lunedì 27 novembre 2017

Ai Lessini il tempo non è mancato

Ai Lessini 

il tempo 

non è mancato

Celebrare e promuovere il verbo della denominazione dei Monti Lessini: missione 2017 compiuta...o quasi

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Si è concluso con un giro di tavolo di impressioni, alla twitter e con un massimo di 280 caratteri per riflessione, il press-tour organizzato dal Consorzio di Tutela Vini Lessini Durello in occasione della tre giorni finale del “Durello&Friends” 2017. Un fine settimana, dal 17 al 20 novembre, che ha chiuso la lunga maratona di eventi iniziata già da ottobre, con “aspettando Durello&Friends “. Altra iniziativa, più che il solito evento a corollario, che ha coinvolto la provincia scaligera e la stessa città del Cangrande, per celebrare e promuovere il verbo della denominazione dei Monti Lessini.

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Una DOC che con il trascorrere del tempo sembra sempre più “ bella, affascinante e complicata, fra i trenta e quaranta”, come recitava una vecchia copertina di un noto settimanale e questo perché, per la Durella, l'uva autoctona del Lessini Durello, comincia proprio quest'anno il trentesimo anno di età. E guardate voi il destino, con una trentina di produttori associati, dai poco meno dei cinque con i quali era partita. Insomma tre giorni di press-tour, trenta produttori , tre giorni di festeggiamenti finali e trenta compleanni di DOC, farebbero pensare, e non solo a me, vecchio merlo canuto che sa bene con che gamba andiate zoppi voi umani, che la perfezione fra il profano e il divino del numero tre, abbia preso sotto la sua ala protettiva questa straordinaria espressione enologica. Figlia di una terra che può dirsi finalmente riconciliata con sé stessa e i suoi umani abitanti, dopo i terribili sconquassi in remote ere geologiche che tuttavia l'hanno preparata ad essere il ricettacolo ideale per una vitis vinifera dalle doti uniche.

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Malcompresa, ha avanzato dire qualcuno dei giornalisti tweeteristi sentiti nella sala da pranzo del ristorante “La Marescialla “sul colle di Selva di Montebello, luogo dei Lessini scelto per un pre-commiato a quegli opinionisti del vino che non sarebbero potuti rimanere fino a tarda sera e fino all'apoteosi della festa finale. Ancora tutta da definire, come metodologia, è stato detto sempre su questa DOC; meno in bilico fra Martinotti e Classico, hanno suggerito più di uno alle due graziose fanciulle del Consorzio che accompagnavano la brigata in veste di addette stampa, guide e finanche scout di un territorio ancora carico di fascinoso mistero anche agli stessi loro occhi. La Lessinia infatti è così, come la sua Durella e come il vino che gli umani sanno trarne. Quando credi di averla compresa, non è così. Ed è allora che devi ricominciare tutto di nuovo, ma senza buttare il vecchio che si è imparato, suggeriscono proprio gli stessi produttori che di lezioni non finiscono mai di imparane.

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Colpa o merito anche della terra che affiora da un fondo sassoso e nero, fatto di basalti pietrificati al punto da far spaccare le braccia a chi tenta di frantumarli, e ridurli a più miti consigli per il bene del lavoro in vigna e fra le vigne che s'inerpicano su per le colline. Che ai loro piedi tuttavia, come sul limitare della Val del Chiampo che con la Val d'Alpone sono le formazioni protagoniste di questa Doc fra monti e colline, a cavallo fra le provincie di Verona e Vicenza, offrono talora come giaciglio substrati non calcarei, con tessitura da franco argillosa ad argillosa e prodotti vulcanici terziari con tessiture medie in superficie e più fini in profondità, non calcarei e dunque ancora ottimi per la Durella e le sue bollicine. Ecco dunque farsi avanti il vero tema per il quale i wine-opinionisti o influencers umani erano stati convocati : una Doc a bollicine classiche o martinottiane ? E della Durella ferma o frizzate di suo ?

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No, di quest'ultimo aspetto sembra che tutti, anche gli stessi produttori, siano già appagati dai Soave, Lugana, Custoza, Gambellara e altri ancora che tutt'intorno ai Lessini la fanno da padrone e dunque : concentrazione massima sulle bollicine.
Differenti per natura, come recita un visual del Consorzio e come  farei io, canuto merlo pur se tendente al rosso merlot da cui discendo, o meglio ancora al pinot nero in rosso vinificato, con cui mi sono evoluto. Perchè se la devo dire, io ho apprezzato e gradirei continuare ad apprezzare queste vulcaniche bollicine dopo che la Durella è stata lasciata sui pupitres. Parere personale ben s'intende, al pari di quello dell'umano redattore che solitamente accompagno zampettando sotto i tavoli e in giro per cantine. Cogliendo quel che gli umani spesso non amano dire o sentirsi dire. Soprattutto sullo charmat di cui è pieno il mondo e che voglia o non voglia, sono quelle, le bollicine di quella fatta, che riempiono le borse con minor fatica. Per la qualità, magari è ben meno strutturata, pazienza. Del resto, una volta fatti i soldi c'è sempre la possibilità di far ricorso ad un metodo classico, magari francese oppure, a quel Lessini Durello di avveduti vignaioli che hanno capito che non è il tempo che è mancato ai Lessini per diventare terra da vino, dopo essere stati vulcani.

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