martedì 4 febbraio 2014

INFLAZIONE AI MINIMI

Inflazione ai minimi storici nel 2013 
2,5 miliardi spesi in meno per il cibo
La raccolta delle olive nella Fattoria Mantellassi
Gli italiani consumano sempre meno e nel 2013 l'inflazione è scesa dell'1,2%. Cambia il modo di fare la spesa: il 65% delle famiglie è più attenta ai prezzi, il 53% punta agli sconti, il 32% sceglie marche sconosciute. Le famiglie comprano meno pesce (-3,4%) e ancor meno carne rossa (-3,9%), così come meno latte (-2,7%) e ortofrutta (-2%)
L’inflazione
è calata bruscamente per effetto del crollo dei consumi delle famiglie nel 2013 con più di due italiani su tre (68%) che hanno ridotto la spesa o rimandato l'acquisto di capi d'abbigliamento e oltre la metà (53%) che ha detto addio a viaggi e vacanze e ai beni tecnologici e molto altro ancora. È quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè in riferimento all’analisi Istat sul calo dell’inflazione che nel 2013 è scesa all’1,2%, ai minimi dal 2009.
Una situazione provocata dalla recessione che ha fatto scendere i consumi in Italia del 9% negli ultimi 5 anni ed hanno toccato nel 2013 il livello più basso dal 1997, con una riduzione del 2,3% rispetto all’anno precedente secondo Prometeia. Ad essere tagliate nel 2013 sono state addirittura le spese per l’alimentazione con una riduzione del 3,9% secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea relativi ai primi nove mesi dell’anno.
La situazione economica generale del Paese si riflette sul potere di acquisto delle famiglie e quindi sull'andamento dei consumi. La crisi infatti ha provocato una profonda spending review dei bilanci familiari che ha colpito tutti le voci di spesa come la frequentazione di bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero, dei quali ha fatto a meno ben il 49%.
Un nuovo modo di fare la spesa
La Cia commenta i dati diffusi dall’Istat e conferma che la frenata dell’inflazione nel 2013, è direttamente collegata al crollo dei consumi delle famiglie. D’altra parte, nell’ultimo anno gli italiani hanno speso in media il 60% del loro reddito mensile soltanto per affrontare le spese obbligate - tra tasse, utenze domestiche e mutuo per la casa - con la conseguenza di dover tagliare su tutto il resto: solo per il cibo c’è stata una riduzione pari a 2,5 miliardi di euro per l’acquisto di alimentari e bevande.
Uno scorcio della cantina dell'azienda Pighin in Friuli
In particolare, le famiglie oggi comprano meno pesce (-3,4%) e ancor meno carne rossa (-3,9%), così come meno latte (-2,7%) e ortofrutta (-2%). Inoltre si rinuncia drasticamente all’uso dell’olio extravergine d’oliva (-8,8%) e inizia a perdere terreno anche la pasta (-1,2%), mentre resiste l’altro alimento “povero” per eccellenza, cioè le uova (+1,8%).
Ma non è solo la quantità ad essere tagliata, con la crisi gli italiani hanno cambiato radicalmente abitudini e modalità di fare la spesa al supermercato. Pur di risparmiare, infatti, il 65% delle famiglie compara i prezzi con molta più attenzione; il 53% gira più negozi alla costante ricerca di sconti, promozioni e offerte speciali; il 42% privilegia i “formati convenienza”; il 32% abbandona i grandi brand per marche sconosciute e prodotti di primo prezzo e il 24% ricomincia a fare cucina di recupero con gli avanzi della cucina.
Il commento di Confesercenti
«Nonostante l’arrivo di ben due aumenti dell’aliquota Iva, il tasso di inflazione nel 2013 è rimasto ai minimi storici. Un dato preoccupante, soprattutto se confrontato con l’andamento della domanda interna, in particolare dei consumi delle famiglie. Un tasso di crescita così basso, infatti, indica una situazione di difficoltà e di mancanza di fiducia nell’arrivo della ripresa, che ha spinto gli italiani a mantenere bassa la spesa». Scrive Confesercenti in una nota.
Vendemmiatori nell'azienda Carpineto
«Le famiglie - continua Confesercenti - sono strette tra l’incudine di un potere d’acquisto che fatica a riprendersi, anche a causa di una disoccupazione a livelli record, ed il martello di un’imposizione fiscale, soprattutto a livello locale, che in particolare tra fine 2013 ed inizio 2014 sta dando “il meglio di sé” con Tares e mini-Imu. La conseguenza è che le famiglie continuano ad essere prudenti, tagliano i consumi e mettono in atto comportamenti che mirano al risparmio. Se può essere allarmistico parlare di deflazione - i cui effetti sull’economia e sul bilancio del Paese sarebbero molto gravi - sicuramente non si può essere molto ottimisti, soprattutto sul versante delle vendite di beni la situazione è ancora molto preoccupante».
«Ormai non è più tempo di rinvii: occorre agire per far ripartire l’occupazione e la domanda interna, tagliano l’enorme spesa improduttiva dello Stato e usando le risorse così liberate per rilanciare gli investimenti delle imprese e i consumi delle famiglie. I piccoli segnali di ripresa colti qua e là non bastano: se davvero vogliamo agganciare la crescita in modo duraturo e non essere il fanalino di coda dell’Europa, Governo e Parlamento non si possono limitare ad “attendere” la fine della crisi, ma devono intervenire con rapidità e decisione per sostenere la ripresa economica».


Nessun commento:

Posta un commento