esame.
Dichiararono che era talmente diffuso da generare un nuovo orizzonte antropogenico di plastica
nelle registrazioni sedimentarie terrestri, aprendo le porte a una nuova era. E in effetti, proprio per
la sua onnipresenza, la plastica è divenuta simbolo dell‘Antropocene, era segnata irrevocabilmente
dal passaggio dell’uomo. Oltre a questo materiale, anche acciaio, calcestruzzo, fertilizzanti,
radionuclidi, particolato in sospensione rintracciabile in sedimenti e in ghiacciai, isotopi prodotti
nella detonazione di ordigni nucleari lasceranno traccia di sé, contribuendo a questa nuova epoca
che potrebbe ben presto entrare nei libri di scuola. 
PANORAMA EDIT

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